Una gran finale, un grande anno e la torre di Babele (di W.Pedrazzi)

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Poteva e doveva essere il tempo della umana solidarietà. Invece, ancora non si tacitano gli ululati degli sciacalli. Quelli che… Dovevano dirlo, farlo, prima. Parlare, sempre, per il gusto dell’eco della propria voce. Senza capire nemmeno la più elementare sintassi logica: che un provvedimento è, per sua stessa natura, e significato, una conseguenza. E avremmo voluto vederli quelli, ed erano tanti, del “tutto aperto” e “l’apericena” intesa come inalienabile diritto, se tutto fosse stato chiuso dal primo febbraio… Suvvia… Silenzio. Invece parlano tutti. Ognuno dal proprio punto di vista, dal proprio osservatorio particolare. Che è un diritto. Finché non scatta l’emergenza. E le priorità diventano altre. Niente da fare.

Il calcio che reclama l’aiuto dello Stato per pagare gli stipendi ai giocatori. Chi fa i conti delle perdite economiche, giusto, sacrosanto, ma soltanto finché non imperversano le perdite umane. E chi fa la mossa, abbozza, tergiversa, aspetta, che siano gli altri a decidere, magari per poter dire, sbagliato, noi avremmo fatto… Dopo. E in questo caso, nel piccolo universo-basket, proliferano gli specialisti. Gli esempi cercateveli da soli. Perché noi, ne avremmo nomi e situazioni da fare, opinioni personali…

Ma le nostre, come le Vostre, arrendiamoci, non contano niente… Silenzio, dunque. È questo il tempo. Perché è struggente la mano che muore senza che ce ne sia un’altra che gliela tenga.

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