Post Italia-Croazia: il cuore Azzurro stende Bogdanovic

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L’Italia, dopo la cocente sconfitta contro l’Ucraina, ha risposto presente contro la Croazia. Una vittoria fondamentale per gli Azzurri, che così si guadagnano il passaggio a Berlino e mantengono vive le speranze per il terzo posto. Dopo un ottimo inizio, gli uomini di Pozzecco si devono quasi arrendere al clinic di Bojan Bogdanovic per poi rispondere nel migliore dei modi nell’ultimo quarto. Analizziamo insieme una partita dai mille volti con i nostri consueti spunti di riflessione.

Palle perse e ritmo alto

Per larghi tratti nel corso della gara, si è vista una Croazia molto pigra e disattenta. Questo ha portato a tante palle perse (18 alla fine) e alla possibilità per l’Italia di ripartire velocemente in contropiede. In queste situazioni sappiamo bene che gli uomini di Pozzecco si infiammano, e infatti gli Azzurri hanno sfruttato bene tutte queste occasioni. I punti da palle perse recitano 18-8 al termine della gara e la Croazia avrà tanto da recriminare a se stessa per questo. Passaggi di una sufficienza raramente vista, disattenzioni, pigrizia: Mulaomerovic non ne sarà contento.

Il clinic di Bogdanovic

Nonostante gli errori grossolani di cui abbiamo appena parlato, la Croazia è riuscita a rimanere attaccata al match e anzi a trovarsi in vantaggio anche di 6 punti. Gran parte del merito va dato al professor Bojan Bogdanovic. L’esterno di Utah ha mostrato un arsenale offensivo infinito, che ha messo in seria difficoltà l’Italia. Il tabellino finale riporta 27 punti con 8/17 dal campo, ma i numeri non bastano a spiegare l’efficacia del numero 44. Nell’ultimo quarto, l’Italia ha infatti deciso di togliergli la palla dalle mani con dei blitz e venendo premiati da questa scelta. Oltre a questo, altra nota positiva per i nostri avversari sono stati i giochi a due tra Saric e Zubac, con quest’ultimo che ha sfruttato sapientemente tutti gli assist che gli venivano forniti.

 

Un Pajola decisivo

Come abbiamo criticato le scelte di Pozzecco contro l’Ucraina, è giusto oggi sottolineare invece quelle giuste. L’ex allenatore di Sassari si è evidentemente reso conto di dover provare ad allungare le rotazioni giocandosi le proprie carte, e mai scelta si è rivelata più azzeccata. Merito di un Alessandro Pajola da MVP, nettamente il miglior playmaker a disposizione degli Azzurri ieri sera. Entrato senza paura alcuna, subito il giocatore della Virtus si è fatto sentire con una rubata e una tripla e ha poi proseguito mantenendo un livello molto alto di rendimento. Nel finale è stato lui a giocarsi i palloni più pesanti, con una tripla fondamentale negli ultimi minuti. Pozzecco si sarà mangiato le mani per non averlo provato prima? Forse, ma l’importante è aver riacquisito le prestazioni di un giocatore che potrebbe essere molto importante viste le difficoltà di Mannion e Spissu.

 

Errori grossolani croati e cuore Azzurro

La partita si è decisa, dopo tre quarti turbolenti, soltanto nell’ultima frazione di gioco. La Croazia ha toccato anche il +6, ma immediatamente dopo ha commesso due errori pesantissimi: l’antisportivo di Zubac e il fallo di Bogdanovic sulla tripla di Fontecchio hanno infatti cambiato completamente il corso della gara. Il vento è girato in favore dell’Italia, che spinta da un Forum molto caldo è poi riuscita a chiuderla grazie alle giocate di grinta targate Datome e Melli a rimbalzo offensivo. Senza nominare un Simone Fontecchio, per l’ennesima volta, sontuoso. Se l’Italia ha dimostrato di non mancare in qualcosa, questo è il cuore. Non sempre bella da vedere, non sempre ordinata: ma la determinazione degli Azzurri è lì da vedere. A Berlino sarà un’arma fondamentale.