La presentazione delle Final Four di Champions League

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Siamo giunti all’atto conclusivo dell’edizione 2018/2019 di Basketball Champions League. Domani alle 18:30, nell’enorme Sportpaleis di Anversa, scatteranno le Final Four che assegneranno il titolo.

Andiamo a fare le carte alle due semifinali, dove troviamo la Virtus Bologna opposta al Bamberg di Federico Perego e i padroni di casa di Anversa, sorpresa della competizione, a provare a fermare la corazzata Tenerife.

VIRTUS PER RISCATTARE UNA STAGIONE, BAMBERG PER CONTINUARE LA RISALITA

Apre il week end belga l’incontro tra la Segafredo di Sasha Djordjevic e il Brose Bamberg di Federico Perego. Le VNere sono all’ultima chiamata per salvare, parzialmente, una stagione totalmente naufragata in queste settimane. L’impresa, però, non sarà semplice.

L’avversario è un Brose che, dopo un avvio di annata a sua volta difficile, culminato con l’esonero di Ainars Bagatskis, ha svoltato inserendo le marce alte. Dalla promozione a head coach di Perego (ospite di Backdoor Podcast recentemente) sono arrivate quindici vittorie in diciassette partite, compreso il trionfo in Coppa di Germania, con il canestro decisivo di Nikos Zisis allo scadere. Nell’ultimo mese ha rallentato sensibilmente, con solo due vittorie negli ultimi nove incontri, anche se tra le sette sconfitte c’è quella molto dolce sul campo dell’AEK Atene, nel ritorno dei quarti di finale Champions che ha garantito l’accesso alle Finali grazie a un canestro di Tyrese Rice a 3” dal termine.

Insomma, due squadre che mostrano una forma recente non proprio scintillante. Da un lato la Virtus deve cercare di ritrovare il miglior Kevin Punter, vincitore della competizione lo scorso anno con un ruolo fondamentale nell’AEK Atene, che in aprile viaggia a un angosciante 23% dal campo con 4/31 da dietro l’arco. Dall’altra Bamberg dovrà limitare i danni a rimbalzo, dove finora ha avuto più volte problemi a contenere gli avversari finendo per concedere molti punti da seconda chance.

Sulla carta i tedeschi paiono squadra più solida e quadrata: hanno confermato gran parte del nucleo che, comunque, lo scorso anno ha vinto undici partite in Eurolega. Aggiungendo un pezzo da novanta come Tyrese Rice. L’ex Maccabi è da subito diventato il leader dell’attacco (quasi 17 punti di media con oltre il 30% di usage), segnando diversi canestri decisivi che gli sono valsi il soprannome di “King of The Fourth”.

Assieme a lui il compagno di scorribande è Ricky Hickman, che da esperienza e imprevedibilità, calmierata in maniera sapiente dal professor Nikos Zisis, il quale a 35 anni ha dimostrato di essere ancora un signor giocatore, con la sua capacità di giocare in controllo, eseguire con precisione e dare equilibrio alla squadra.

Sotto canestro spicca il duo Augustin Rubit- Cliff Alexander. Il primo è un lungo a tutto tondo, che può giocare entrambi i ruoli interni, ha movimenti vicino a canestro e tiro affidabile fino quasi ai tre punti. Alexander, invece, fornisce dosi massicce di energia, capacità di prendere posizione profonda e copertura a rimbalzo difensivo (quasi 30% di defensive rebound percentage in stagione).

La Segafredo dovrà cercare di fare la partita su due aspetti cruciali: il cercare di togliere dal campo quanto più possibile Nikos Zisis e l’andare a caccia di palloni a rimbalzo offensivo con i propri lunghi.

Zisis, infatti, permette a Rice e Hickman di giocare molto liberamente, spesso facendo anche parecchia confusione. Toglierlo dal campo, magari attaccandolo spesso nella propria metà campo, potrebbe mettere nel caos un attacco tedesco non sempre brillante ai massimi livelli.

A rimbalzo, invece, si dovrà cercare di guadagnare tiri extra, specialmente se la difesa dei tedeschi si confermerà di alto livello come visto nel doppio confronto con l’AEK Atene, tenuto a 68 punti di media in due gare.

Da sciogliere l’ultimo dubbio: Mario Chalmers sarà della partita o siederà nuovamente in tribuna?

TENERIFE CERCA IL BIS, ANVERSA È LA CENERENTOLA DA NON SOTTOVALUTARE

Alle 21:15, invece, in campo i padroni di casa di Anversa, partiti dalle qualificazioni in estate e arrivati quasi fino in fondo, e l’Iberostar Tenerife, una delle favorite della vigilia e già campione nel 2017.

Due squadra antitetiche per molti versi. Anversa vive soprattutto sulle magie del proprio playmaker, Paris Lee, che in Champions gira a quasi 14 punti e 5 assist di media. Ma soprattutto dalle sue mani e con le sue giocate mette in moto tutti i suoi compagni.

Dal centro, Ismael Bako, lungo atletico (11 punti e 6 rimbalzi di media), buon rollante e con buone doti di intimidazione in difesa, all’ala Jae’sean Tate, esterno dal 40% abbondante dietro l’arco, spesso proprio su assistenza dello stesso Lee.

Attorno ruotano tanti giocatori, soldatini che sanno perfettamente il proprio ruolo in un contesto molto ben allenato e gestito dal 40enne coach Roel Moors. Sono la sorpresa di questa Champions League, nessuno se li aspettava qua, ma nei playoff, eliminando Murcia e Novgorod, hanno dimostrato di meritare abbondantemente il traguardo. E ora giocano pure davanti al proprio pubblico.

Tenerife, al contrario, è una vera e propria corazzata. Un collettivo con undici giocatori compresi tra i 15.8 minuti di Sebastian Saiz e i 23.7 di Tim Abromaitis, MVP dei quarti finale, vinti contro un’altra armata, l’Hapoel Gerusalemme. Il contributo arriva da tanti e vari giocatori, rendendo difficile per l’avversario di turno identificare punti di riferimento su cui costruire un piano partita.

Ritmi bassi (67,8 il pace medio, il più basso della competizione) e spaziature offensive i due mantra. Gli iberici muovono la palla in maniera fantastica, sfruttando questa circolazione per tirare tanto e con profitto da tre punti (il 35% dei loro possessi finisce con un tiro da tre, il secondo dato più alto della Champions, che convertono con oltre il 37%) o per aprire linee di penetrazioni al ferro.

A rimbalzo, poi, sono una vera macchina da guerra: Colton Iverson è un’arma illegale a questi livelli, Saiz e Niang due centri veri difficilmente arginabili. I numeri di squadra sono una diretta conseguenza: terzi per percentuale di rimbalzo offensivo (33.8%), secondi a rimbalzo difensivo (76,5%) e primi complessivamente (56,7%). Non bastasse, a tutto questo si affianca una difesa asfissiante, che ha tenuto gli avversari a 98.5 punti per cento possessi.

Non c’è uno specialista in particolare, ma il tutto è frutto di un sistema di collaborazioni oliato alla perfezione. Rotazioni eseguite con tempismo, giocatori sempre attivi, prontezza nell’uscire a contestare i tiri da fuori, intimidazione al ferro. Insomma, Txus Vidorreta è alla guida di una fuoriserie per questo livello di competizione.

Il pronostico, come si intuisce, sulla carta è estremamente chiuso. Tenerife sembra davvero troppo in ogni reparto del campo per quest’Anversa. Ma occhio, perché, come sappiamo bene, una Final Four fa sempre storia a sé. A maggior ragione se la Cenerentola del caso gioca davanti al proprio pubblico.