GamePlan Scafati-Virtus: Milos di corto muso

La vittoria nello scontro salvezza con Trieste e i due scalpi notevoli di Brindisi e Pesaro a compensare la sconfitta al PalaBigi di Reggio Emilia: non si può certo dire che l’ultimo mese di Scafati sia stato privo di soddisfazioni. La Givova di Sacripanti arriva così in gas all’impegno casalingo infrasettimanale con Bologna, per la prima volta libera da impegni europei ma a cui il calendario non concede, per una settimana almeno, qualche doppia seduta consecutiva di allenamenti. Una salvezza da conquistare, una vetta da consolidare e la prima sconfitta della LBA 2022/2023 da vendicare: Scafati-Virtus, Beta Ricambi PalaMangano Arena, è oggetto del focus tattico di GamePlan.

Ruotare coi tempi giusti

I primi due possessi delineano già due strategie ben chiare da entrambe le parti: hedge di Bako sui pick&roll centrali di Scafati, con Belinelli e Ojeleye ad aiutare profondi sulla seconda linea; Hannah in marcatura su Belinelli, sfruttando la minore stazze e la maggior rapidità per seguire il #3 di San Giovanni in Persiceto sui set offensivi creati ad hoc. Da una parte la circolazione campana punisce le rotazioni lente della Virtus, dall’altra il capitano è abile nello sfruttare la libertà concessagli da Scafati in transizione. Thompson è strutturalmente molto simile a Bako: per evitare di esporre la limitata mobilità laterale, Sacripanti deve destreggiarsi nel garantire coperture sul perimetro quando il lungo droppa e rotazioni efficaci (Okoye in primis) per proteggere il ferro quando il #32 decide di stare al livello del blocco sul pick&roll.

Isolare sul quarto

Scafati non è un roster propriamente in cima alle classifiche per skip pass, ribaltamenti e passatori particolarmente illuminati in transizione. Il lungo virtussino che presidia la fascia centrale del campo, di conseguenza, è chiamato a routare di 90° la postura rispetto al canestro, voltando completamente le spalle al lato debole per cancellare le linee di passaggio che non coinvolgano uomini al di là del più vicino compagno dell’handler di Sacripanti. Palla in mano a Scafati, la scelta della Virtus è sempre la stessa: ice, cascasse il mondo.

Solo e soltanto Milos

L’ingresso in campo di Teodosic è, inevitabilmente, impattante. La Givova sceglie in fretta di che morte morire: concedere libere iniziative individuali al serbo, cercando tramite drop profonde e certosino lavoro difensivo sul lato debole di evitare che Milos possa mettere in ritmo i compagni. L’intenzione è stancare alla lunga il play di Valjevo, costringendolo a prendersi più conclusioni del voluto. Il risultato è il 3/13 da 2 con cui la Virtus conclude i primi 10′. Operazione riuscita.

Sacripanti e Scariolo come Fischer e Kasparov

Il secondo quarto si apre con la ricerca del post di Semi e Weems in casa bianconera e la creazione dei vantaggi tramite Spain pick&roll (blocco sulla palla e blocco sull’uomo del bloccante in sequenza) della Scafati, con un De Laurentiis abile a leggere gli spazi sullo short roll e a rimbalzo offensivo per punire le lacune di Mickey. L’aggiustamento di Scariolo è assegnare a Weems la marcatura di Logan, evitando i cambi sui blocchi portati dall’uomo di Teodosic e aumentando la qualità della pressione sulla palla. Il contro aggiustamento di Sacripanti è sgravare il Professore dagli oneri di handler e farlo girare sui blocchi. Una bellissima partita a scacchi, con pedine sui 2 metri.

Aiuto sì, aiuto no

Kruize Pinkins ha la stazza per sostenere il solitamente mortifero post di Shengelia. A metà del secondo quarto, di conseguenza, Scariolo opta per un paio di set che isolino Toko e Milos sul quarto di campo, costringendo la difesa della Givova a scegliere se fare raddoppio, aiuto o recupero o concedere un tiro ad alta percentuale nei pressi del ferro. Il parziale del secondo quarto, tuttavia, è definito dal 3/3 di Hackett da 3 e dalle palle perse forzate dalla difesa virtussina: creando difficoltosamente a metà campo, le Vu nere trovano sfogo nell’alzare i ritmi della transizione offensiva grazie a show ben eseguiti sui p&r. La Givova chiude il quarto con un 8-2 di parziale: ritorna a contatto, ma il backdoor con cui Belinelli brucia la sirena smorza l’inerzia che i campani avevano creato iniziando ad attaccare con pazienza i close out bolognesi.

Liberare il lato

Dopo l’intervallo lungo la Virtus prosegue nel solco tracciato nel secondo quarto: alzare il ritmo appena possibile e uscite su lato forte quando si arriva al post basso. Per una circolazione più sicura nei primi secondi dell’azione, Sacripanti prevede un paio di entrate nei giochi comprendenti un empty side Iverson cut (doppio blocco orizzontale per l’uscita dell’uomo in guardia): impedendo l’aiuto dal fondo, le linee di penetrazione per Scafati sono d’improvviso più nitide, capitalizzando la vena di Rossato in entrata e sul perimetro.

Raddoppi e palle perse

Ritornata a contatto, Scafati prova ad azzannare alla giugulare l’entrata nei giochi della Virtus: i raddoppi portati sin dalla rimessa da fondo regalano un paio di possessi extra, negando la ricezione a Teodosic e concentrando la superiorità numerica non appena Pajola apre il palleggio. A metà partita le palle perse erano 9 per Scafati e 3 per la Virtus, a 10′ dalla fine sono 12 e 10.

Questione di energia

Sui pin down di Scafati Bologna non cambia mai: le uscite sui blocchi verticali da lato forte sono ben interpretati in particolare da Rossato, abile nel capire quando è più adatto arrestarsi a un tempo e tirare, quando restituire in punta e quando servire il lungo sotto canestro. L’energia di Scafati in difesa trova risposte all’altezza dal solo Weems.

Colpi di scena finali a Scafati

70-73, 3′ dalla fine, Sacripanti pesca l’ultima carta dal mazzo: 2-3, con la volontà di mandare completamente fuori ritmo la Virtus. Rossato-Imbrò in prima linea, Logan-Thomson-Pinkins sulla seconda. La prova ha la durata di un possesso, poi la Givova torna a uomo. Sin lì silente e in affanno, la tripla di Teodosic riporta la Virtus sul +5: su queste uscite dal blocco verticale di Milos, in LBA e quasi ovunque in EuroLeague, non c’è difesa o game plan che tenga. La preghiera di Pinkins, il fallo in attacco di Belinelli, la tripla di Rossato sul ferro e le lacrime del capitano: che finale!

Massimiliano Bogni
Massimiliano Bogni
Hoosier. Bergamasco. Atalantino. Iscritto a Lettere Moderne in UniMi. A seconda del contesto, non necessariamente in quest'ordine. Sempre in attesa di recuperare da terra ogni briciolo di sport.