Post Virtus Bologna – Olimpia: il Davies di Michelangelo

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L’Olimpia Milano si impone con un netto successo contro la Virtus Bologna, cogliendo la prima vittoria stagionale contro la squadra di Scariolo. Ancora una volta sono Baron e Davies a guidare l’attacco della squadra di Messina. La Virtus si aggrappa alla partita di Teodosic ma alla lunga il poco supporto del resto della squadra finisce per essere fatale ai padroni di casa. I biancorossi si impongono di autorità con il risultato di 74-96.

Switch contro switch

Una delle chiavi principali della partita è stata la capacità di Milano di reggere i cambi difensivi che la Virtus ha provato a forzare con Shengelia e Weems. La difesa Olimpia ha retto quando Hall e Baron si sono trovati a dover difendere sui mismatch e dall’altra parte hanno potuto sfruttare i vantaggi che dava una strutturazione con tre esterni. Un gioco di equilibri che ha ha favorito Milano questa volta.

Davies vs Jaiteh

La condizione non ottimale di Shengelia e Mickey ha costretto Scariolo a dover tenere in campo per tanti minuti il centro francese. Ripescando a piene mani dalla scorsa finale, Messina ha individuato nell’MVP della scorsa Eurocup il punto debole difensivo e lo ha sistematicamente puntato con lo short roll di Davies. Ricezione frontale dell’ex Barcellona (lunetta o post medio), attacco dal palleggio/tiro e difesa Virtus sempre un giro indietro per compensare. Scelta che premia lo staff milanese con Davies che realizza 23 punti in 28 minuti. MVP della partita.

Transizione

L’altro aspetto tattico che ha permesso a Milano di indirizzare fin da subito la partita è stata la capacità di sfruttare la transizione offensiva generata dalla buona difesa. La Virtus concede 13 palle perse, Milano ne approfitta per dare maggiore brio al suo attacco e per non costringere i suoi non eccelsi handler a vedersela sempre con la pressione sulla palla di Hackett e Pajola.

Ingresso veloce nei set offensivi, lettura dei vantaggi generati dal rientro in emergenza della Virtus e creazione di tiri in ritmo. Scelte che seguono l’evoluzione tecnica dell’ultimo mese in casa Milano: si corre di più, si cerca meno il post e si cerca di assecondare maggiormente il ritmo della transizione.

 Momentanea svolta

La Virtus ha quasi sempre inseguito in questa partita ma sul finire del secondo quarto, una volta capito che i mismatch non stavano dando i risultati sperati, ha proposto un quintetto con tre esterni che ha parzialmente girato l’inerzia. Blocchi tra Teodosic e Mannion per costringere Milano a cambiare e poi attaccare frontalmente il cambio difensivo. Soluzioni che potrebbe tornare utile più avanti.

Scelta che ha pagato anche per il buon lavoro di Hackett su Baron sul finale di quarto. Il fatto che l’ex Pesaro non fosse al 100% ha impedito a Scariolo di continuare su quella strada.

Teodosic e le scelte di Milano

Se abbiamo avuto una partita per almeno 35′ è merito del fuoriclasse serbo che è stato bravissimo, soprattutto nel primo tempo, a punire gli switch difensivi dell’Olimpia. Letale nel leggere quella mezza frazione di secondo che richiede il cambio e ad alzarsi per il tiro da 3.

Milano ha chiaramente scelto di accettare i suoi 1 vs 1, mettendo in conto il suo bottino personale, ma ha negato le linee di passaggio per evitare che desse ritmo al resto della squadra. Nel primo tempo riesce parzialmente, nel secondo tempo la cosa gli riesce meno bene perché l’Olimpia ha cambiato scelta tattica passando da una difesa fatta di cambi a una di aiuto e recupero. Situazione che ha sofferto maggiormente.

Messina ha ridotto il minutaggio del quintetto con tre esterni e ha alternato Luwawu-Cabarrot e Ricci da 3 per avere un corpo in più da mandare contro il serbo e spingerlo dentro contro gli aiuti. Ricci, Luwawu-Cabarrot e Hall grande partita di sacrifico contro Milos Teodosic.

Baron e la difesa della Virtus

Baron è l’altro grande protagonista della vittoria milanese, autore di 15 punti e 7 assist. La prova balistica ormai non fa più notizia, quello che invece sorprende di più (o almeno chi non lo ha seguito nei suoi anni allo Zenit), è la qualità delle letture dal pick and roll e dall’hand off che sta mettendo in campo in questo ultimo periodo.

Le percentuali aiutano sicuramente ma lui si sta dimostrando anche un ottimo lettore con la palla in mano. Prima ha punito ogni tipo di difesa che la Virtus ha messo in campo, in particolare la zona 2-3. Successivamente ha iniziato a leggere il blitz sulla palla degli esterni di Bologna innescando in maniera ottima lo short roll di Hines e Davies.

Hackett aveva fatto un ottimo lavoro su di lui nel primo tempo per rimanere sempre con lui sui blocchi ma la sua condizione attuale, unita all’attività del giocatore di Milano, hanno finito per sfiancarlo e esporre il fianco alle sue soluzioni.

Déjà-vu

Le difficoltà offensiva senza Teodosic in campo. La scarsa condizione di Shengelia e il sovra utilizzo di Belinelli hanno riportato alla mente alcune chiavi tattiche della scorsa finale. Scariolo si è ritrovato ancora una volta a dover esporre difensivamente i suoi due uomini di maggiore produzione offensiva per venire a capo di una difesa che ha ben lavorato sui 40 minuti.

Le brutte percentuali al tiro  e la difficoltà di equilibrare i quintetti con Mannion, Belinelli e Teodosic hanno impedito a Scariolo di opporre a Milano quintetti equilibrati che potessero pareggiare quella fisicità e produrre anche offensivamente.

Le rotazioni ridotte dovute agli infortuni hanno pesato enormemente nell’economia di una partita tra due squadre molto fisiche.