HomeEsclusiveTrinchieri: "La sfida del P.A.O.K. ha analogie con quella del Partizan"

Trinchieri: “La sfida del P.A.O.K. ha analogie con quella del Partizan”

Andrea Trinchieri è pronto per abbracciare la nuova sfida sulla panchina del P.A.O.K. Salonicco e, intervistato da Massimiliano Bogni in esclusiva, ha raccontato cosa significhi, che tipo di avventura lo possa aspettare e un’analogia con una sua esperienza passata, quella di Belgrado al Partizan.

Quella del P.A.O.K., quindi, che sfida è?

È una cosa diversa, perché al momento c’è poco o niente. Non c’è nulla, tranne un nome storico e una metà di una città che vibra di pura passione. Gli ultimi anni vincenti e competitivi ai massimi livelli del P.A.O.K. sono i tardi ‘90. È molto simile, con alcune differenze sostanziali, a quando andai a Belgrado: nel 2018, il Partizan era radioattivo, non lo voleva toccare nessuno. Un fattore che a me dà qualcosa in più è allenare in un posto dove c’è una passione: se il mio lavoro è prendere un giocatore e portarlo a un livello successivo, è più facile essere molto esigente quando sei spinto da la passione e l’amore dei tifosi. Un coach chiede ai suoi uomini investimenti di tempo, sacrifici, fatica: è più facile quando ti riconoscono ogni giorno, quando vai a bere un caffè e ti dicono “Grande partita ieri”. Quando ti ignorano, sia che giochi bene o che fai male, penserai “Cazzo, oggi il coach mi romperà ancora le scatole”. Secondo me è un moltiplicatore di energia e di motivazioni. Non c’è nulla, tranne il proprietario…

A proposito, quanto ti ha stimolato il contatto col proprietario Telis Mistakidis (maggiore azionista del club dal novembre 2025)?

È una persona che vuole fare tanto, ha grandissime risorse, ma vuole fare nei modi giusti. Non vuole prendere scorciatoie. Suo papà lavorava alla FAO a Roma, ha vissuto in Messico e in mille altre parti del mondo. È una persona con cui parlo in italiano: il primo incontro è avvenuto a Milano, c’è stata una grandissima sintonia. È una persona così importante, una persona di così tanto successo, che non si  fa problemi a dirti “Non so niente di pallacanestro”. Ma poi ti fa una serie di domande e capisci che vuole capire. Non ha né voglia né tempo di farsi riempire di aria fritta: diventa fondamentale che gli spieghi le cose in un modo che lui le possa capire, perché poi non ti chiederà la stessa cosa due volte. Quando incroci persone che hanno avuto questa magnitudo di successo, attraverso scelte di puro business plan, capisci di incontrare uomini con un cervello elitario.

Come vuole posizionarsi il P.A.O.K. in questo rimescolamento di connotati e gerarchie del basket europeo?

In questo momento, al centro ci sono tutti: tutte le squadre che hanno o tanto denaro, o storia, o pubblico, sono tutte dentro questo pot-pourri. NBA Europe, Eurolega, FIBA: so che alla fine sarà cosa buona, potrebbe iniettare della linfa in un albero che qualche ramo secco ce l’ha. Però so che non si può mai scindere lo sport dal momento sociale dei Paesi. Siamo sostanzialmente dentro una guerra mondiale: lo sport potrebbe essere fondamentale in questo momento, ma le risorse sono quelle che sono. Un darwiniano della prima ora direbbe che chi non si adatta non sopravvive, e a oggi percepisco ancora un po’ in ritardo nell’evolverci.

Simone Mazzola
Simone Mazzola
Simone Mazzola è ideatore e fondatore di Backdoor Podcast. Giornalista pubblicista iscritto all'albo, segue e racconta il basket quotidianamente da oltre vent'anni. Nel corso della sua carriera ha collaborato con redazioni del calibro di FoxSports e del sito italiano NBA. È inoltre autore del libro "American Dream: un infiltrato alle NBA Finals".X: https://x.com/mazzola_simone IG: https://www.instagram.com/datruth84/

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