Scouting: intervista a Marco Abbiati, DS della Leonessa Brescia

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Marco Abbiati direttore sportivo Germani Basket Brescia, fonte © Basket Brescia Leonessa

Quello dello scouting è un mondo particolare, dall’esterno può sembrare semplice, ma in realtà ci sono tantissimi aspetti e variabili dei quali bisogna tenere conto, proviamo a scoprire qualcosa di più intervistando alcuni addetti ai lavori, iniziamo questa serie di interviste conoscendo la figura del direttore sportivo. Abbiamo incontrato Marco Abbiati che è appunto il DS del Basket Brescia Leonessa ed è un grande esperto di scouting

 

Presentati

Sono Marco Abbiati, Direttore Sportivo Basket Brescia Leonessa dal 2011, ho iniziato da team manager e da quando siamo in serie A sono DS e mi occupo principalmente di scouting.

Quando ti sei appassionato al mondo dello scouting? 

Mi è sempre piaciuto osservare i giocatori e quando siamo andati in serie A Santoro mi ha chiesto di dedicarmi a questo aspetto, perché gli stranieri sono 5/6 e non solo due e poi c’è un mercato particolare, che va seguito durante tutto l’anno. Ho accettato molto volentieri perché sono un grande appassionato di pallacanestro e ho sempre amato questo lavoro.

Come funziona il lavoro di un DS all’interno di una società? Qual’è la differenza con il GM?

Il General Manager è quello che sta sopra, che coordina non solo la parte sportiva ma tutto quello che riguarda la società (marketing, la parte amministrativa). Il DS invece segue la parte sportiva: i tesseramenti, i visti, i rapporti con la lega, l’organizzazione dei viaggi e delle trasferte, ovviamente non posso fare tutto da solo e mi avvalgo dell’aiuto del team manager, che è più incentrato sulle richieste e i bisogni dei giocatori. In più io seguo il discorso dello scouting.

A Brescia sei l’unico ad occuparti di scouting o hai dei collaboratori? Chi ha l’ultima parola riguardo la scelta dei giocatori?

In società sono solo io, naturalmente le cose vengono condivise con GM, allenatore e assistenti, la decisione su un giocatore viene presa tutti insieme, l’allenatore dice di che tipologia di giocatore ha bisogno, io faccio delle proposte e poi si prende insieme una decisione.

Visioni sempre tutti i giocatori o a volte è impossibile e ci si deve “fidare” delle referenze?

È impossibile visionare tutti i giocatori, ma c’è una gran differenza tra visionare video o vedere le partite dal vivo, ed è per questo che io mi muovo spesso: in America o in Europa, ma anche quando le squadre europee vengono in Italia per le varie coppe.
Vedere i giocatori dal vivo ti permette di capire diverse cose: innanzitutto il fisico e poi i movimenti senza palla, cose che nei video non puoi vedere perché di solito è sempre inquadrato chi ha la palla.
All’estero è fondamentale avere dei contatti e conoscere persone perché è importante avere delle referenze, non solo tecniche ma anche caratteriali. Ringrazio la società Basket Brescia che mi permette di visionare i giocatori, per me è un grosso vantaggio

Marco Abbiati direttore sportivo Germani Basket Brescia, fonte © Basket Brescia Leonessa

Come funziona con i vari scout e con le agenzie? Sono loro a proporvi i giocatori o siete voi a cercarli?

Nel mondo ideale dovrebbe essere la società che va dagli agenti a chiedere i giocatori che vuole, mentre in realtà ci sono talmente tanti giocatori che sono le agenzie a chiamare e a fare proposte.
Andando avanti con lo scouting e conoscendo sempre più giocatori, si dovrebbe arrivare al punto in cui tu chiedi il giocatore che ti interessa. Poi ci sta anche che gli agenti propongano, insomma ci stanno entrambe le cose.

Quali sono gli eventi imperdibili? Le Summer League? Il PIT o i vari showcase? Quale preferisci?

Summer League e PIT sono due eventi imperdibili, soprattutto le prime Summer League, quelle a Salt Lake City e a Sacramento, perché si sta a bordocampo e si possono vedere i giocatori da vicino, mentre a Las Vegas è un pò una sorta di festival.
Il PIT è bello perché ci sono tanti senior, mi piacerebbe fare più giri in Europa per rivedere i progressi dei giocatori visti al PIT.
Anche gli showcase della G-League sono molto interessanti, quest’anno sono state partite vere, poi ce ne sono altri che invece non sono aperti a tutti.

Con il mercato europeo come funziona? Con la formula del 6+6 o 5+5 mi pare che abbia un pò perso l’appeal che aveva un tempo..

In parte è vero, ma non del tutto, nel senso che l’Europeo ti salva comunque un visto e nel caso debba servirti non puoi permetterti di bruciarteli tutti, quindi avere giocatori europei o extra già “vistati” è importante.

In quali altri campionati al di fuori della LBA si lavora meglio a livello di scouting? 

Il Belgio fa un ottimo lavoro sui rookie, mentre la ACB Spagnola lavora bene soprattutto nelle prime sei/sette squadre.

Che caratteristiche deve avere un giocatore per colpirti? Quali aspetti non bisogna trascurare?

Il talento e la parte fisico-atletica. Poi c’è da considerare il fatto che la pallacanestro la si può insegnare, con l’allenamento si può migliorare tanto quindi non bisogna limitarsi solo al fatto che un giocatore faccia canestro o meno, ma vanno valutate anche altre caratteristiche, soprattutto con i giocatori più giovani.

Di quali giocatori tra quelli che hai “scoperto” sei più orgoglioso? C’è qualcuno invece che ti ha deluso o si è dimostrato al di sotto delle aspettative?

Ricordo sempre volentieri Fernandez perché è stato il primo che ho preso, era un rookie e ho insisto per averlo in prestito da Milano, dopo i primi due mesi non aveva reso quanto poteva dare ma ho insistito per tenerlo e alla fine ho avuto ragione. Riguardo le delusioni è capitato a volte che alcuni i giocatori non si siano trovati, non tanto per questioni tecniche ma perché non era la situazione giusta, capita.

C’è qualche giocatore che è stato ad un passo dal venire a Brescia ma del quale poi non se ne è fatto nulla e poi è esploso ed è diventato irraggiungibile?

L’anno in cui abbiamo preso Jenkins ci avevano offerto Mike James, non lo avevamo preso perché era un rookie e non lo conoscevo abbastanza bene, ma ricordo che era già un bel giocatore e aveva qualcosa in più. Alla fine abbiamo preferito virare su un giocatore più esperto, James finì in Croazia e poi a Omegna e il resto della storia lo conosciamo…

Che caratteristiche deve avere un bravo scout?

Alle Summer League non devi scegliere i giocatori ma devi capire chi non prendere, i giocatori si possono indovinare o si possono sbagliare, ma a volte si sbaglia non solo per questioni tecniche ma per altri motivi, per esempio caratteriali, ci sono tante variabili, pensa ad un ragazzo poco più che ventenne che passa da una città grande venti volte Brescia e finisce in realtà più piccola, non è scontato che si ambienti subito, ci sono tantissime cose che vanno a influire, famiglia, fidanzate, il carattere.

Ci dai qualche anticipazione sulla Leonessa?

La formula sarà il 5+5, ripartiamo dal blocco Italiani più Moss, ci stiamo confrontando con Enzo (Esposito, ndr) che è un grande appassionato di basket americano e di Ncaa, andremo insieme alla Summer League di Las Vegas e mi darà una grossa mano in quella situazione visto che ha un’esperienza ventennale in questo campo.