Riflessioni sulla Final Four di Champions League

Si è chiusa l’edizione 2018/2019 della FIBA Basketball Champions, con il trionfo della Virtus Bologna, che vincendo in finale contro l’Iberostar Tenerife, ha alzato al cielo il suo primo titolo continentale dal 2009.

Andiamo allora a rivivere il week end di Anversa, vedendo i principali spunti che ci ha fornito.

Kevin Punter premiato da Tomas Van Den Spiegel come MVP delle Final Four

BOLOGNA CHIUDE IN POSITIVO, LA MANO DI DJORDJEVIC SI VEDE DAVVERO

E’ stata una due giorni trionfale per la Virtus Bologna, che riponeva in questa Final Four tutte le proprie speranze per raddrizzare, almeno nell’ottica comune, una stagione molto travagliata. E la risposta della squadra è stata di quelle di alto livello. La Segafredo ha letteralmente dominato le proprie partite (mai in svantaggio in due giorni), mostrando un’intensità difensiva e atletica che non le erano riconosciute fin qua.

Bamberg tenuto a 50 punti, Tenerife, che arrivava come secondo miglior attacco del torneo, a 61. 17/66 dal campo i tedeschi con 16 palle perse, 18/65 gli spagnoli con 20 turnover. Una dimostrazione di forza impressionante che permette di chiudere l’anno in maniera positiva (sul campo e dentro il portafoglio, dove arriverà un milione di euro di premio). Se è vero che di una stagione resta negli occhi sempre l’ultima partita, la mancata qualificazione ai playoff in Italia diventa quasi un plus.

Si andrà verso l’estate con il ricordo della Coppa alzata al cielo da capitan Aradori. Di un Kevin Punter MVP e al suo massimo stagionale. Di un Amath M’Baye essenziale e decisivo. Di un Mario Chalmers che ha giocato una Finale da vero uomo in più. E magari rimanderanno pensieri di rivoluzione che già circolavano sotto i Portici.
Ma questo successo è stata anche la certificazione finale del lavoro di Sasha Djordjevic, che ha portato la sua mentalità, spiccatamente vocata al sacrificio atletico e difensivo, a una squadra che, sotto coach Sacripanti, andava invece con molte più libertà in entrambe le metà campo.

Nelle sei partite di playoff europei la Virtus ha tenuto gli avversari a 89 punti per cento possessi, dimostrando di essere un gruppo che in difesa può piegare le gambe e lavorare come collettivo. Ora questa traccia dovrà essere seguita nel mercato estivo per dare al coach della Serbia una squadra ancora più adatta alle sue esigenze.

Basketball Champions League
Il primo quintetto della stagione di Champions Legaue

BAMERG DELUSIONE, TENERIFE SI FERMA SUL PIU’ BELLO

Il Brose di coach Perego è stata certamente la più grande delusione del week end belga. I tedeschi sono stati i primi a sbattere contro la Segafredo, ma anche per grossi demeriti propri. Attacco troppo nelle mani di Tyrese Rice (comunque MVP della stagione) e di un deleterio Ricky Hickman, una volta che Bologna aveva tolto sapientemente dal gioco Nikos Zisis.
Cliff Alexander fuori dalla gara, così come Rubit e Elias Harris, che potevano rappresentare un bel problema per Punter e compagni. Una sconfitta di proporzioni ancora maggiori di quello che non dica il -17 finale e che non è nemmeno stata riscattata nella finale per il terzo posto persa altrettanto nettamente contro Anversa e che costringe ora a tuffarsi nel campionato per cercare la rincorsa al secondo posto in Eurolega, ottenibile accedendo alle Finali.

Certo, la scelta della Federazione tedesca di mettere una partita di campionato 72 ore prima della semifinale in casa del Bayern Monaco non deve aver aiutato…
Si è fermata, invece, sul più bello la strada di Tenerife, che sembrava la grande favorita della Final Four. Gli spagnoli avevano più o meno dominato la regular season e si erano qualificati alle Finali eliminando in maniera davvero convincente un’altra ottima squadra come l’Hapoel Gerusalemme.
Per la verità la squadra di Vidorreta non ha brillato nemmeno in semifinale, ma a maggior ragione, la relativa facilità con cui si era sbarazzata dei padroni di casa di Anversa sospinti da quasi 20mila persone aveva impressionato.

Poi il blocco contro la Virtus, dove lo stile di gioco estremo, in perfetto allineamento coi dettami del Moreyball, ha fatto un brutto tranello ai gialloblù: con il coperchio sul canestro ogni volta che si tirava da tre (5/37) e i lunghi che hanno fatto un buona partita, ma non sufficiente a compensare i disastri al tiro da fuori, sono mancate le alternative per arginare una Virtus sulle ali dell’entusiasmo.
Il bis, dopo il successo del 2017, è così svanito in maniera abbastanza brusca (peggior sconfitta stagionale in Champions), lasciando al futuro qualche interrogativo a una squadra che mostrato comunque di seguire perfettamente il proprio allenatore, non abbandonando la propria filosofia di gioco nemmeno nel momento peggiore.

Lo Sportpaleis di Anversa è stato davvero una cornice stupenda per questo evento

ANVERSA, SQUADRA E CITTÀ: L’ALTRA VINCITRICE

Se la Coppa sul campo è stata alzata da Bologna, la vincitrice “morale” di queste Final Four è stata sicuramente Anversa. La squadra in campo ha lottato e fatto il suo, confermandosi come bel gruppo, capace di spaventare per tutto il primo tempo Tenerife e poi di togliersi una soddisfazione nella finale terzo posto contro Bamberg.

La città, invece, è risultata sede veramente degna di questo evento. Lo Sportpaleis, complesso sportivo davvero meraviglioso, è stato gremito di pubblico sempre, con picchi di quasi 20 mila persone, anche nella finalina che solitamente attira pochi appassionati.
Simbolo di un movimento, quello belga, che continua, silenziosamente, a crescere. Se fino a qualche anno fa era un campionato buono per gli americani a mettersi in mostra in cerca di contratti migliori, ora da questo paese escono squadre sempre più organizzate, proprio come i Giants di Anversa.

Che hanno in panchina un coach giovane (40 anni per Roel Moors) che allena a sua volta una squadra giovanissima ma costruita con pazienza negli anni, con giocatori interessanti come il playmaker Paris Lee, l’ala Jea’sean Tate e il centro (primo quintetto della competizione) Ismael Bako, all’interno di un sistema di gioco preciso e ben strutturato.

Tenete un occhio sul Belgio, ne risentiremo parlare.