Olimpia Milano, Denzel Valentine: cosa porta e chi è?

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Denzel Valentine

Con il ritorno negli USA di Rodney McGruder per motivi personali, la chiusura dei tesseramenti per l’EuroLeague consentirà all’Olimpia Milano di sfruttare l’ultima firma stagionale solo per le 7 gare rimanenti di stagione regolare di LBA e il percorso Playoff. A ruotare con gli altri profili stranieri per rispettare il 6+6 nelle distinte di LBA, c’è curiosità per capire come e quanto Denzel Valentine potrà inserirsi nelle rotazioni di coach Messina e, eventualmente, chi metterà da parte nelle distinte da fine marzo in avanti.

4 anni di college a Michigan State 6 anni di NBA tra Chicago, Cleveland e Utah – intervallati da sole 4 partite coi Windy City Bulls per recuperare attivamente da un infortunio – seguiti da una stagione ai Maine Celtics in G League e una metà abbondante di annata in NBL: l’esperienza nell’universo cestistico americano non manca di certo al 31enne nativo di Lansing. Prima del 2023/24 a Sydney, l’unico assaggio di regolamento FIBA, Valentine lo ha avuto nei Giochi Panamericani 2015: allenato, tra gli altri, da coach Rick Fois, il bronzo con Team USA è l’unica occasione in cui si è valutato Valentine nel contesto che ritroverà a Milano. Essendo però un torneo estivo di quasi 9 anni fa, ha più senso valutarne impiego e impatto nell’esperienza più recente ai Sydney Kings.

In 3 sole occasioni sotto i 20′ di utilizzo, Valentine è stato nel 2023/24 principalmente impiegato come secondary ball handler, in un sistema dove erano altri i profili a creare vantaggio dal palleggio – Jaylen Adams sugli esterni, DJ Hogg tra i lunghi. Estremamente competente dal punto di vista fisico (198 cm per 97 kg), il kilometraggio sembra aver tolto qualcosa dal punto di vista atletico, nella metà campo difensiva – spesso è stato coperto da coach Abdelfattah sul giocatore, dall’1 al 4, meno pericoloso con palla in mano fronte a canestro – come in quella offensiva, nella quale i soli 0.862 PPP in situazioni di isolamento lo hanno inserito nel 53° percentile degli attaccanti del campionato australiano.

Il tocco, però, è fuori discussione, sia al tiro (1.021 PPP in situazioni di spot-up, ossia il 22.7% dei possessi a Sydney, via Synergy) che nella creazione per altri: in un sistema di vantaggio costruito diffusamente sul perimetro come quello, in linea teorica, dell’Olimpia Milano, la velocità di redistribuzione e di rilascio di Valentine potrebbe essere un plus non indifferente. Nell’attacco di Milano, considerata anche la maggior stazza e fisicità nella parte alta del corpo, si potrebbe prospettare un utilizzo come playmaker dal post, per massimizzare le abilità ambiziose e tutt’altro che banali da passatore abbinate a una taglia pareggiata in Italia solo da Virtus e forse Brescia nel reparto esterni.

Se nella metà campo offensiva lo skillset pare simile, quindi “sostituibile”, a quello di Devon Hall, è in difesa che i due differiscono molto, sia sulla palla che nel gestire rotazioni e letture lontano da essa. Concentrato sulla palla a spicchi più che sul contatto visivo costante col proprio uomo, non è stato raro nelle gare di NBL vedere l’attaccante difeso da Valentine prendere vantaggio da un’errata postura di Valentine sul lato debole per un attacco del successivo closeout abbastanza scolastico.

Napier, Shields, Mirotic, Voigtmann. Considerando uno tra Hines e Poythress tra i lunghi, tra gli esterni ci sarà spazio solamente per uno straniero nelle rotazioni dell’Olimpia. Lo, Hall o Valentine: chi sarà il sesto tra cotanto senno?