La parabola della Viola Reggio Calabria: da Ginobili alla (tripla) C

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“Il basket italiano è in salute”

Una frase che abbiamo sentito fin troppe volte negli ultimi tempi, una frase che ha bisogno di un’interpretazione. Sergio Rodríguez sbarca a Milano, Teodosic a Bologna, potremmo avere due società italiane nell’elite d’Europa, vedendola così la proposizione sopra sembra corrispondere alla realtà. Giocheremo un campionato a 17 squadre (unico numero dispari tra i campionati maggiori del continente), per via dell’autoretrocessione (ancora incerta) della Scandone Avellino in serie B, una situazione già vista in passato. No, il basket italiano non è in salute, non lo è perché, altrimenti, non avremmo una squadra che riposa ogni turno di campionato, non avremmo un “caso Roma” e dopo un “caso Siena” e non avremmo “casi”. Se il basket italiano fosse in salute, non saremmo nemmeno qui a parlare di quanto successo alla Viola Reggio Calabria, sì, anche questo è un “caso”.

LA STORIA

Ebbene sì, quel ragazzotto che vedete nella foto in alto è proprio Emanuel Ginobili, e la t-shirt che indossa è proprio quella della Nuova Viola Reggio Calabria. Una pescata, alquanto fortunata, della dirigenza calabrese, che rilevò la futura stella NBA nel 1998 direttamente da Bahia Blanca. Partì come un talento abbastanza anonimo (passò, addirittura, un capodanno con mia madre, ndr) e dopo il primo anno, in cui centrò la promozione in A1 con la Viola, venne scelto alla cinquantasettesima al draft dagli Spurs, ma scelse di restare un’altra stagione a Reggio Calabria. Il risultato fu una semifinale playoff sfiorata e due stagioni strepitose a 17 di media, un nome che aumenta il prestigio di una società solo con il suo “passaggio”. Se ci mettiamo, inoltre, che per la stessa società è passata gente come Joe Bryant, Hugo Sconochini, Sasha Volkov e Carlos Delfino,  sono certo che anche voi concorderete con me nel pensare che una squadra con questa storia non merita la fine di cui stiamo per parlare.

IL PRIMO ATTO

L’inizio della fine è da datare alla stagione 2017/18. Quell’anno la Viola è autrice di un campionato sorprendente e, con una squadra costruita per salvarsi, si trova in piena zona playoff, a lottare per il fattore campo. La squadra era guidata sul campo da Chris Roberts e AJ Pacher, che quest’anno offriranno le loro prestazione rispettivamente a Casale Monferrato e Treviglio. A proposito di quest’ultima, il “co-padre” del primo fallimento della società, Raffaele Monastero, si è accasato lì. Ecco il sistema scandaloso della pallacanestro italiana, un dirigente (Monastero era presidente l’anno dell’accaduto) che porta una società al fallimento, viene riaccolto a braccia aperte da un’altra società. Già, perché la Viola a campionato in corso (molto inoltrato, a dirla tutta) viene penalizzata di 34 punti, venendo condannata alla retrocessione, per un’irregolarità (e qui viene il bello) della fideiussione presentata al momento dell’iscrizione al campionato. Sembra quasi un racconto comico, mi chiedo semplicemente come nella nostra burocrazia ci si possa accorgere che una squadra sia irregolare solo alla fine del campionato. Ci sarebbero miliardi di discorsi da fare a riguardo, evitiamo. Mi limito a esprimere il mio dispiacere per la città e i tifosi, e siamo solo al primo atto…

IL SECONDO ATTO

Leggendo il paragrafo precedente, molti di voi avranno etichettato la situazione come ridicola. Bene, a quanti di voi lo hanno pensato, comunico che c’è il bis. C’è una seconda parte perché la Viola non è  fallita, è stata soltanto retrocessa. Scontato dire che i presupposti per ricostruire dalla serie B erano inesistenti. Difatti, la stagione 2018/19 fin da subito si prospetta disastrosa. Quello che è rimasto della dirigenza (o meglio quelli che non sono stati inibiti), avvia le pratiche per la cessione del titolo sportivo della terza serie a Barcellona Pozzo di Gotto. Ma qui un’altra barzelletta. La transazione non si conclude, poiché la FIP blocca tutto, a causa di una morosità di (no, non è un errore di battitura) 780 euro ai danni della società messinese. Dunque, Aurelio Coppolino, presidente di Barcellona, decide di mantenere il titolo a Reggio e di iniziare il campionato di serie B al PalaCalafiore. Si comincia con una squadra costruita alla meno peggio, senza troppe ambizioni, ma il roster gira e sotto la guida di coach Mecacci si ottengono discreti risultati. Arrivano le difficoltà economiche, e arriva la vendita del 100% delle quote societarie da parte di Coppolino a favore del dott. Alessandro Menniti. Sembra la svolta, la rinascita e, invece, arrivano altri problemi. È qui che subentra il Supporters Trust Viola, il segno della presenza forte del tifo neroarancio, un fondo composto da un centinaio di sostenitori, che hanno contribuito al proseguimento della stagione. Molteplici i gesti importanti compiuti dal Trust, pagato anche un mensile di stipendio a staff e giocatori, ma tutti gli aiuti sono arrivati “alla cieca”, ovvero non sapendo la reale situazione all’interno della società, perché i Supporters non hanno mai avuto un ruolo societario. Infatti, quando tutto sembrava andare per il verso giusto, con la Mood Project (nuovo sponsor) che aveva appena passato il primo turno di playoff, superando agilmente Pescara (parte che aumenta il rimpianto, visto che l’Amatori centrerà la promozione), si cade di nuovo nel burrone. Mancato pagamento della sesta rata nazionale e esclusione immediata dalla fase finale, con successiva radiazione della squadra dall’albo. Il dott. Menniti ha accusato il precedente proprietario, Coppolino, di aver mentito sulla reale situazione di bilancio, quest’ultimo ha subito smentito, chi abbia ragione non si sa, sicuramente a perdere sono stati tifosi.

LA SITUAZIONE OGGI

Buio.

Incertezza, è quello che resta dopo due anni di fallimenti. Si è provato a ripartire dalla B, ma i precedenti hanno scoraggiato qualsiasi tipo di investitore. Persino Luca Gallo, il super patron della Reggina Calcio, ha rinunciato all’idea di creare una polisportiva, scoraggiato dal pessimismo dell’ambiente. E allora è inevitabile la ripartenza dalla serie C calabrese, anche questa parte della storia ha una sfumatura esilarante. Dal primo campionato regionale non ripartirà una sola Viola, ma ben 3. Come, vi chiederete voi? Tre formazioni diverse aventi la denominazione “Viola”, le squadre in questione sono: la Scuola Basket Viola, la Cestistica Piero Viola e la Pallacanestro Viola. La SBV era già presente lo scorso anno nella categoria, come giovanile della defunta Bermè di serie A2. Le altre due organizzazioni sono frutto del disaccordo tra Trust (che ha creato una squadra propria) e imprenditori locali. Viola contro Viola contro Viola, probabilmente il riassunto perfetto della storia.