Urania Milano, l’arte di fare di necessità virtù

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Urania Milano
Montano (credit: Savino Paolella)

Che fa l’Urania Milano se si ritrova senza Amato e Beverly per la delicata partita al PalaLido contro Orzinuovi? Riscopre l’arte del giocare in emergenza già applicata in regular season e, all’insegna della massima autodisciplina per fare solo quello che serve riducendo al minimo le forzature, ritrova così anche la vittoria (82-75) dopo tre sconfitte consecutive nella fase a orologio e soprattutto un demoralizzante bilancio di 1 vinta e 8 perse dall’inizio del 2024.

“In queste situazioni nella testa dei giocatori può generarsi una ricerca dell’alibi ancor prima di giocarsela oppure una vantaggiosa leggerezza che porta a provarci sapendo che intanto non si ha nulla da perdere: questa squadra ha sicuramente la capacità di affrontare le emergenze con una mentalità positiva. Poi va detto che abbiamo un bel numero di lottatori, tutti disponibili questa sera”, è la considerazione finale di coach Davide Villa su nostra precisa domanda. E nella serata in cui capitan Piunti è limitato dai fischi arbitrali come dagli acciacchi, il “fighter” per eccellenza è Aristide Landi: per i 22 punti da top-scorer assoluto, ma anche per la capacità da metà terzo quarto di prendere in custodia il temuto Grant Basile (10 punti, con 4/12 dal campo e 2/7 ai liberi) quando per l’Urania Milano si accende anche la spia dell’emergenza falli nel pacchetto lunghi, con già quattro palette alzate per Piunti e tre per Lupusor (9 punti, 3 rimbalzi).

Ma l’arte del fare dell’emergenza virtù racchiude anche l’energia da neo-papà (felicitazioni!) di Montano, che vale in tabellino 11 punti e 6 dei 21 assist complessivi con cui l’Urania certifica una prestazione offensiva di squadra che va al di là di Landi (comunque autore a sua volta di 4 passaggi vincenti) così come di non straordinarie percentuali al tiro (50% da due, 37% da due). E che viene favorita anche dall’esperta e attenta regia di Bonacini (6 punti, 5 assist in 25’), altro fattore vincente della serata.

In doppia cifra ci vanno anche un Potts (12) che ha soprattutto il merito di ritrovare la mira perduta (4/13 dal campo) nell’ultimo e decisivo quarto e un Severini (10, inclusa la delicatissima tripla del 67-57 al 35°) che va soprattutto elogiato per la capacità di non farsi abbattere dal risultato del primo round contro Jorgensen per vincere poi gli altri tre: tradotto dal pugilato al basket, 10 punti per il play di Orzinuovi nei primi 10 minuti e, sempre seguito come un’ombra da Severini, “solo” altri 10 nelle successive frazioni per un comunque egregio ventello che ne fa il top-scorer dei suoi.

Discorso finale per Cavallero, pescato dal fondo della panchina sempre in nome della situazione contingente e capace di mettere insieme 5 punti e 3 rimbalzi in 15’: coach Davide Villa ha più volte onestamente e chiaramente illustrato la posizione del classe 2003 all’interno del roster, ma farsi trovare pronto ogni volta è una qualità che forse andrebbe premiata anche al di fuori dell’arte di fare dell’emergenza virtù. (Paolo Corio)

Paolo Corio
Giornalista di professione, scrivo di basket per passione dall'ormai lontana stagione 1999-2000. Per BDP mi occupo principalmente di A2, seguendo Pallacanestro Cantù e Urania Milano.