Fiba Europe Cup: perchè i lupi non vanno in gondola…

La boxe è lo sport più cinematografico. Lo scambio repentino di più colpi in uno spazio ravvicinato è l’epica di quel sangue che ribolle dai tempi di Achille ed Ettore e continua sempre ad avere fascino. Il duello, ancor più che la battaglia, la vittoria e la sconfitta, non ci dice esattamente come andrà a finire la guerra, ma ci fa sentire vivi, disposti a mettere in ballo la nostra vita contro quella di qualcuno che fa altrettanto: c’è della nobiltà, eppure qui a ben guardare la profondità del palmares, di nobile c’è solo la storia, perchè di tanto lavoro operaio si è sempre parlato, in laguna tra i canali ed i marmi, nonchè in irpinia, terra di lupi e istinto.
Eppure Scandone e Reyer non riescono a starsi lontane, neanche a volerlo, sempre a battagliare sull’ultimo pallone dell’ultima azione, in quella che, ogni volta, pensiamo sarà la resa dei conti. Eppure un nuovo capitolo, una nuova storia da raccontare, arriva puntuale e stavolta la coppa è in palio, chi vince la porta a casa, definitivamente, e non sarà una serie lunga.

Playoff di Serie A, poi balletto in più salse in Champions, altra semifinale playoff in campionato e ora di fronte per l’atto finale della Fiba Europe Cup. Avellino e Venezia si conoscono fin troppo bene, fanno lo stesso gioco e usano gran parte degli stessi giocatori da anni, hanno un sistema collaudato e, cosa ben migliore, sanno come annullarsi reciprocamente. I precedenti han sempre arriso agli orogranata di coach De Raffaele, che sembrano avere sempre quella cattiveria in più quando il gioco va spezzato, eppure mai sottovalutare i biancoverdi, che dalle sconfitte passate hanno capito che non deve fare nulla di trascendentale, ma limare qualche dettaglio.

Sul campo e sul tabellone vedremo le squadre, eppure qui il duello è degno da cavalleria rusticana, perchè quando si parla di finale si sa che a contare sono gli uomini e non solo i collettivi. E allora il discorso s’infittisce, non vale nemmeno la pena sottolineare che Avellino a questa finale con più pareggi nello schedule di alcune squadre di calcio in serie A, mentre Venezia ha sempre saputo dosare il doppio confronto difendendo larghi vantaggi con sconfitte in misura ridotta. Non è proprio la finale che dimostra chi sono le più forti del lotto – anche se una sfida tra i danesi del Bakken e gli olandesi del Groningen non è che avesse grandissime prospettive – ma è forse quella che può regalare emozioni, perchè entrambe hanno le proprie chances e perchè sul campo l’atmosfera elettrica sarà dettata da piccoli e grandi personaggi.

Casa Sidigas

Se in tutta la storia ti sei ritrovato poche volte a giocare una finale, ma quando era la coppa Italia, sei riuscito a portarla a casa, evidentemente hai qualcosa di speciale. Avellino ha un gioco a cui in molti aspirano, con mani veloci ovunque e tanti slasher capaci di giocare e cambiare sui blocchi. È la creatura di Pino Sacripanti, che magari non ha ancora alzato un trofeo con squadre di club – fatta eccezione per la supercoppa contro Treviso – ma ovunque è andato ha predicato pallacanestro e ha fatto fare il salto di qualità alle proprie squadre. Un upgrade a cui però manca quell’acuto contro Venezia che, nelle ultime due stagioni, avrebbe significato finale scudetto o final four di Champions League. Dunque un dente avvelenato è del tutto lecito.

Attenti al sangue argentino in cabina di regia, perchè Fitipaldo è uno che tende ad esaltarsi quando i decibel del palazzo sono altissimi e si ha l’acqua alla gola, mentre Ariel Filloy l’anno passato è stato quello che, con l’altra maglia ovviamente, ha spezzato in due le gare anche quando sembrava essere lontano dalla partita. Se poi i lupi hanno una certezza si chiama Jason Rich, che ha talento, carisma e sangue freddo, sa come giocare col suo corpo e come punire raddoppi e cambi. Dovrà sacrificarsi in difesa, specie se dalle sue parti gravitasse Daye, ma se Leunen e Fesenko, con Lawal dalla panchina, sapranno fare il loro, allora potrebbe essere Venezia a dover fare adattamenti.

Casa Reyer

Hanno vinto lo scudetto la passata stagione, si sono rinforzati con Daye, Jenkins e Sosa, ma perdere Orelik così a metà campionato non può che aver tolto qualcosa. De Raffaele continua a predicare la calma che gli si è sempre letta dietro gli occhiali scuri e quest’anno ha un centro da opporre a Fesenko come Mitchell Watt, che in area non sfigura e con un Daye un fromboliere capace anche di sgravare Peric da compiti difensivi che l’anno passato fecero la differenza. Occhio alla batteria di piccoli, con Tonut che in coppa sembra essere parecchio ispirato, Haynes che contro gli irpini tende ad aumentare la mole dei suoi attributi e Bramos, che c’è anche se non si vede.

De Raffaele avrà anche due specialisti, di quelli che in queste partite vorresti sempre dalla tua e mai contro, ossia un Cerella da incollare sulle piste di Rich per togliergli ritmo e un Paul Biligha che ha fatto miglioramenti da gigante. Il suo ruolo, in scampoli della gara, potrebbe anche essere portato in posizione di numero quattro a saggiare i piedi veloci di Leunen. Sarà una gara di equilibrio, la Reyer sa che Avellino darà tutto al PalaDelMauro, ma che se vorrà alzare la coppa dovrà comunque salire al Taliercio non solo col vantaggio, ma anche con le barricate per difenderlo.

Precedenti

Pare strano, Avellino ha perso tutte le gare che contavano, lottando sempre fino alla fine e certe volte, come nella scorsa semifinale scudetto, prendendosi anche il vantaggio del fattore campo e non sfruttandolo. Sarà una sfida in cui il controllo del ritmo sarà fondamentale. Indimenticabile lo scontro dell’ andata dello scorso anno quando le squadre si annullarono a tal punto che al solo al 30′ avevano superato i 30 punti a testa. La Sidigas ha qualcosa da farsi perdonare e potrà contare sulla spinta di una città calda e che avrà il giorno feriale del 25 aprile per far acquisire ai suoi un vantaggio per il ritorno. Dopo tante volte in cui, in qualche modo, la Reyer l’ha portata a casa, fosse una serie o un doppio confronto, la Scandone vuole invertire il trend, ma se questa Europe Cup ci ha insegnato qualcosa, è che i lupi giocano meglio nei ritorni in trasferta, giacchè in casa sono reduci da… due pareggi consecutivi. Venezia dovrà cercare di sfruttare le sue occasioni, limitare i danni se necessario. Finora anche in campionato c’è parità, 1-1 e doppio confronto che avrebbe arriso agli irpini di 1 sola lunghezza, con il fattore campo rispettato. Sarà vera gloria?