NBA: Trae Young vuole prendere per mano gli Hawks

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Trae Young

Gli Atlanta Hawks sono senza dubbio stati una delle storie di questa off-season, principalmente per quanto riguarda il mercato. Dopo un’altra annata dei bassifondi della Lega, nonostante un core giovane più che promettente, la squadra ha allentato i cordoni della borsa per allungare contratti sostanziosi a veterani come Bogdanovic e Gallinari; i due daranno il loro contributo principalmente nella metà campo offensiva, dove gli Hawks, nonostante alcuni exploit a livello di punti segnati, sono state una delle peggiori squadre nella scorsa stagione (un offensive rating di 107, buono solo per il 25esimo posto nella Lega).

Nonostante le aggiunte e svariati giovani di cui si guarderà con interesse la crescita, Atlanta è e rimane la squadra di Trae Young. L’ex università di Oklahoma è stato scelto per farne lo Steph Curry dell’Est e, sebbene il paragone con il tre volte campione NBA sia più che prematuro, è innegabile che il suo stile di gioco estremamente coinvolgente e spettacolare abbia già dato dividendi, perlomeno a livello personale.

LANCIAFIAMME

Sempre premettendo che parlare dopo una settimana di stagione regolare vuol dire mettere figurativamente le mani avanti prima di qualunque cosa si voglia dire, gli Hawks hanno iniziato in maniera davvero grandiosa, almeno per quanto riguarda la metà campo offensiva: il loro offensive rating di quasi 120 è il primo della Lega, mentre il 41% abbondante da tre è il terzo miglior dato (l’anno scorso hanno tirato con il 33.3%, peggior dato di Lega).
Young ha iniziato come il miglior giocatore in NBA per media punti (sono 34 a sera nelle prime tre), ma soprattutto con una notevole efficienza al tiro, vista la percentuale di 61.2 relativa alla effective field goal. La partita più rappresentativa da questo punto di vista è stata quella contro Chicago, in cui ha messo a referto 37 punti con solo 12 tiri, primo e unico giocatore nella storia della NBA a riuscirci.

Se il tiro da tre è l’arma più conosciuta e letale di Trae Young, quella per cui tutte le difese si devono preparare, il floater rischia seriamente di essere già la sua signature move. Già l’anno scorso, Young aveva tentato il floater ben 266 volte: solo i tiri dal palleggio avevano rappresentato una soluzione più frequente per lui (323 i pullup tentati). Anche in questa stagione, il trend si sta confermando, anzi: finora sono più i primi (15) dei secondi (13), ma c’è tutto il tempo perché le cifre si equilibrino sui livelli dell’anno scorso.

Young ha imparato a maneggiare questo tipo di tiro verosimilmente per colmare le lacune fisiche; è difficile per un giocatore listato a 185 centimetri per 81 chili farsi valere nei pressi del ferro in mezzo a uomini 20 (almeno) centimetri più alti e 30-40 chili più pesanti, e infatti l’anno scorso sono stati solo 43 i finger roll tentati). Il floater permette di battere l’anticipo del lungo senza grossi rischi e Young è comunque molto bravo a resistere ai contatti e a proteggersi col corpo dal difensore che si è appena lasciato alle spalle, o con una accelerazione, o con l’aiuto di un blocco.

PLAYMAKER

Dove a Young a richiesto un miglioramento in questa stagione è nel trattamento del pallone. Nella scorsa annata, Trae Young ha fatto registrare il settimo peggior dato in termini di turnover ratio (cioè, banalmente, la percentuale di possessi offensivi terminati con una palla persa), 12.4, al livello di svariati big men o portatori di palla decisamente spericolati (Lonzo, Westbrook, Morant): va comunque specificato che il numero 11 ha tanto la palla in mano, come dimostrato dal suo usage rate di 33.9, quarto dato più alto nella scorsa stagione.

Il fatto di avere in squadra un altro giocatore abituato a tenere tanto la palla in mano come Bogdanovic, che però al momento parte dalla panchina, gli toglierà pressione dalle spalle, così come la crescita dei vari Hunter e Reddish, di cui ci si aspetta un passo in avanti in termini di produzione offensiva.
Finora, nonostante il campione di partite sia infinitesimale, Young è stato capace di abbassare la propria TO ratio a 9.2, tenendo conto solo dei giocatori con almeno 30 minuti di media in campo.

Al netto di ciò, già l’anno scorso Young è stato un creatore di gioco (per gli altri) sicuramente efficace, più per istinto che per vere letture della difesa, situazione in cui il nativo di Oklahoma City deve ancora fare passi in avanti: stiamo comunque parlando di un giocatore che ha messo assieme una percentuale di assist potenziali del 42%, terzo miglior dato in NBA: quest’anno siamo al 38.6%, quinto miglior dato di Lega.

A proposito di istinti, questo assist non ha senso:

Young è fondamentale per dare agli Hawks una marcia in più in termini di transizione offensiva, situazione in cui, forse a sorpresa, gli Hawks non erano particolarmente produttivi nella scorsa stagione (undicesimi per frequenza di utilizzo della transizione, ma 1.10 punti per possesso, nella metà bassa della Lega, nonostante una differenza risicate tra le varie squadre).

Ecco perché Capela può essere un’aggiunta molto interessante nell’economia di squadre, soprattutto in attacco.

RIVALITÁ

In realtà, in questi giorni Trae Young ha fatto notizia non solo per come lui e gli Hawks stanno crivellando le retine delle arene NBA, ma anche per le schermaglie con Grayson Allen. Il giocatore degli Hawks si è lamentato sui social per uno sgambetto subito dal giocatore dei Grizzlies e che, a detta sua, sarebbe stato volontario. A ciò è seguita poi una diatriba sui social tra i due e anche Jaren Jackson Jr., che ha preso le difese di Young. Le tensioni tra lui e Allen, in realtà, risalirebbero ad uno screzio avuto in una partita di pre-season 2018 quando l’ex Duke era ai Jazz, e sarebbero continuate un paio di settimane, fa sempre in pre-season, con una spinta di Young ad Allen. Il giocatore di Memphis si è probabilmente segnato il tutto con l’obiettivo di “vendicarsi”: nulla di nuovo, la sua fama lo precede fin dai tempi del college, e non è buona.

Un’altra “quasi rissa” di quelle che popolano il mondo NBA perché, come disse Lonzo Ball un paio di anni fa “siamo in NBA, nessuno vuole fare a botte con nessuno”.

Nato a Bologna nel 1993, laureato in Lingue e Letterature Straniere. Scrive di NFL e NBA per Ultimo Uomo e Sky Sport. Twitter: ElTrenza93