NBA, Russell Westbrook: controversi e compromessi

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IL FASCINO DEL MALE

Fonte: Essentially Sports

Sacrificato da Oklahoma in vista di un progetto più a lungo termine. Crocifisso dai Rockets per l’incompatibilità con una stella primaria abbandonata dopo solo pochi mesi di regno solitario. Chiamato a risollevare le sorti di una squadra da troppi anni nel limbo. Costretto dall’onestà intellettuale a rinunciare al vessillo #0 in ossequio a Gilbert Arenas, semi-divinità calata dall’Olimpo cestistico nei pressi di Capitol Hill. Illuminata dal fulgore abbacinante del suo talento, Washington non avrebbe retto la concessione dello storico numero di Agent Zero al nuovo arrivato. Eppure, Gilbert avrebbe anche acconsentito al passaggio di testimone. Game recognizes game. Arenas, rivedendo in Russell i crismi del leader di cui Washington andava in cerca dopo i ripetuti infortuni di Wall, non ha mai accettato che la sua maglia venisse ritirata. Come un Profeta, consapevole dell’arrivo del futuro Messia. Entrambi controversi, senza compromessi. Mai piegati da un sistema che ha cercato in ogni modo di ingabbiarne la centrifuga esplosiva, sempre pronto a evidenziarne i difetti piuttosto che esaltarne i pregi. Russell ha optato così per il ritorno al #4, numero dell’esperienza liceale losangelina. Un ritorno alle radici del passato. Per avvicinarsi al ricordo di KB3.

Dalla spiaggia dell’isola, tre naufraghi cercano disperatamente di mettersi in contatto con qualcuno in grado di aiutarli a raggiungere la terra natia, quei Playoff tanto agognati sin dalla prima palla a due. Segnali di fumo. “S.O.S.” a caratteri cubitali sul bagnasciuga. Messaggi contenuti dal vetro di una bottiglia, affidati alla corrente oceanica. Convinti di dover ricorrere ad atti di cannibalismo per decretare la propria sopravvivenza, le sei pupille scorgono in lontananza una nave maestosa e rattoppata contemporaneamente, ricolma di lupi di mare in fermento. No, non è la loro la terraferma. Le sponde sicure sono oltre le montagne verdeggianti del Play In. Dalla postazione issata sull’albero maestro, il Capitano non batte ciglio. Che abbia già caricato la propria ciurma a dovere in vista dello scontro con i Robinson Crusoe del Midwest? O, rigonfio di soddisfazione per aver salvato l’equipaggio da un rovesciamento certo, avrà ignorato il fondale sabbioso, foriero di un possibile incagliamento a poche miglia dalla sponda? Non sarà quello dell’Olandese Volante. Non sarà la baleniera del capitano Ahab. Ma il Vascello in arrivo fa paura. Nessuno è disposto a dividere i frutti del tesoro nascosto col manipolo di Westbrook, Beal e coach Scott Brooks. A prescindere da tutto e tutti, Brodie percorrerà ottusamente la sua strada. Why not? Perché, fondamentalmente, a Russell Westbrook non è mai importato nulla.