Petrucci: “Banchero italiano a tutti gli effetti, si lavora per DiVincenzo”

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Petrucci

In questi giorni di fermento, causato dalla palpabile decisione di annullare i campionato, Gianni Petrucci, presidente della Federbasket, ha avuto modo di rilasciare le proprie dichiarazioni ai microfoni di Tuttosport. I temi trattati sono stati diversi, tuttavia, nonostante gli svariati temi caldi, Petrucci ha avuto modo di aprire il capitolo italianizzazione, sempre piuttosto di attualità. In particolare, il numero uno della FIP, ha dato delucidazioni sulle situazioni di Paolo Banchero e Donte DiVincenzo, i due papabili azzurri venturi.

Le parole di Petrucci

Con DiVincenzo siamo un po’indietro ma grazie al grande lavoro di Salvatore Trainotti ce la faremo. E stiamo premendo con FIBA perché Banchero sia italiano a tutti gli effetti, anche se siamo stati sfortunati visto che avevamo appuntamento in consolato. In fondo lo diventa, dunque lo è dalla nascita, non conta che noi lo si chieda solo dopo i suoi 17 anni.

Così Petrucci ha delineato il quadro dei movimenti in chiave naturalizzazione di due talenti che potrebbero dare una gran mano al roster della nostra nazionale. Specialmente Banchero, che se, come la federazione si augura, diventasse italiano al 100%, sarebbe un innesto di primissimo livello, dai margini di crescita inesplorati. L’importanza di far diventare il baby-fenomeno dell’High School azzurro a tutti gli effetti, sta nel fatto che, in tal caso, il ragazzo non andrebbe ad occupare l’unico spot di naturalizzato disponibile nell’Italbasket, già ricco di candidature. Una di queste potrebbe essere proprio DiVincenzo, il quale processo di italianizzazione sembrerebbe un pò più lungo. Difatti, a differenza di Banchero, che ha padre italiano (Mario), i genitori della guardia dei Bucks non hanno la cittadinanza italiana, il legame di Donte con il belpaese risale al nonno siciliano, il che lo rende convocabile solo da passaportato. Ciò tendenzialmente tende a chiudere le porte della nazionale a Burns e, soprattutto, a Jeff Brooks, anche se non è da escludere che Meo scelga di portare con sè il lungo milanese, in qualche occasione. Ad ogni modo, come si evince dall’intervista, l’iter burocratico che avvicina The Big Ragù all’Italia è ancora abbastanza macchinoso, sebbene il lavoro di Salvatore Trainotti, evidenziato pure da Petrucci, sia continuo e instancabile.

Il lavoro di Trainotti

Proprio i risultati di quest’ultimo sarebbero a mio parere, da elogiare, in quanto sta svolgendo una mansione di raccordo da responsabile di sviluppo, da non sottovalutare. Il GM di Trento è una delle poche figure da promuovere ed apprezzare nella grande macchina-pallacanestro del nostro paese. Storicamente come nazionale abbiamo avuto molteplici opportunità di portare giocatori con origini italiche a vestire la nostra maglia, tuttavia non sempre siamo stati abili a fare un buon lavoro di reclutamento. Trainotti, invece, in un breve lasso di tempo, ha “scovato” il jolly Brooks, ha convinto Mannion e ha fatto lo stesso con Banchero, mentre non è lontano dal replicare con DiVincenzo, il tutto mantenendo un ottimo rapporto con i nostri connazionali in NCAA (ad eccezione di uno screzio con Moretti, in seguito alla mancata convocazione al Mondiale). Dunque, è chiaro che gli ultimi due “colpi” sarebbero il coronamento di un processo a lungo termine per sopperire ad alcune che ci portiamo dietro da qualche tempo. In primo luogo, Banchero, che è un prospetto a 5 stelle, quindi di per sé fa comunque comodo, con il suo atletismo e la sua fisicità ci darebbe una grossa mano in termini di presenza vicino al ferro, che un po’ ci è mancata. Inoltre, DiVincenzo diventerebbe un elemento di completamento di lusso, considerando i compiti che svolge efficacemente nel sistema Milwaukee di Giannis, che lo hanno trasformato in un giocatore assolutamente duttile ed eclettico.