Urania Milano: playoff sicuri tra imperfezioni difensive e motivazioni da confermare

95
Montano al tiro (credits: Urania Milano)

L’Urania Milano perde la sfida a chi ne fa di più contro Cividale per 92-94, scivola al 6° posto nella classifica del girone verde e fa allungare a 8 la striscia vincente della solidissima squadra di coach Pillastrini, che Dan Peterson (ormai habitué del Palalido insieme con la moglie Laura) ha giustamente definito “un lusso per l’A2”. Fosse entrata l’ultima, rocambolesca ma non impossibile tripla di Montano (fresco Mvp del mese di marzo di tutta l’A2), staremmo qui a scrivere di tutt’altro. A ben vedere – come spesso accade nel basket – non è stato però quell’ultimo tiro a determinare il risultato, ma le tante imperfezioni difensive che non solo hanno aperto la strada alla super-prestazione di Redivo (trascinatore assoluto di Cividale con 31 punti e 8/13 da tre), ma hanno anche concesso troppe facili conclusioni da oltre l’arco come dalla media a Miani (20, con 4/6 e 3/6) e Lamb (14, con 3/3 e 2/6). E se Severini, il “ministro della difesa” dei Wildcats, ha passato 29’ sul parquet a rincorrere senza risultato l’immarcabile Redivo, a facilitare la prova balistica di Cividale (16/33 dalla lunga) hanno contribuito anche le disattenzioni sui cambi dei lunghi di Milano, peraltro surclassati pure a rimbalzo (32 a 23 per i friulani).

Con Potts miglior realizzatore dell’Urania (24, ma con 5/15 dal campo), il rientrante Amato determinato nel fare canestro quando il pallone scotta di più (23, 14 dei quali nell’ultimo quarto, con 6/9 da oltre l’arco) e il finalmente recuperato Beverly (11 punti, 7 rimbalzi, 5 dei quali offensivi) a mostrare a sprazzi quello che avrebbe potuto dare e che potrebbe in futuro dare all’Urania, è soprattutto Lupusor (17 punti, 3 rimbalzi, 4 assist) a raccogliere a fine partita i complimenti di coach Davide Villa. Al quale, in una sorta di riunione tecnica “a caldo” che l’allenatore dell’Urania ci regala, complice l’atmosfera di democratico confronto che la sala stampa dell’Urania da sempre assicura ai cronisti (merce sempre più rara di questi tempi), chiediamo se le mancate applicazioni difensive sono anche la conseguenza di una minore motivazione indotta dall’ormai acquisita qualificazione ai playoff

“Non credo proprio dipenda da quello”, è l’analisi del coach dell’Urania insieme con il suo vice Cece Riva, “ma dal fatto che diversi nostri giocatori non riescono ad avere con continuità le necessaria applicazione difensiva: quando avviene, questo fa la differenza; altrimenti finiamo per pagarne le conseguenze. Così come avviene ogni volta che non tutti i giocatori impiegati danno il meglio quando sono chiamati sul parquet: non è una questione di minuti, ma di quanto riesci a produrre in quei minuti ad aumentare le possibilità di vittoria di una squadra come la nostra, in cui per scelta non esistono gerarchie a priori e men che meno in questa fase della stagione, in cui contano solo i risultati”. Squadra che è ora chiamata alla difficile trasferta di Trieste (domenica 14 aprile alle 18) e quindi all’ultimo impegno della stagione regolare al Palalido contro Rimini (domenica 21 aprile, ore 18). Riuscire a trovare il giusto equilibrio tra imperfezioni difensive e motivazioni assolute, passando per quella migliorabile applicazione mentale, sarà la formula vincente per approcciare a breve i playoff e puntare magari anche a migliorare il traguardo raggiunto nella stagione 2022-2023.

Paolo Corio
Giornalista di professione, scrivo di basket per passione dall'ormai lontana stagione 1999-2000. Per BDP mi occupo principalmente di A2, seguendo Pallacanestro Cantù e Urania Milano.