Post Olimpia Milano-Virtus Bologna: la serie

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Olimpia Milano

L’Olimpia Milano si aggiudica lo scudetto 2021/2022 al termine di una gara 6 che ha avuto un solo padrone. La Virtus al Forum non ha mai avuto la forza di reggere le due grandi spallate che la squadra di Messina ha dato nel primo e nel terzo quarto. I padroni di casa hanno chiuso gara 6 e la serie con una impressionante prova di forza. 81-64 il risultato finale.

Roster lungo – roster corto

Alla vigilia della serie era opinione comune che il roster della Virtus avesse una maggiore profondità nelle rotazioni, soprattutto nel reparto italiani. Il campo ha detto che i big di Milano sono stati meglio di quelli della Virtus, annullando quasi del tutto questo vantaggio.
L’impatto di Hines, Melli, Shields, Rodriguez e Datome ha da subito cambiato l’inerzia della serie, costringendo Scariolo a inseguire e di fatto accorciare le sue rotazioni per tenere botta. La maggiore forza dei pezzi da novanta milanesi ha avuto la meglio su quasi tutti gli assetti di Scariolo.

Gioco interno Virtus

Un altro aspetto su cui era lecito pensare a possibili difficoltà di Milano era nel gioco interno. Jaiteh, spauracchio della vigilia con un titolo di mvp di Eurocup e tre precedenti stagionali di rilievo come biglietto da visita.
La difesa di Milano è stata vicina alla perfezione nel togliere il gioco interno di Jaiteh con una scelta anche insolita per molti versi: Hines sempre con show forte e recupero per rimanere sempre in accoppiamento con il francese. Il resto è arrivato dall’ottimo lavoro sulla palla fatto da tutti gli esterni di Milano.
Perso Jaiteh e le sue ricezioni profonde, la Virtus ha perso anche quel gioco dentro-fuori che ha permesso spesso di armare i suoi giocatori di talento.

Pick and roll

Un altro aspetto su cui l’attacco milanese ha fatto molto bene è il pick and roll a coinvolgere sempre Jaiteh. Se difensivamente è stato fatto un ottimo lavoro di copertura, in attacco è stato continuamente attaccato per costringerlo a muoversi e a stancarsi.
Nel caso specifico la Virtus troppo spesso aveva un cattivo difensore in punta, accoppiato con un lungo che va in difficoltà quando è costretto a muoversi lateralmente. I momenti con Teodosic, Belinelli e Jaiteh insieme hanno sempre costretto la Virtus a pericolosi sbandamenti. E su questo Scariolo non ha quasi mai trovato risposte.

L’uomo del destino

Tutte le serie di playoff a questo livello vengono preparate al millimetro, lucrando tantissimo sulle tendenze dell’avversario. E spesso l’esito viene determinato da variabili impazzite o protagonisti inattesi che puniscano le scelte degli allenatori.
La serie di Milano ha visto in Grant un protagonista inatteso. 14 e 11 punti rispettivamente in gara 3 e 4. Un apporto che di fatto ha indirizzato la serie in favore dell’Olimpia. Battezzato dalla difesa Virtus per avere sempre un uomo sulle corsie di penetrazione di Shields, l’ex NBA ha sempre punito quella scelta.
Protagonista inatteso che si inserisce nelle pieghe delle scelte degli allenatori.

Weems

Nella file delle Virtus è mancato il giocatore chiave a livello tattico. E’ mancato il suo tuttofare che spesso ha contribuito alle vittorie grazie alle sue prove difensive e alla sua capacità di punire dall’arco i vantaggi creati da Teodosic.

Aspetti che sono mancati quasi del tutto in questa finale. Ha sofferto tremendamente il duello con Shields, che non è quasi mai riuscito a limitare se non in gara 5, trovandosi di fronte un avversario in grado di fare tutto quello che fa lui, con i aggiunta una maggiore capacità di attaccare palla in mano.
Le giornate difficili al tiro di Weems hanno costretto Scariolo a fare meno del suo equilibratore e a schierare tanti quintetti difensivamente carenti.

Shengelia

Se la Virtus ha vinto due partite e ha comunque regalato una serie lo si deve soprattutto a Shengelia. Il giocatore georgiano è partito con una partita e mezza da incubo al tiro. Sempre battezzato e sempre costretto a fare i conti con i suoi demoni al tiro.
Dal secondo tempo di gara 2 ha cambiato passo riuscendo a sbloccarsi dall’arco e migliorando la lettura di una difesa che gli ha sempre concesso un metro. Perfetto nel leggere quel vantaggio e prendere vantaggio, sfruttando tutti i mezzi atletici di cui dispone.
Gara 5 eroica per permettere a Bologna di allungare la serie, in gara 6 non ne ha visibilmente più e finisce per essere stritolato dalla difesa di Melli. Rimane il fatto che ha giocato una serie di partita che confermano il suo status di giocatore di altissimo livello. E dagli amanti della pallacanestro il suo duello con Melli verrà sicuramente ricordato.

Sfida tra creatori di gioco

Fin dalla prima partita è emerso come Milano e Bologna avessero in comune una cosa: entrambe avevano un solo creatore di gioco. Rodriguez da un lato e Teodosic dall’altro, avrebbero determinato le sorti della propria squadra e allo stesso tempo le stesse sarebbero state chiamate a reggere nei minuti di riposo dei rispettivi leader.

La serie ha detto che Rodriguez ha vinto il duello con Teodosic come creatore di gioco. Lo spagnolo però ha dovuto affrontare una minore opposizione difensiva, se non per la pressione di Hackett, mentre il serbo ha dovuto giocare contro la single coverage di Shields e gli show aggressivi di Melli e Hines.
La difesa milanese lo ha lavorato ai fianchi, mettendoli sempre contro un difensore alto per togliere le linee di passaggio. Grandissimo lavoro di Shields e Grant in questo aspetto.

Fisicità

Come ben noto ormai, la serie finale è stata “segnata” da una grande quantità di polemiche. Al centro delle discussione il metro arbitrale che, secondo molto sostenitori Virtus, ha permesso a Milano di giocare ben oltre il limite del fallo. Ma è realmente cosi?

La verità come al solito è nel mezzo. L’Olimpia quest’anno si è dimostrata una squadra molto fisica e che gioca sempre al limite, ma allo stesso tempo capace di adeguarsi al metro arbitrale. Avere giocatori di un certo calibro aiuta e queste qualità sono state messe in campo.
Il nodo centrale della questione è però nel fatto che la difesa di Milano ha tolto la maggior parte delle certezze della Virtus a livello offensivo. Gli uomini di Scariolo per la prima volta si sono trovati di fronte un livello fisico mai provato e non hanno saputo adeguarsi. E’ stata la chiave principale della serie.

In sostanza, molte delle polemiche bolognesi arrivano probabilmente da una non abitudine a un certo tipo di contatti. Cosa che potrebbe cambiare l’anno prossimo (sempre che queste due si ritrovino ancora in finale), quando la Virtus avrà alle spalle un anno di Eurolega e un rodaggio maggiore contro un certo tipo di contatti. E’ lo step che la Virtus sarà chiamata a fare per colmare il gap emerso da questa finale.