NBA, Pat Connaughton: una storia singolare

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Pat Connaughton

Pat Ci si ritrova a far parte del roster che è – sicuramente per ciò che riguarda l’Est – il principale candidato per le Finals, quasi a testimonianza che il sacrificio e la dedizione possono tutto. Eppure, la storia di Pat Connaughton, non era nè può dirsi una di quelle già scritte, perchè le mani del ragazzo uscito da Notre Dame sono il passaporto verso orizzonti sconfinati. Sapete quel discorso che in “Moneyball” viene fatto sulla carriera “sprecata” di Billie Bean? Ecco, lui è l’ennesima testimonianza che gli scout non sono fondamentali nello sport, perchè un ragazzo che avrebbe potuto essere al top nel baseball professionistico, che ha marcito per un bel po’ di tempo in panchina sbucciandosi le ginocchia e migliorandosi sempre nello sport che ama, la pallacanestro, adesso è appieno inserito nei Milwaukee Bucks, e la sua storia merita decisamente una menzione.

DOUBLE-SPORT…

A Portland Pat Connaughton ha sofferto e non poco, tra panchina, delusione e troppo tempo per riflettere. Sebbene chi lo conosce sa che il dubbio non si sia neanche insinuato nella sua vita, pensare che a Baltimora si siano chiesti a lungo perché sprecasse tempo prezioso aspettando una chiamata in un mondo che sembrava averlo respinto. Quando anche la Nba si è accorta che invece le sue mani potevano essere più pregiate di quelle di un semplice lanciatore, allora si è avuta la dimostrazione che lo sforzo non è stata vana. Pat è un double sport, triple se ci fermassimo ai tempi del liceo. Lanciava con leggiadria il pallone da football da dietro la linea dello scrimmage, si divertiva nei playground con la palla da basket ed aveva una fastball come lanciatore per il baseball, dove poteva anche riciclarsi sulle basi. Che lo sport di Babe Ruth fosse quello in cui eccelleva si capisce dal fatto che i San Diego Padres provino a “scipparlo” alla concorrenza al draft dei dilettanti, ma un trentottesimo giro invita Pat Connaughton ad andare all’università, dove però ha poche offerte.

Giocando però una settimana particolare in un torneo in Florida, l’Amateur Atlantic Union di Orlando, viene notato da giornalisti di Espn che capito il soggetto fanno girare il nome, le borse di studio che prima erano solo per la palla con le cicatrici iniziano ad arrivare anche per la palla a spicchi. Non si sceglie North Carolina ma Notre Dame non è una scelta così cattiva, dove può continuare a praticare i suoi due sport preferiti, e dove riuscirà a laurearsi, che è anche uno dei motivi per cui lui sceglierà la NBA alla MLB. Infatti, se è un late draft per la Nba, un anno prima della laurea era stato già un discreto high drafted per i Baltimore Orioles, che gli hanno già pagato un buyout alla firma di 428.000 $. La sua scelta di tornare all’università aveva colpito la dirigenza della squadra, che però non ha fatto avere nessuna pretesa su quel mezzo milione versato, neanche dopo la scelta della NBA. E dire che con una delle affiliate degli Orioles, ossia Aberdeen, Connaughton ha giocato solo 24 inning.

DIVENTARE UNO SPECIALISTA

Nel baseball ci sono i “mancini contro destri da nono inning”, un ruolo che probabilmente il buon Pat potrebbe anche ricoprire, ma specializzarsi anche nel basket dopo tante porte chiuse in faccia è plausibile. Quello che però neanche Portland è riuscito a spezzare è la tempra di un ragazzo d’altri tempi che, con tutti i problemi del caso è riuscito a crescere giorno dopo giorno, facendo sacrifici per migliorarsi quando avrebbe tranquillamente potuto accettare una strada più facile. Ecco perchè si raggiungono determinati risultati. Questa storia appare difficile da credere, ma se si pensa che l’unico lusso che ha voluto concedersi con i soldi dalla sua attività, è stata quella di comprare una macchina nuova, una Jeep Wrangler per la precisione, si può capire la sua personalità e perchè, una volta dimostrato il suo talento, è finito subito in una squadra importante.

Gli Orioles avranno la possibilità e la priorità di tenerlo a roster, nel caso scegliesse il baseball, fino a quest’anno,  ma Coronavirus a parte sarà difficile che siano davvero accontentati. I Bucks di oggi sono invece la realtà di un ragazzo che tira da tre in maniera impeccabile e che si può muovere sia da guardia che da play, contando su una sensibilità nel trattamento di palla che è da pochi. Forse non sarà un all star, anche se quest’anno ha partecipato allo Slam Dunk Contest piazzandosi terzo e guardacaso volando su un giocatore dei Brewers (la franchigia del baseball di Milwaukee) e ha mostrato, ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che ce l’aveva fatta. Con umiltà e dedizione, come un serio appassionato che, colpito da una giocata, prova a ripeterla nella sua stanza.