Post Italia-Francia: segnali positivi per la nostra nazionale

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Buona la prima uscita per gli azzurri in preparazione ad Eurobasket 2022. Non molto in termini di risultato, ma di certo in termini di prestazione e voglia di portare a casa il risultato. Inutile nascondersi: il talento della Francia è maggiore, ma l’Italia ha dimostrato di potersi giocare le proprie carte. Certo è ancora troppo presto per giudicare la nazionale di Gianmarco Pozzecco, in un senso o nell’altro. Rimane, questa, pur sempre un’amichevole. Ma alcuni segnali incoraggianti si sono visti e fanno ben sperare per la competizione continentale. Ora il prossimo appuntamento sarà mercoledì con la rivincita tra le due nazionali, questa volta a Montpellier. Ecco di seguito i nostri punti chiave del match svoltosi ieri sera.

La difesa del pitturato

Il grande punto interrogativo della sfida era la differenza di chili e centimetri tra le due formazioni. Una questione fondamentale per l’Italia, che nella competizione europea molto spesso potrebbe trovarsi in difetto da questo punto di vista. Gli uomini di Gianmarco Pozzecco hanno tuttavia dimostrato di poter sopperire a questa mancanza, anche se fino ad un certo punto. Molto bravo è stato l’ex coach della Dinamo nella preparazione della partita, concentrandosi su un obiettivo: non far prendere fiducia a Rudy Gobert e Vincent Poirier. La difesa dell’Italia ci è riuscita in maniera ottima nel primo tempo, salvo poi dover cedere all’inevitabile prominenza fisica degli avversari. In particolare, sempre molto efficaci sono stati gli aiuti dal lato debole sul pick n’ roll centrale dei francesi. Ogni volta che Gobert si trovava in situazione di roll, un aiuto arrivava in rotazione per mettersi sulla sua strada. Brava la difesa azzurra a riempire bene l’area e farsi trovare preparata in diverse occasioni. Nella seconda metà di gara, causa anche la stanchezza fisica dei nostri, questa componente è venuta un po’ a mancare.

I rimbalzi e le percentuali

Si potrebbe effettuare lo stesso discorso fatto sopra per quanto riguarda i rimbalzi. Gli Azzurri hanno svolto un grande lavoro a rimbalzo offensivo e anche difensivo per gran parte della gara, ma negli ultimi 20 minuti la strapotenza di Poirier e Gobert si è fatta sentire. Da qui il dato sbilanciato a favore della Francia a rimbalzo (38-49), mentre a rimbalzo offensivo è l’Italia a spuntarla dimostrando ottimi tempi di reazione e caparbietà (13). Discorso a parte va fatto per le percentuali, che non hanno assolutamente giovato in favore della nostra nazionale. Il conteggio finale recita 26/56 dal campo per la Francia, addirittura 26/80 per l’Italia. Una differenza netta e che risulta decisiva. Spesso gli uomini di Pozzecco sono riusciti a creare buoni tiri senza però convertirli. Assolutamente da migliorare il 66% azzurro ai liberi, a cui i francesi rispondo con un 62% inflazionato da un noto pessimo tiratore come Rudy Gobert. Fondamentale per la nostra nazionale sono inoltre le percentuali da dietro l’arco, che ieri sera hanno recitato 31%. In serate come questa, in cui l’area è inaccessibile, l’unica arma a disposizione dei nostri è infatti il tiro da tre. E agli Europei una situazione del genere potrebbe verificarsi molto spesso. Migliorare questi numeri deve essere un obbligo, anche se sicuramente progressi si vedranno mano a mano che i giocatori ritroveranno confidenza col parquet.

Transizione e superficialità

L’Italia ha confermato in questa amichevole di avere tutte le intenzioni di correre il più possibile. Appena una palla veniva recuperata, si cercava subito di aprire in direzione dell’uomo più libero per mandarlo dritto a canestro in pochi secondi. Gli azzurri hanno dimostrato di poterlo fare e anche molto bene, aprendosi però a qualche rischio di troppo. In certi casi, velocizzare il gioco non è per forza un bene e infatti la Francia ha più volte risposto all’Italia con la stessa arma. Di contro, il rientro difensivo dei ragazzi di Pozzecco in transizione è stato molto spesso peggiore di quello dei francesi esponendosi a canestri facili. Da non sottovalutare quindi il tema delle palle perse, che in queste occasioni possono essere fatali. Meglio in questo senso i nostri rispetto agli uomini di Collet, arrivati addirittura a 22 palloni persi.

Esterni in rodaggio

Prova con luci ed ombre per il nostro backcourt. Il segnale più positivo arriva senza dubbio da Nico Mannion. L’ex Warriors è sembrato a sprazzi il giocatore ammirato al Preolimpico l’anno scorso, pur soffrendo un po’ nell’ultima parte di gara. Le sue accelerazioni e il suo primo passo sono tornati, così come il suo coraggio. Tanto dice l’ultimo tiro preso proprio da Mannion, magari non la scelta migliore ma una chiara dichiarazione della sua importanza all’interno delle rotazioni. La sua abilità nell’uno contro uno è oro colato per la nostra nazionale. Prestazione in chiaroscuro invece per Marco Spissu, giustificata anche dai suoi mesi di inattività, mentre Pajola e Tonut vengono rimandati. Il primo viene assegnato come specialista difensivo specialmente su Okobo, innervosendosi però un po’ troppo e risultando assente in attacco. Troppo confusionario invece il secondo, apparso molto più timido rispetto al recente passato. Si è visto un Tonut molto indeciso con la palla in mano e non in grado di trovare soluzioni alternative davanti ad un’area intasata come quella francese. Il tempo per lavorare su quest’aspetto c’è e l’occasione giusta potrebbe essere proprio martedì prossimo.

Le punte di diamante

Dopo questa amichevole è ancora più chiaro: molto del destino della nostra nazionale passerà dalle mani di Simone Fontecchio e Danilo Gallinari. I due sono sicuramente gli azzurri con più punti nelle mani, in grado di cavare un ragno dal buco in diverse situazioni. Mentre il nuovo membro degli Utah Jazz è stato una costante della gara (24 punti con 9/18 al tiro), Danilo si è scaldato a partire dall’ultimo quarto e ha trascinato una stanca Italia al supplementare. Dall’altro lato, la differenza l’hanno fatta Poirier e Gobert. In realtà soprattutto il centro del Real Madrid è stato la chiave di volta della partita, a cavallo tra terzo e quarto quarto. Poirier ha infatti ripreso da dove aveva terminato la stagione con i blancos, attraverso una prestazione a tratti onnipotente. Movimenti in post, blocchi centrali e laterali, tagli, finte, playmaking e difesa del pitturato: in alcuni momenti è sembrato moltiplicarsi in campo.