The last dance: il pensiero e il falò…

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The last dance
Grafica di H3ml0ck

Siamo arrivati in fondo alla serie tv The Last Dance di Netflix che ha polverizzato ogni record di visualizzazioni, ci ha accompagnato con due ore di evasione ogni lunedì di questa pandemia e ora che le misure sono allenatate ci ha virtualmente detto:

Ragazzi ora provate a pensare di nuovo al basket giocato e vivete la vostra vita più ricchi di prima.

Gli ultimi due episodi si sapevano sarebbero stati il culmine di un viaggio. Nonostante questo, tutti erano a conoscenza di come sarebbe andata a finire, eppure hanno vissuto quell’eccitazione mista a curiosità di sapere cosa ci sarebbe stato dietro.

L’ultimo raduno…

Personalmente la cosa che mi ha lasciato più sentimentalmente toccato è il racconto dell’ultimo raduno fatto dopo il sesto titolo. Uno Steve Kerr toccato nel profondo, un Michael Jordan mai così ematico con i compagni e la consapevolezza di una corsa incredibile e per certi versi irripetibile che si stava per concludere.
L’idea di Phil Jackson di scrivere ognuno un pensiero e poi bruciarlo dopo averlo letto è solo la punta dell’iceberg dei suoi metodi introspettivi e incredibilmente efficaci. C’era il misto tra la voglia di celebrare il presente delle vittorie e contemporaneamente volerlo cancellare considerandolo già passato.

Ripercorso molto bene nelle musiche e nei toni da Netflix, l’ultimo momento insieme di quella squadra è stata oltre che l’ultima scena anche il ricordo che più ha emozionato assieme all’immagine di Jordan sdraiato per terra a festeggiare e al contempo a struggersi per la vittoria del titolo nell’anno della morte del padre. Questo documentario ci ha permesso di capire che dietro alla grandezza dei giocatori ammirati anche oggi, c’è un mondo incredibile fatto di personalità, controversie, compulsività e degli equilibri molto sottili. Certo, raccontare la squadra più vincente di tutti i tempi è più semplice, ma se proviamo ad andare oltre al “bello” o “brutto” al Jordan GOAT o non GOAT, ci si porta a casa tanto da una serie di questo tipo, perché in fondo il 1998 non è poi così diverso dal 2020 nello sport.
Dispiaciuto per la fine di The Last Dance? Si. Contento di averla vissuta settimana dopo settimana? Ancora di più.

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