Riflessioni da tram: come reagire a Mike James

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Foto di Alessia Doniselli

Ieri non ho mantenuto una promessa fatta a me stesso. Sapete una di quelle frasi che ci si dice nella testa quando si pensa di essere giunti a un punto di saturazione per qualcosa: “Adesso basta, non posso andare avanti così, giuro che da ora in poi…” segue una descrizione di una situazione e del comportamento che ci si impegna a non tenere.
Dicevo quindi che non ho mantenuto la promessa. Potrei difendermi dicendo che le circostanze non erano delle migliori, ero sul tram 19, si è vero che avrei potuto mettermi a leggere il libro che ho accantonato durante la sessione estiva di esami, ma erano solo cinque fermate e poi stavo ascoltando “The Clash” l’album del ’77 insomma, forse qualche motivo per non riprendere il libro lo avevo.

Ad interrompere questo mio ragionamento mentale

Biglietti, prego.

Sale un controllore al 29 di luglio, avvenimento piuttosto curioso, saluto e mostro con una certa soddisfazione il mio abbonamento “Grazie, arrivederci” il controllore passa oltre, io prendo il cellulare, sblocco lo schermo e mi trovo di fronte alla notizia della rescissione del contratto di Mike James, in quel momento nelle mie orecchie risuonava il verso “Career opportunities are the ones that never knock”. Opportunità di carriera e un contratto rescisso, curioso anche questo.
E qui il fattaccio, la cosa che avevo promesso di non fare, apro i commenti al post. Nel mio caso la frase della promessa era:

Adesso basta, non posso andare avanti così, giuro che da ora in poi…non leggo più i commenti sotto ai post di news.

Nello specifico di basket mercato ma vale più o meno per tutti i tipi di news tranne che per qualche argomento di nicchia, perché ci si trovano molte opinioni espresse in breve, semplificate, secche e, per questo, snervanti e quasi mai una chiave di lettura in più, o un ragionamento. Questo vale per le questioni politiche, sociali, culturali e sportive; sì, anche le questioni sportive, e quelle cestistiche forse più di tutte possono essere complesse e dipendere da equilibri fragilissimi, per cui un commento secco è, a maggior ragione, fuori luogo.

CONTRAVVENZIONE E TALENTO

Nel frattempo, mentre il controllore stava facendo una contravvenzione al ragazzo dopo di me che era sul tram ma aveva lasciato l’abbonamento a casa, io inizio a leggere i commenti li trovo  leggermente spaccati in due. L’argomento viene trattato come se la questione fosse “fa bene Messina a non volere James: sì o no” come se si potesse trattare come la multa del ragazzo di fianco a me: è salito senza biglietto, è giusta una multa sì o no. Messina in effetti sembra un po’ avere quell’autorità di chi è dalla parte della legge mentre James nella narrativa comune potrebbe essere lo studente brillante (questo, del mio vicino, non lo posso proprio sapere) ma un po’ troppo concentrato sullo studio e un po’ sbadato sulle cose pratiche, tipo portare con sé l’abbonamento o fare la scelta migliore quando si tratta di vincere la partita. La maggioranza è dalla parte del controllore inflessibile, la minoranza da quella di Mike James, ma la distinzione non è così netta.
Questo un po’ mi spiazza, perché la mia mente è abituata a lanciarsi sull’opposto della visione corrente. Mi spiego, Mirotic al Barça in una squadra che sembra per distacco la più forte d’Europa, immediatamente penso a tutte le piccole crepe che si possono venire a creare e viceversa. Non è un processo volontario ma è ormai consolidato, in questo caso di fronte a una serie di giudizi netti la mia mente va automaticamente su un pensiero : la realtà, di un operazione del genere nel mercato mi sembra un po’ più complessa dell’applicare una sanzione come la multa e decisamente troppo complessa prendere una posizione netta hanno fatto bene si/no.

È necessario valutare anche da chi viene sostituito James e cambiandolo con un giocatore con caratteristiche diverse quanto spazio in più viene concesso agli altri, perché lui è forte, fortissimo, tra i primi 3/5 d’Europa con la palla in mano e su questo non ci sono dubbi, ma lontano dalla palla spesso non è attivo e soprattutto difensivamente per larghi tratti non finge nemmeno di provarci e decide di perdere tre metri ad ogni accenno di blocco.

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ADDICTION BY SUBTRACTION

A questo punto vale la pena guardare il quadro d’insieme e considerare che il giocatore preso al suo posto, Shelvin Mack è una specie di passo nel vuoto per quanto riguarda l’ambito europeo ma è più affidabile in fase difensiva e può essere supportato da Sergio Rodriguez che è sicuramente un upgrade rispetto a Jerrells in fase di costruzione di gioco. Peraltro la convivenza tra Rodriguez e James sarebbe stata problematica ma risolvibile in attacco e disastrosa al limite dell’improponibile in difesa. In attacco probabilmente non vedremo un fenomeno-handler-finalizzatore ma due possessi in più potrebbero essere disponibili per Nedovic, che nei playoff ne ha visti pochi ed è meno efficace anche in difesa quando poco coinvolto, oltre a qualcuno in più per Brooks e White in 1vs1 o, soprattutto, essendo ottimi taglianti, una ricezione dinamica.

Ed ecco che la questione “Messina ha cacciato James perché non gli piace” diventa “Messina è convinto di aver trovato un modo per surrogare l’impatto offensivo di James distribuendo le responsabilità offensive (e questo non è un bene di per sé, non esiste giusto e sbagliato a priori in un approccio, anzi mi permetto di ipotizzare che l’OffRtg quest’anno sarà leggermente inferiore) guadagnando al contempo molto in termini di solidità difensiva”. State sicuri che se Ettore Messina non fosse stato convinto di migliorare la squadra non avrebbe mandato via James per presunte antipatie personali, anche le tempistiche dimostrano come prima della scelta James sì o James no, si sia arrivati ad avere ben chiaro quali sarebbero stati i due quadri alternativi in termini di costruzione del roster.

Non sto dicendo che la scelta si stata giusta o meno perché ho solo la mia idea di massima, non è lo scopo di questo pezzo e non lo sarebbe nemmeno di un eventuale pezzo di analisi a fine maggio, sto dicendo che pensare all’intera operazione come allo scambio Mack-James pensando alle qualità dei due giocatori “in astratto” è fuorviante oltre che limitante, perché il ragionamento precedente è, secondo me parte integrante della decisione.
A questo punto delle mie riflessioni il viaggio in tram è finito, il disco dei Clash pure, ho spiegato il contesto in cui vedo sensata la scelta e sto affrontando l’ultimo tratto verso casa sotto il sole quasi accettabile delle sei di sera. Mi manca solo il titolo del pezzo, scritto solo nella mia mente, mi viene ancora una volta in soccorso la musica che ho nelle orecchie “come reagire al presente” dei F.A.S.K.
Il presente è l’addio a Mike James e la risposta che è un po’ più fiduciosa di quella del brano, ovvero reagiamo con ottimismo perché c’è un senso tecnico e un ragionamento preciso dietro alla scelta e “la schiera dei perdenti” citata nel brano, nello sport, non esiste.

Speaker del podcast sul basket europeo "3 and P". Impazzisco per le point forwards, mi piacciono i giocatori lituani, sperate non ne esca mai un Lituanoglu. Alleno per poter chiamare le difese come le sorelle di Coach Carter.