Rudy Fernandez: il ritiro di una leggenda

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Foto di Alessia Doniselli

Rudy Fernández, un nome che riecheggia nel panorama cestistico internazionale, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia di questo sport. Con la conferenza stampa dello scorso 4 aprile, ha lanciato un fulmine a ciel sereno annunciando il suo ritiro dal basket giocato, creando scalpore tra i media locali e non solo.

Grazie alle sue doti di realizzatore, difensore e creatore di gioco, Rudy ha segnato profondamente la storia del basket internazionale facendosi amare da tutti i tifosi della palla a spicchi. La sua eleganza in campo e la sua capacità di trasformare ogni partita in uno spettacolo hanno fatto sì che persone da tutto il mondo lo ammirassero.

Che sarebbe diventato un talento lo si sapeva già: essere figlio di un ex cestista e fratello minore di Marta, anche lei giocatrice professionista di questo sport, hanno portato Rudy a calcare il campo fin da piccolissimo, esordendo nella massima serie con soli 16 anni con il Joventut Badalona. Il legame con suo padre era molto forte, e la sua morte ha rappresentato un momento di profondo dolore per Rudy, tanto che aveva già pensato di lasciare lo sport due anni fa. Ricorda spesso come suo padre lo accompagnava agli allenamenti, spronandolo a dare sempre il meglio e soprattutto a dare tutto per la nazionale. La sua perdita ha quasi spezzato il suo spirito, ma alla fine è stato proprio il basket a dargli la forza di andare avanti.

Fin da subito ha dimostrato un talento naturale tanto da permettergli di calcare i campi NBA come 24esima scelta al draft 2007 per i Phoenix Suns, per poi trasferirsi subito ai Portland Trail Blazers, dove è rimasto per due anni e mezzo. Nonostante le sfide di adattamento a una nuova cultura e a uno stile di gioco diverso, Rudy ha saputo emergere grazie alla sua determinazione e al suo impegno. Un aneddoto curioso risale al suo primo Slam Dunk Contest nel 2009: Rudy, primo europeo a parteciparvi, aveva preparato una schiacciata spettacolare in onore di Fernando Martín, il primo spagnolo in NBA, dimostrando il suo legame profondo con le radici spagnole e la storia del basket.

Dopo l’esperienza americana, Rudy ha scelto il Real Madrid per fare il suo ritorno da rock star in Europa. La sua capacità di trovare punti importanti nei momenti in cui la partita si fa più dura, la visione di gioco e le sue abilità in difesa hanno reso il Real Madrid una delle squadre più temibili del panorama europeo. Con i Blancos ha totalizzato 7 campionati spagnoli, 6 Coppe del Re, 9 Supercoppe, 1 coppa continentale e 3 Euroleghe, lasciandosi sfumare quella di quest’anno, perdendo in finale contro il Panathinaikos. Ogni vittoria è stata per Rudy un modo per onorare il suo paese e la sua famiglia, portando sempre con sé un pezzetto di casa sua in ogni partita.

Oltre ai titoli con i vari club, Rudy è diventato un’icona per la nazionale spagnola crescendo con “La Familia”, quella Spagna storica di Pau Gasol e Juan Carlos Navarro, con la quale si è aggiudicato 2 campionati mondiali, inclusa la medaglia d’oro ai Mondiali del 2019, e 4 ori europei. Il legame con Navarro è stato particolarmente forte, contribuendo a creare un duo formidabile. Rudy e Juan Carlos hanno condiviso non solo il campo, ma anche una profonda amicizia fuori dal parquet, sostenendosi a vicenda nei momenti difficili e celebrando insieme le vittorie. In questo momento dell’anno, Rudy sta preparando il suo ultimo preolimpico della carriera per tentare la quinta partecipazione individuale all’Olimpiade, il suo ultimo sogno della carriera con la maglia “Roja”.

Rudy ha ricevuto numerosi premi individuali nel corso della sua carriera, tra cui l’MVP delle finali della Liga ACB e il riconoscimento come miglior difensore. Ogni riconoscimento è stato per lui una conferma del suo impegno e della sua passione per questo sport. Oltre al basket, Rudy è impegnato in attività filantropiche: insieme a sua sorella Marta, ha fondato la Fundación Rudy Fernández, che sostiene progetti per aiutare i bambini malati e in difficoltà. La fondazione è nata dal desiderio di restituire qualcosa alla comunità e di fare la differenza nella vita dei più piccoli, portando speranza e sorrisi a chi ne ha più bisogno.

É così che adesso, nel 2024, sceglie di lasciare a malincuore questo sport, come solo lui poteva fare: con 15 minuti di applausi in quella che è stata casa sua per 12 anni, gli ultimi con la sua storica maglia bianca del Real Madrid nell’ultima partita stagionale in quel Wizink Center di Madrid, davanti ai suoi tifosi che l’hanno osannato come un dio.

Rudy è molto di più di una sequenza di titoli e riconoscimenti: ogni volta che è sceso in campo, ha portato con sé il cuore e l’anima di un intero paese, ispirando milioni di tifosi con la sua grinta e il suo talento. La sua carriera continuerà a essere fonte di ispirazione per le future generazioni di giocatori e fan del basket, lasciando un’eredità che vivrà per sempre. Ogni partita giocata, ogni canestro realizzato, ogni sorriso regalato ai fan, racconta la storia di un uomo che ha vissuto il basket con passione, dedizione e amore incondizionato. E mentre chiude questo capitolo della sua vita, Rudy guarda al futuro con la speranza di vedere nuove generazioni di atleti ispirati dal suo esempio, continuando a sognare, a lottare e a onorare la maglia, proprio come ha fatto lui.