Scouting: il ritorno del Portsmouth Invitational Tournament

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Portsmouth Invitational Tournament

Com’è possibile che una piccola cittadina americana nel sud della stato Virginia possa trasformarsi nella settimana che porta alla Pasqua in un centro nevralgico per la pallacanestro a livello mondiale? Cosa ci fanno i dirigenti e scout delle squadre più importanti di NBA, Europa e Asia a ritrovarsi nella palestra di un liceo di un luogo che non conta neanche 100mila abitanti?
La risposta la troviamo in 3 lettere: PIT, una sigla che sta per Portsmouth Invitational Tournament. Una manifestazione nata nel lontano 1953 e che da allora riunisce nella palestra della piccola Churchland High School i migliori senior del paese, i più importanti giocatori in uscita dai college americani, messi a confronto in un torneo della durata di 4 giorni.

In questa particolare cornice i giocatori hanno la possibilità di mettersi in mostra di fronte ai numerosi  scout NBA presenti, cogliendo un’opportunità gigantesca se consideriamo che molti di loro sono prospetti fuori dai radar in vista del Draft e che negli anni questa manifestazione sforna da sempre sorprese. Dal PIT sono usciti leggende come Scottie Pippen, Dennis Rodman, John Stockton e più recentemente Jimmy Butler, inizialmente poco conosciuti dal grande pubblico e che da questo torneo hanno messo i primi tasselli per la loro carriera da Hall of Famer.

Il sogno NBA però non è l’ultima spiaggia e come dicevo in precedenza, la palestra da sempre pullula della presenza dei dirigenti delle migliori squadre professionistiche a livello mondiale, dove questi hanno l’occasione di vedere dal vivo e in un contesto più libero tatticamente i giocatori visionato lungo tutta la stagione dal video. L’espansione e l’evoluzione della G-League e l’arrivo dei contratti 2-way negli ultimi anni hanno rallentato il processo che porta i giocatori presenti al PIT a provare da subito il salto verso i campionati pro europei, ma l’evento rimane sempre una buona occasione per vedere all’opera possibili protagonisti degli anni futuri, come è successo di recente per Devon Hall e Shavon Shields, Thomas Walkup e Mike Tobey, Nick Weiler-Babb e Nick Perkins, ecc…

Dopo due anni di stop a causa della pandemia, la scorsa settimana il  PIT ha riaperto i battenti e lo ha fatto con un roster di giocatori di ottimo livello. Andiamo a vedere quelli che ne sono usciti da vincitori.

MICHAEL DEVOE – Georgia Tech

Chi ha seguito questa stagione (e non solo) di College Basketball, quando ha visto uscire il nome di DeVoe sapeva molto bene in cuor suo che sarebbe stato uno dei protagonisti della 4-giorni. Le aspettative sono state rispettate pienamente e la guardia proveniente da Georgia Tech si è pure portato a casa il trofeo di MVP della manifestazione chiudendo con 18 punti, 7 rimbalzi e quasi 6 assist a partita.

DeVoe è uno scorer purissimo, capace di trovare la via del canestro con una naturalezza sconvolgente per la quantità e la qualità di soluzioni a sua disposizioni. Senza essere un fulmine a livello atletico, ma giocando al suo ritmo grazie a un trattamento di palla egregio con entrambe le mani e la conclusione mancina su tre livelli, il tutto tenendo un occhio ai compagni nel momento in cui le difese iniziano a concentrarsi su di lui, mostrando un approccio autonomo ma non egoista in attacco.

Con questa prestazione DeVoe diventa uno sleeper in vista del Draft 2022 o nella peggiore degli ipotesi un 2-way contract da esplorare lungo tutta la stagione.

KEVE ALUMA – Virginia Tech

Altro prodotto della ACC – conference protagonista per la quantità di partite, talenti e storie regalateci in questa stagione – Aluma ha mostrato di essere un giocatore destinato a giocare in un campionato di buon livello cestistico, grazie a un tiro dalla lunga che è sembrato molto consistente e che potrebbe trasformarlo in uno stretch-4 dalla stazza considerevole, se pensiamo ai 206cm e alla ottima struttura fisica. 

La vera sfida per lui sarà capire se oltre ai pari-ruolo, abbia le capacità anche per giocare in difesa contro i 5 classici ed essere un’arma tattica destinata ai migliori campionati europei.

 

FABIAN WHITE – Houston

Rimanendo nella categoria degli stretch-4, Fabian White di Houston ha confermato quanto fatto vedere fin dall’inizio di questa stagione: mesteriante d’area e specialista difensivo fino allo scorso anno, White si è trasformato in un 4 che spazia il campo con tempi spettacolari e in difesa ha le qualità per prendersi cura sia di lunghi perimetrali che di totem d’area grazie a una forza fisica notevole.
Ha chiuso la sua carriera da senior con il 37% da dietro l’arco su 132 tentativi, non male per uno che nei 4 anni precedenti ne ha tentati 8 (!) complessivamente.

Le misure di White non fanno pensare a un giocatore destinato alla NBA ma qualora decidesse di varcare l’Oceano pensiamo abbia le capacità per scalare le categorie molto velocemente se riuscirà ad adattarsi.

JARED RHODEN – Seton Hall

La prima sorpresa di questo PIT arriva da questa ala multiuso in uscita da Seton Hall, che ha stupito tutti per le qualità atletiche a disposizione di un corredo tecnico che gli può permettere di essere un giocatore devastante sui due lati del campo.

Rhoden è l’esempio di come vedere giocatori in un contesto differente rispetto al college possa per alcuni aiutare il proprio borsino. Il ragazzo newyorchese è sempre stato un buon scorer, che però durante l’anno peccava di continuità ed efficienza, con una percentuale dal campo che oscillava nelle maniere più disparate, ed era così perchè l’impianto di gioco di coach Willard puntava molto su di lui… forse troppo.

A Portsmouth invece, con un peso realizzativo decisamente più leggero, Rhoden ha mostrato altre sfaccettature del proprio gioco come maggior pazienza nelle scelte, un tiro molto più efficace se preso con i tempi giusti e una dinamicità letale in campo aperto. Questi sono ingredienti che rischiano di aver fattto breccia nel cuore degli scout NBA e non c’è da stupirsi qualora ricevesse un invito alla Draft Combine, visto lo stile di gioco molto vicino a quello dei 3&D NBA.

QUENTON JACKSON – Texas A&M

Il finale di stagione di Jackson non si può che riassumere sotto la parola eccitante.

Dopo aver messo in crisi la SEC con la sua Texas A&M arrivando fino alla finale del titolo di Conference come underdog assoluta, Jackson si è presentato a Portsmouth con l’intento di voler stupire i presenti con i fuochi d’artificio.

Giocatore esaltante da vedere in opera in campo, un esterno con andatura a prima vista claudicante ma capace di sprigionare un’esplosività che si è fatta sentire in attacco (14 punti con il 56% da 3pt) e in difesa dove, dall’alto dei suoi 195 centimetri, ha chiuso il PIT come miglior shot-blocker con 8 stoppate tonanti.

Giocatore da seguire, perchè se decidesse di provare subito l’esperienza europea crediamo possa avere tutte le carte in regola per essere un must watch per la prossima stagione.