Virtus Bologna: tra Hackett e Shengelia, un’analisi della situazione

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Shengelia Hackett

Due fulmini a ciel sereno. Giovedì 3 marzo la Virtus Bologna annuncia la firma pluriennale di Daniel Hackett. Cinque giorni dopo arriva il comunicato che conferma l’accordo fino a giugno con Tornik’e Shengelia. Due colpi incredibili, di livello tecnico e di immagine altissimo. Che vanno a rilanciare le ambizioni virtussine e colmano un paio di vuoti a roster che stavano cominciando a diventare più che semplici grattacapi.
Riavvolgiamo il nastro di un’altra settimana incredibile in casa Segafredo, per capire meglio come si è arrivati a queste due firme e quali sono gli scenari futuri per i bianconeri.

LE PROBLEMATICHE DELLA SQUADRA

Al termine della partita di giovedì, vinta, rischiando, in Eurocup contro Bursaspor, Sergio Scariolo è stato molto diretto:

Dovremo anche fare la scelta di tagliare I minuti di chi non riesce a rendere come dovrebbe. Questo è il gioco. Non ci sarà più differenza fra chi ci prova e non riesce e chi non ci prova. Serve la migliore prestazione sul campo, oppure non sei un giocatore di questo livello.

I destinatari delle parole sono sembrati da subito chiari a tutti: Nico Mannion e Jakarr Sampson in prima battuta, Amar Alibegovic di rimando. Tra i numerosi problemi di carattere fisico che ha avuto la Virtus in questa stagione, ci sono stati anche alcuni intoppi dal punto di vista tecnico in campo. Da una difesa che spesso ha fatto acqua ad alcuni giocatori che fin qua hanno reso meno delle aspettative.

Mannion era stato il colpo ad effetto dell’estate virtussina. Reduce da un’eccellente Olimpiade con gli Azzurri, il folletto da Arizona arrivava per essere un’aggiunta giovane e di valore per questa Virtus. Purtroppo, prima il virus che, proprio di rientro dalle Olimpiadi, lo ha messo fuori gioco a lungo, debilitandolo non poco fisicamente. Poi i problemi alla schiena, la cui guarigione è stata ulteriormente prolungata dalla debilitazione di cui sopra, hanno reso la prima parte di stagione un vero inferno per Nico.

Complicando ulteriormente il processo di inserimento in un ambiente di gioco molto diverso da quello in cui era stato fino alla passata stagione. All’interno di una squadra con alte ambizioni dove il suo ruolo designato era di dividersi la regia con Alessandro Pajola, sotto la supervisione di Milos Teodosic. Un processo non scontato per un ragazzo poco più che vent’enne in condizioni normali. Figurarsi con tutti questi intoppi.

Nico Mannion
Foto dal resto del Carlino

La conseguenza, naturale, è stata una prima parte di stagione dove il campo ha mostrato soprattutto i limiti del giocatore. Abituato a giocare palla in mano, con un occhio prima a sè che ai compagni, non necessariamente con accezione egoistica, Mannion non ha mai trovato continuità offensiva: 5.6 punti di media, col 36% dal campo e 1.6 palle perse di media in 15′. Bilanciate comunque da un rapporto assist/minuti giocati eccellente (7.8 assist di media parametrati su 36 minuti), a riprova del fatto che non sia un giocatore egoista.

In generale non ha mai ispirato quella fiducia che ci si aspetta per il ruolo ricoperto. Da qui la scelta di buttarsi sull’occasione Hackett, mettendo in stand by la pazienza invocata ad agosto a fronte di una stagione che entra nel momento in cui il margine di errore diventa sempre più ridotto.

Diverso il discorso su Sampson. Arrivato in corsa per rimediare all’infortunio di Udoh, era sembrato da subito un profilo particolare. Appurato che sul mercato non ci fosse qualcuno che potesse surrogare ciò che avrebbe portato alla causa l’ex Fener, si era scelto di andare su un giocatore totalmente diverso. Un atleta, sottodimensionato per il ruolo, ma che mettesse quel dinamismo complementare al più grosso e pesante Jaiteh.

Dopo un avvio folgorante (14 punti e 6 rimbalzi di media in 19′ nelle prime cinque partite) però, sono cominciate a venire fuori le magagne, anche in questo caso accompagnate da alcuni fastidi fisici. Partita dopo partita ci si è sempre più accorti di un giocatore con evidenti problemi ad interpretare il ruolo di back up del centro titolare. Vuoi per la taglia, vuoi per una apparente disabitudine a giocare su quelle mattonelle. L’infortunio di Hervey, poi, ha scoperchiato il vaso di Pandora, mostrando ancora di più le difficoltà di Sampson e facendo ritrovare i bianconeri con una coperta cortissima nel pitturato.

In Eurocup il reparto lunghi è andato spesso in difficoltà e, non casualmente, la Virtus è terz’ultima per percentuale di rimbalzi offensivi concessi (27,7%). Dato in cui Sampson centra non poco: 29% con lui in campo.

Assieme a lui, nel calderone, è finito anche Amar Alibegovic. Che, similarmente a Sampson, nelle prime partite dopo l’infortunio di Hervey aveva tenuto un rendimento molto incoraggiante, ma è poi ripiombato nell’incostanza che ha accompagnato la sua esperienza virtussina fin qua. Complessivamente non è stato un problema come Sampson (parliamo sempre di un 2.08 che tira col 42% da tre punti), ma è innegabile che alcuni passi avanti che si aspettavano da lui non siano arrivati.