Post Ucraina-Italia: Azzurri non belli ma vincenti

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Un’Italia non spettacolare ma vincente. Questo è il risultato del match di ieri sera contro l’Ucraina, che ha visto gli Azzurri spuntarla per 89-97. Gli uomini di Pozzecco, dopo un primo tempo di appannamento soprattutto difensivo, nel secondo hanno rimontato gli avversari e hanno strappato una vittoria fondamentale in chiave Mondiali 2023. Cinque uomini in doppia cifra tra i nostri, mentre nella squadra di coach Bagatskis si mettono in evidenza Mykhailiuk e Sanon. Ecco di seguito alcuni spunti che si possono estrarre dal match di ieri, tra aspetti positivi e negativi.

Primo tempo horribilis

Obbligatorio partire da ciò che non ha funzionato, sia perché accaduto prima nella partita sia perché rappresenta l’aspetto su cui bisogna lavorare a tutti i costi. I primi due quarti dell’Italia non sono accettabili, soprattutto in difesa. Se in attacco dei passaggi a vuoto sono anche normali, i primi 20 minuti della gara di ieri sera destano molta preoccupazione per quanto concerne l’altra metà campo. Gli uomini di Pozzecco sono scesi in campo con poca cattiveria e aggressività, venendo colti alla sprovvista dall’agonismo degli avversari. L’Ucraina arrivava prima su ogni pallone vacante, giocava al doppio della velocità degli azzurri ed era molto più concentrata. Ancora una volta si evidenzia la transizione difensiva pessima dell’Italia, un punto debole che può nuocere gravemente alla nostra nazionale. L’Italia chiaramente non riesce a difendere bene a ritmi alti e gli avversari hanno sfruttato questa mancanza attaccando spesso nei primi secondi dell’azione. Oltre a questo si evidenziano anche errori di comunicazione in difesa sul pick ‘n roll, situazione in cui si veniva sempre a creare un mismatch favorevole agli avversari senza possibilità di recupero o aiuto. Qualche superficialità occasionale in attacco non ha inoltre aiutato a prendere buoni tiri ed entrare in ritmo, favorendo ancora di più il gioco ucraino. Di seguito dei dati che sottolineano la prova insufficiente dell’Italia a fine secondo quarto, sotto di 11.

Terzo quarto all’arrembaggio

Ben diverso è stato l’atteggiamento di inizio terzo quarto. Qualche aggiustamento a livello difensivo si è visto, soprattutto nel riuscire a contenere il ritmo degli avversari. Ma l’impulso maggiore è arrivato dall’attacco, autore di 38 punti contro i 22 dell’Ucraina. A dare la scossa decisiva è il solito Fontecchio, che prima ha sfruttato molto il proprio vantaggio fisico in post up e poi ha messo a segno un paio di triple molto importanti. A usufruire di questi vantaggi creati dal giocatore degli Jazz è stato anche Achille Polonara. L’anconetano è stato infatti bravo a rendersi pericoloso sui closeout avversari, così come Stefano Tonut. In questo modo le percentuali, soprattutto dall’arco, si sono alzate di molto e si è abbassata la velocità di attacco e contropiede degli avversari. Da segnalare invece ancora qualche mancanza difensiva sul pick ‘n roll ucraino, specialmente in situazioni gestite da Issuf Sanon. Molte volte il neo giocatore del Prometey, scelto al secondo giro del Draft 2018 da Washington, è riuscito infatti ad affettare la nostra difesa, penetrando per poi trovare quasi sempre l’uomo libero dall’arco.

Panchina fondamentale

Sembra un’ovvietà, ma quest’Italia ha bisogno di poter trovare risorse decisive in uscita dalla propria panchina. In questo senso, fondamentale è il ruolo di Nico Mannion da sesto uomo. Il giocatore della Virtus ha un primo passo e una capacità di giocare l’uno contro uno che nessun altro possiede nel roster azzurro. Averlo al massimo delle proprie capacità è quindi imprescindibile per Pozzecco, e i segnali che il vero Mannion sia tornato ci sono tutti. Allo stesso tempo non è da sottovalutare il ruolo di “gregari” come Pippo Ricci. Spesso additato come un giocatore dalla poca qualità, l’ex Cremona fornisce tuttavia una grande dose di sostanza e sacrificio alla causa. Ieri sera, in particolare, la sua presenza si è rivelata chiave tra fine terzo quarto e prima metà dell’ultimo. Rimbalzi, difesa, falli intelligenti, qualche canestro. Tutto ciò che serviva: al momento giusto nel posto giusto. Quello che dovranno fare anche Paul Biligha e Tommaso Baldasso quando (e se) chiamati in causa.

Melli imprescindibile

Che Nicolò Melli sia insostituibile in qualsiasi squadra si trovi è un dato di fatto. Questa assunzione acquisisce però ancora più valore nella nazionale italiana. Se nell’Olimpia non serve necessariamente un Melli molto attivo anche in attacco, negli Azzurri la sua partecipazione offensiva è imprescindibile. Si è visto chiaramente nelle scorse amichevoli e si è visto ieri sera. In un roster che non sempre ha a disposizione tanti punti (specialmente in determinati quintetti), la capacità di Nik nel creare gioco per gli altri e per se stesso è troppo importante. Fortunatamente Melli, che lo scorso anno ha avuto qualche difficoltà a Milano nel segnare, ha iniziato a mettersi in ritmo nei playoff di LBA e non si è più fermato. I punti sono: 17 ieri sera, 17 contro la Serbia, 13 nell’ultima contro la Francia. Il suo apporto difensivo basta a renderlo un giocatore chiave, ma a quest’Italia serve anche quello offensivo.