Serie A: le finaliste, perché sono arrivate al grande ballo

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Siamo nel periodo più appassionante e avvincente per gli amanti del grande basket, nel quale tanto in NBA quanto nelle varie leghe si decidono le sorti di una stagione. La posta in gioco è altissima e le temperature già calde nei palazzetti rischiano di diventare torride per la tensione che si avverte in campo e il tifo sugli spalti. In Italia a contendersi lo scudetto nella serie finale saranno l’Olimpia Milano e l’Aquila Trento, le squadre che più hanno meritato di arrivare in fondo perché  si sono dimostrate le più forti, le più attrezzate e le più in forma. Ma perché sono arrivate fin qui? E come ci sono arrivate?

OLIMPIA MILANO

Come ogni anno è la favorita, perché ha un roster costruito per vincere in Italia e non sfigurare in Europa, perché nonostante alti e bassi in regular season, in questi playoff sembra aver aggiustato il tiro e dopo lo sweep contro Cantù ha battuto Brescia 3-1 espugnando per due volte il PalaGeorge. Rispetto alla regular season sono cambiate alcune cose: il playmaker titolare è diventato capitan Cinciarini, giocatori come Goudelock e Kuzminskas hanno trovato sempre più spazio e a farne le spese sono stati M’Baye e Theodore.
Il momento chiave per gli uomini di Pianigiani è stata forse la brutta sconfitta alle F8 di coppa Italia contro Cantù: da lì in poi la squadra si è ricompattata con nuove gerarchie, il finale di stagione ha portato buoni risultati in campionato mentre in Eurolega, dove i giochi ormai erano già stati decisi, c’è stata l’occasione di vincere alcune gare ed evitare l’ultimo posto facendo anche qualche esperimento. Pur non avendo degli specialisti a roster, Milano nella stagione regolare è stata la miglior difesa del campionato.

In attacco le scarpette rosse hanno messo in mostra tanto pick and roll sfruttando le doti offensive delle talentuose guardie e le qualità di Gudaitis e Tarczewski. Goudelock in questa post-season è stato a tratti incontenibile e sicuramente l’avere a fianco un play come il Cincia invece di una combo realizzatrice come Theodore, ha giovato non poco nell’economia della squadra ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

 

Kuzminskas forse è l’emblema di questa squadra: quando ha faticato a trovare posizione in campo rimanendo fuori dai giochi e sembrando un po’ spaesato come in gara 1 della serie contro Brescia al forum, Milano ha dovuto cedere il passo agli avversari, mentre quando invece è stato coinvolto nel gioco ha dimostrato che sul campo sa fare tantissime cose e le sue skills sono preziosissime nell’economia della squadra.
Il gioco di Pianigiani per ora non raggiunge i livelli della Siena dei tempi d’oro, ma rispetto a inizio anno le cose sono migliorate, c’è una buona circolazione di palla e una ricerca del miglior tiro disponibile.

Con queste premesse il talento e la classe dei giocatori Olimpia dovrebbe fare la differenza contro qualsiasi squadra di serie A, soprattutto in una serie al meglio delle sette gare. L’utilizzo del condizionale però è d’obbligo se di fronte hai gli uomini di coach Buscaglia.

AQUILA TRENTO

Dopo un girone d’andata quasi anonimo, l’Aquila ha cambiato passo nel girone di ritorno con un record di 11-4 (curiosità: lo stesso dell’Olimpia) che con molta probabilità è frutto di una preparazione atletica mirata e del cambio in corsa Behanan-Hogue.
Trento è la squadra che gioca il miglior basket in Italia, difesa asfissiante, atletismo e tanti giocatori in forma strabiliante: Sutton, Shields, Flaccadori, Gomes, Hogue tengono dei ritmi indiavolati, guardarli giocare ai playoff è una vera goduria, arrivano sempre primi a rimbalzo e spesso costringono gli avversari a tiri forzati.
Toto Forray è il simbolo di questa squadra: giocatore tutt’altro che eccezionale dal punto di vista tecnico, ma con una garra pazzesca che lo ha portato a diventare il riferimento della squadra su entrambi i lati del campo. Shields è un attaccante molto talentuoso e creativo che in questa post-season sta viaggiando a 17 punti di media.

 

Flaccadori, dopo un’annata non proprio indimenticabile, in questi playoff è letteralmente esploso. Gomes e Silins, pur con alti e bassi, sono sempre temibili dall’arco e non gli si può concedere un millimetro. Sutton è devastante sia dal punto di vista atletico che di difesa, mentre Hogue da centro bonsai, è imprescindibile per il gioco di Trento perché in grado di cambiare senza problemi sugli esterni avversari.

È proprio il gioco di squadra la vera forza dell’Aquila. Nella nostra serie A raramente si è vista una capacità di sfruttare al meglio gli uomini a propria disposizione e Buscaglia in questo è un maestro.
La difesa senza posizioni di Trento è tatticamente interessantissima perchè, a parte il play, può schierare un quintetto dove tutti sono alti 2 metri e possono cambiare su tutti, praticamente eliminando ruoli ben definiti e non dando agli avversari punti di riferimento.

Se proprio bisogna trovare un difetto alla truppa trentina si pesca la non eccessiva fisicità che mettono in campo, perchè quando il metro arbitrale è molto fiscale il rischio di lasciarsi troppo andare per giocatori come Gomes e Gutierrez è dietro l’angolo. Per questo dovranno essere in grado di rimanere nella partita e sapersi adattare.

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