Virtus Bologna all’alba di un nuovo anno zero

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Virtus Bologna

Ci si prepara a un’altra stagione di ricostruzione in casa Virtus Bologna. Se l’estate 2018 era scorsa sulla speranza di aver iniziato un percorso improntato alla continuità e alla crescita progressiva, lo sviluppo della stagione ha inesorabilmente bocciato le attese bianconere.
Da dodici mesi fa, infatti, mancano all’appello Amministratore Delegato, GM e allenatore, mentre in campo torneranno solo quattro giocatori della Segafredo edizione 2018/2019 (Pajola, Cournooh, Aradori, Baldi Rossi). Un restyling necessario, avvenuto in parte per alcune scelte poco premianti e in parte per conflitti interni creatisi e difficilmente risolvibili.
Il nuovo corso virtussino parte, per espresso volere della proprietà, da una fiducia incondizionata verso Sasha Djordjevic, il coach arrivato a campionato in corso e che ha portato a casa la Champions League FIBA. A lui è stato messo in mano il mercato, con la collaborazione di Paolo Ronci, lui pure new entry di metà stagione.

Alessandro Dalla Salda è stato una delle figure più divisive della stagione virtussina

Un mercato che dovrà, nelle intenzioni, vestire di bianconero almeno un grande nome, tale da permettere alla Virtus di brillare in Italia e in campo europeo, dove giocherà l’Eurocup. Non è certo un mistero che il grande nome inseguito sia Milos Teodosic, playmaker di rientro dall’esperienza NBA e che lo stesso Djordjevic allenerà con la Serbia ai prossimi Mondiali cinesi.
Il progetto è quello di iniziare a costruire un profilo sportivo e societario che, nel giro di qualche anno, possa indurre il board di Eurolega a pensare ai bolognesi come potenziali destinatari di una licenza per la Coppa più ambita del Continente. O, ancora meglio, arrivarci vincendo proprio l’Eurocup.

AMBIZIONE E TRADIZIONE, MA C’E’ DA RICOSTRUIRE UNA SOCIETA’

Tutti ragionamenti che oggi si scontrano con una realtà ancora al punto zero di questo piano. C’è da allestire una squadra forte e profonda, possibilmente con giocatori disposti a rimanere per più di una stagione e affidabili. Ma prima ancora va strutturata una società al momento troppo scarna per competere con chi naviga certi mari da tempo.
Va detto che ambizione e denari non mancano. Il patron Zanetti, rinvigorito dal trionfo di Anversa di qualche mese fa, si è detto disposto ad aumentare sensibilmente gli investimenti e lo stesso Djordjevic non è certo allenatore che sieda su una panchina disposto a vivacchiare.
L’errore da non fare, a questo punto, sarà quello di farsi prendere dall’ansia o dalla fretta qualora qualcosa del piano iniziale non dovesse scorrere sui binari previsti. Parzialmente un errore già commesso quest’anno. Non c’è verità più vera di quella secondo cui i grandi successi nascono da ancora più grandi insuccessi. E le ultime due stagioni bianconere di sicuro hanno insegnato molto in tal senso.

Si riparte nel segno di Sasha Djordjevic

La strada seguita finora sul mercato, per esempio, è rischiosa. Cercare di accostare giocatori di affermata Eurolega, provando a convincerli con stipendi faraonici. Una strategia che mette di fronte a due pericoli: strapagare un giocatore oltre le proprie capacità oppure ritrovarsi col cerino in mano nel caso in cui tutti i primi obiettivi decidessero di rimanere nella principale competizione continentale.
Dovesse verificarsi una di queste due condizioni, sarà molto importante il lavoro della società nel contenere il problema, impedendo ad esso di amplificarsi. Soprattutto gestendo gli umori di una piazza da sempre esigente come quella bolognese, capace di esaltarsi dopo un tris di vittorie e ugualmente repentina nel deprimersi, con tendenze alla contestazione, in seguito alle sconfitte.

Parallelamente a questo corre il discorso impianto di gioco. Il Paladozza resta indubbiamente uno dei campi più suggestivi d’Italia, ma al contempo oppone alla realtà una capienza insufficiente per i massimi palcoscenici. Massimo Zanetti ha più volte parlato di voler costruire un impianto di proprietà Virtus in città, ma, anche qui, si sa che bisognerà avere pazienza. Molta, conoscendo i tempi medi in cui vengono smarcate queste tematiche in Italia.
Una situazione, insomma, non semplice per una Virtus che vuole tornare davvero tra i protagonisti del basket nostrano. Ma che, al terzo anno del nuovo corso, non può più permettersi errori di un certo tipo.