Tyler Kalinoski: “QI e adattabilità, ma l’aneddoto su Davidson e Curry…”

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Tyler Kalinoski
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Tyler Kalinoski, esterno della Pallacanestro Brescia, ha parlato ai nostri microfoni del suo primo anno in Italia, sottolineando quelli che sono stati gli aspetti a cui è stato più difficile abituarsi, e ha raccontato le sue esperienze precedenti: dal college ai campionati esteri.

  • Come è stato il tuo primo contatto con il basket italiano e quali sono stati, per te, gli aspetti a cui è stato più difficile abituarsi?

La mia prima impressione del campionato italiano è stata di alto livello.
Dall’alto al basso tutte le squadre erano competitive e, come puoi vedere dalla classifica, non c’è una squadra peggiore ma sono tutte sullo stesso livello.
Non so se c’è qualcosa di particolarmente difficile a cui abituarsi nel campionato italiano, ho solo apprezzato molto la competizione.

  • Un tuo pensiero, invece, sulla stagione giocata a Brescia sia per quanto riguarda il campionato che l’Eurocup?

Penso che questa stagione sia stata molto dura e difficile, lo è stata per molte squadre con questa situazione del Covid perché alcuni ragazzi lo hanno preso, altri hanno dovuto saltare le partite.
Per me personalmente è stato difficile perché anche io l’ho contratto dovendo fermarmi  e saltare alcune partite sia in campionato italiano che in Eurocup.
È stato un anno difficile, abbiamo fatto fatica alcune volte ma finora mi è piaciuto molto giocare con questa squadra, avremmo potuto avere una stagione migliore in circostanze diverse e con i fans presenti.

  • Nella tua carriera hai giocato in molte nazioni europee come Grecia, Francia, Belgio e Turchia. Quali sono le principali differenze tra questi campionati sotto l’aspetto del gioco?

Ho giocato in diversi campionati ed in diverse nazioni.
Come detto, l’Italia ha una bella competizione tra le varie squadre, ma ogni lega ha un tipo di gioco diverso, infatti, ho notato che in Francia c’è un ritmo veloce e molti uno contro uno, invece la Grecia ha un gioco fisico e più lento mentre l’Italia è un mix tra i due.

  • Vieni dallo stesso college di Curry e anche tu sei uno dei migliori tiratori da 3 del campionato. Era un aspetto che veniva particolarmente allenato durante gli anni del college?

Davidson è il college che sia io che Curry abbiamo frequentato, lì hanno uno dei migliori coach del paese, Bob McKillop, e lui sa sempre cosa fa, infatti, ha uno specifico sistema di gioco e una delle caratteriste principali di questo sistema è che apre molte opportunità ai tiratori quindi se non diventi un buon tiratore nel suo sistema hai perso un’opportunità.
Una cosa che facevamo era giocare cinque contro cinque, poi ci fermavamo e tiravamo da 3 punti per due minuti filati.
Curry è uno dei migliori tiratori ed è pazzesco vedere cosa ha fatto, cosa sta facendo e il livello con cui lo fa.

  • Infine quali sono le tua qualità che ti rendono diverso o superiore rispetto agli altri giocatori del tuo ruolo?

Credo che le qualità di me che risaltano siano il mio QI cestistico e la mia capacità di giocare in diverse posizioni.
Sono un bravo tiratore ma, come ho mostrato a Brescia quando avevamo giocatori infortunati, posso fare anche il playmaker e giocare il pick and roll, inoltre so difendere.
In conclusione so fare queste cose per cui le qualità sono il mio quoziente intellettivo e la mia capacità di giocare in diverse posizioni.