Virtus Bologna: il pagellone di metà stagione

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Virtus
Foto di Savino Paolella

Evviva le finestre che ci danno tempo di fermarci a pensare a questa stagione vissuta alla velocità della Topolino Amaranto di Paolo Conte, e allora apriamo la capote e guardiamo in su coi nostri occhioni alla prima parte di annata della Virtus Segafredo Bologna.

Guardiamo in su, certo, perché la prima parte di stagione della Virtus è di altissimo livello, senza obiezioni possibili. 16-10 in Eurolega, solo Barcellona e Real Madrid hanno fatto meglio. 15-5 in campionato, solo Brescia è davanti. In Europa, sommando coppa e campionato nazionale, solo Real Madrid, Monaco, Olympiacos e Panathinaikos hanno un record migliore. Quattro squadre nel continente.

Poi ecco, ci sarebbe quella partita di Coppa Italia contro Reggio Emilia che non è stata una grande idea perdere e perdere in quel modo, per giunta. Non tanto perché si siano scatenate così le ire della solita stucchevole ed ormai prevedibile fetta di tifo che ha fatto uscire il solito comunicato usando le solite ritrite e appena retoriche categorie di onore, rispetto, come se non si potesse semplicemente sbagliare una partita importante senza scomodare la definizione di scempio. Ma tant’è, questi sono i tifosi che la Segafredo (società, proprietà) ha cresciuto e coccolato, i tifosi che ha scelto, con pregi (il muro dietro al canestro, davvero caldo e intenso, è molto bello da vedere e da sentire, giocando in casa) e difetti (inutile elencarli, sono fin troppo evidenti).

La cattiva idea è stata quella di aumentarsi la pressione di qui alla fine, quella pressione che si poteva allentare del tutto vincendo la Coppa Italia e che ora è alta per entrare nelle magnifiche 6 di Eurolega e, inutile girarci intorno, altissima per vincere lo scudetto, meta più ambita ancora da una larga fetta della tifoseria che vede l’ineluttabile finale come rendez-vous definitivo del derby con l’Olimpia. Finora, la squadra senza pressione o con poca pressione, a fari spenti, è andata benissimo. La prima partita con pressione vera ecco, proviamo a far meglio la prossima. Andiamo però a quello che ha detto il campo, in questa prima metà di stagione, e facciamolo guidati dai numeri di Synergy e di Hack-A-Stat.

 

Cosa sembra, cosa è

La Virtus viene percepita come una squadra dall’identità difensiva forte, con una grande capacità di condividere il pallone, una grande partecipazione diffusa al successo di squadra. I numeri la descrivono in modo un po’ diverso, e forse aiutano a capire cosa stia avvenendo ultimamente, quando la squadra ha perso un po’ del suo smalto.

In realtà le analytics di Eurolega dicono che la Virtus è una squadra nella media (non mediocre, attenzione) dal punto di vista difensivo, e che è invece sopra media per efficacia in quasi tutte le situazioni offensive. La Virtus a larghi tratti è stata una squadra bellissima da vedere in attacco, con un numero di assist sui canestri fatti molto elevato; questa tendenza però ha rallentato da alcune giornate, non a caso con lo stop ai box del suo leader tecnico, Toko Shengelia. Il suo stop ha inciso ancor più di quanto percepito, trasformando una squadra dall’identità unica in una squadra un po’ più “normale”, e senza il suo leader è più che naturale che sia così.

Altro dato di rilievo: la Virtus è una squadra che concede più di 20 minuti di media a quattro giocatori over 32, tre dei quali over 36. Un po’ è la squadra che è fatta così; un po’ è la scelta di un allenatore che sta facendo benissimo, presentando però spesso rotazioni piuttosto strette, più proprie di un finale di stagione che di una regular season lunga e massacrante. È un rischio, e finora ha pagato.

E adesso, dati alcuni, non esaustivi, spunti di lettura del percorso della Virtus fin qui, andiamo a compilare quel giochino che è il pagellone dei giocatori, anche perché non vogliamo certo perdere il corrispondente guiderdone oggetto di querelle tra un noto allenatore ed un nostro compagno di redazione, come il direttore ha ricordato qui.

Il pagellone

Cordinier 6,5: il francese sembra sempre a cinque centesimi – o una tinta di capelli – dal fare l’Euro. Sta imponendo anche in Eurolega la sua fisicità ed il suo atletismo ma a tratti la difesa è meno solida di quanto si percepisca ed in attacco con la palla in mano alterna momenti di lucida ispirazione ad altri di testarda hybris. Il tiro da tre punti è più affidabile che in passato, l’impressione è che il definitivo salto di qualità passi da un livello di concentrazione più elevato dietro ed un miglioramento nelle scelte davanti.

Lundberg 7,5: Iffe è probabilmente la più grande sorpresa della stagione. Non solo in confronto allo scorso anno, quando dopo l’infortunio al dito non era più stato nemmeno simile al giocatore di inizio anno (forse dovrebbe ricordarlo chi l’avrebbe voluto – adesso, col senno del tre volte poi – al posto di Teodosic in una finale scudetto in cui la Virtus ha forzato gara 7 ad un’Olimpia nettamente più in forma). Ma anche, appunto, a inizio anno scorso ed al resto della sua carriera, dove era sempre stato più un magnifico secondo violino che un giocatore che palla in mano risolve le partite. A volte continua ad essere un giocatore che rallenta la circolazione, nei momenti di flusso. Però vagli a dire qualcosa, visto come ha giocato sempre i palloni importanti. E in difesa non lo paghi. Lussuoso.

Belinelli 7,5: il capitano sta giocando una stagione irreale per l’anagrafica, poco da girarci attorno. Spesso è l’ago della bilancia per i suoi, la sua formidabile vena balistica serve tanto a mettere punti a referto quanto – e forse più – ad impegnare le difese, grazie al clinic sul movimento senza palla che tiene ad ogni possesso offensivo. Difensivamente lo stai pagando tutto sommato meno di altri anni, per lui il sentirsi IL centro del progetto fa miracoli.

Pajola 6: è probabilmente il giocatore più penalizzato dalle rotazioni “conservative” di Banchi di cui si diceva sopra. Spesso relegato al ruolo di stopper difensivo, di specialista quasi stile NBA. Il tiro l’ha sostenuto nella prima parte della stagione ma, con l’abbassarsi fisiologico delle percentuali, in attacco fatica a entrare in ritmo stando tutto sommato pochi minuti in campo, e pochi consecutivi. Eppure la squadra con lui sembra girare meglio. Magari lo si vedrà in campo più a lungo, da qui alla fine.

Dobric 5,5: sfortunatissimo per gli infortuni, Banchi sembra però vederlo il giusto fin dal primo giorno. Oscurato dalla straordinaria vena di Belinelli, si sono visti sprazzi di un giocatore di grande efficacia senza la continuità che gli si richiede.

Mascolo 6: ha fatto sempre quello che gli si è richiesto, soprattutto in campionato, dando minuti di presenza e senza che il livello di intensità e qualità della squadra si abbassi significativamente. Punte di rendimento da ricordare, come col Barcellona.

Cacok 6,5: lo sfortunatissimo centro americano ha dato molto spesso un contributo assai superiore a quello che veniva percepito da una tifoseria che spesso si presenta a palazzo con stereotipi e idee preconcette. Salvo rimpiangerlo – si è sentito anche questo – una volta infortunato.

Lomasz s.v.: troppo poco tempo dal suo arrivo, ancora comprensibilmente altalenante nelle prestazioni.

Shengelia 7,5: primi tre mesi da MVP per il georgiano che sta giocando una delle migliori stagioni in carriera. L’infortunio l’ha fermato e ne ha interrotto il flusso di confidenza e quasi onnipotenza che l’aveva portato ad essere il fulcro di ogni azione offensiva, oltre che il consueto solido difensore sotto canestro. Con percentuali da tre punti che ne aiutavano moltissimo la libertà di posizionamento offensivo. Passa da lui e dal suo ritorno a quei livelli, invero ancora lontani nelle ultime uscite, la possibilità per la Virtus di tornare ad essere quella di inizio stagione.

Hackett 7: media tra l’8 della prima parte di stagione ed il 5 dell’ultima. Si, lo so che fa 6,5 ma la prima parte è stata più lunga e insomma, non siate pignoli. La PG di Forlimpopoli ha giocato larghi tratti di pallacanestro offensiva e difensiva di livello assoluto, da primi tre nel ruolo in Eurolega. Poi forse è stato uno di quelli che ha patito, naturalmente, i minutaggi molto elevati riservatigli da Banchi, ed è da almeno un mese con la spia della riserva più sul rosso che sull’arancione. C’è da sperare che queste due settimane di pausa gli abbiano restituito l’energia che serve per andare in fondo.

Mickey 6,5: mezzo voto in più, di fiducia, per la prima parte di stagione in cui stava facendo davvero bene. Poi molta sfortuna e due infortuni ed un rientro tra sprazzi positivi ed amnesie. Ha dato il meglio, nettamente, da 5, ora con l’arrivo di Zizic si è trovato a giocare più da 4 mostrando la corda, soprattutto in difesa. Meglio con Shengelia che al posto di, serve all’attacco bianconero ricostruirgli gli equilibri che l’hanno portato ad esprimersi al meglio tra ottobre e dicembre. Ed alla difesa della Virtus che ritrovi continuità di concentrazione nella propria metà campo.

Polonara 6: ci piace guardare solo al campo proprio in virtù di quanto, fuori, è andato come Achille si meritava che andasse. La ripresa è stata lenta ma ora sembra promettere una presenza che può essere importante soprattutto in Italia, dove la sua mano ed il suo atletismo, anche se non quello degli anni di Sassari, serviranno moltissimo.

Zizic 5,5: quando arrivò, l’idea era che fosse una scommessa. Se vinta, avrebbe potuto portare a un salto di qualità nel settore lunghi e trasformare questa in una squadra strutturalmente da primi posti. Se persa, sarebbe stato un vorrei ma non posso come a volte è stata la carriera del centro croato, con l’aggravante di spostare equilibri soprattutto riguardanti Jordan Mickey. Ad oggi siamo più verso la seconda ipotesi, ma è giusto dare tempo a lui e a Banchi per trovare il modo di inserire un giocatore ingombrante, anche fisicamente, in un sistema che non è pensato per corpi di quel tipo in occupazione di quegli spazi. La scommessa è ancora lì da vincere.

Dunston 7: dimostra che di giocatori come lui, nel proprio lato del campo, ce ne sono ancora pochissimi in Europa. Gioca tanto, spesso pare che giochi troppo perché arriva in fondo senza fiato e senza gambe. Sta dando quello che non si pensava potesse avere, basandosi sui minutaggi degli ultimi anni. Vale quello che si è detto per Hackett, speriamo che queste due settimane gli abbiano restituito un po’ di energia. E che trovi nei compagni cambi dello stesso livello di intensità e concentrazione soprattutto difensiva.

Abass 6,5: spesso poco utilizzato, spesso utilizzato da 4, molto poco nel suo ruolo, si fa trovare sempre pronto, dimostra di avere costruito un tiro affidabilissimo su un fisico da alta Eurolega. Chiama spazio, in Italia ed in Europa, quando gli viene concesso con un po’ di continuità non delude mai. Per un giocatore con i suoi due anni terribili alle spalle, una stagione eccellente finora.