GamePlan Virtus-Sassari: Bo(logn)a constrictor

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Senza Teodosic e con Mannion a mezzo servizio, la Virtus Bologna ospita uno degli attacchi più spumeggianti di LBA. Già in sede di presentazione coach Diana ha menzionato il focus difensivo che le Vu nere hanno posto sulla partita contro la Dinamo Sassari alla Segafredo Arena. In concomitanza col 63esimo compleanno del Banco di Sardegna, chi riuscirà a imporre il proprio ritmo e la propria pallacanestro? Virtus-Sassari, oltre il tabellino, è oggetto di analisi di GamePlan.

Fisicità da Eurolega

L’impatto fisico della Virtus con la partita è notevolissimo: Hackett punisce l’errata lettura della difesa sul pick&roll, la pressione sulla palla di Shengelia rallenta l’entrata nei giochi della Dinamo, il georgiano porta Bendzius spalle a canestro per riaprire il possesso sul perimetro, Stephens non ha il tempo di settare correttamente il blocco commettendo fallo in attacco. Quattro possessi per determinare uno standard da Eurolega a cui nemmeno l’attacco turbinante di Sassari è abituato. Il 7-2 iniziale è frutto di perfette rotazioni difensive virtussine: senza Jaiteh in quintetto Scariolo opta per Mickey da 5, con cui è consigliato un sistema di cambi difensivi più accentuato. Dopo nemmeno 3′ e Piero Bucchi è costretto a inserire nelle rotazioni Gerald Robinson, senza troppi dividendi. La pressione messa al ferro da Bologna è asfissiante: Mickey e Shengelia raccolgono ogni carambola possibile, sfruttando i mismatch in termini di dinamismo. Sassari costruisce anche un paio di triple aperte tramite circolazioni perimetrale ma i ferri sputano i tentativi di Jones e Benzius. Il lucchetto virtussino costringe coach Bucchi a chiamare time out per trovare la chiave. Il doppio palleggio di Benzdius è il manifesto del livello difensivo che di solito la Virtus esprime in settimana ma che, terminata l’Eurolega, inizierà a mostrare con costanza anche in LBA. Il 20-8 di fine primo quarto è frutto non di percentuali bulgare ma di una pressione sulla palla di tutti gli uomini del quintetto di Scariolo e di un numero elevatissimo di seconde chance create dal lavoro a rimbalzo offensivo. Bologna domina i pressi dei ferri della Segafredo Arena e, di conseguenza, domina la partita.

Difesa diversa non significa meno valida

Con l’ingresso di Jaiteh non si switcha su ogni pick&roll ma l’efficacia difensiva non cala: la drop del francese è ben bilanciata dallo stunt (aiuto e recupero) dal lato forte. Pajola e Weems sono interpreti magistrali e vietano l’accesso al pitturato bolognese. Se la Virtus è avanti di soli 10 punti dopo 10′ è a causa del 16,6% da 3: non appena si alzeranno le percentuali, qualora l’intensità sulla palla dovesse mantenersi tale per la Dinamo sarebbe notte fonda.

Maledette percentuali dalla lunga

A inizio secondo quarto Scariolo esaspera ulteriormente i proclami riguardanti la transizione difensiva espressi alla vigilia: Pajola, Abass e Lundberg gestiscono la prima linea di una pressione a tutto campo a cui Sassari, ma forse nessuno in LBA, riesce a trovare soluzione. Le uniche occasioni in cui Sassari respira sono un paio di blocchi sulla palla in cui la postura di Jaiteh consente la ricezione del pocket pass e un viaggio in lunetta ai lunghi per il fallo dell’aiuto dalla seconda linea. Basta un possesso in cui Pajola si sbilancia a rimbalzo offensivo e Robinson punisce dalla lunga, completamente libero, Scariolo ferma la partita. Essere in vantaggio solo di 6 non è, necessariamente, il migliore dei segnali.

L’accorgimento di Sassari

Tre triple in transizione in un amen: così Sassari riesce a pareggiare a quota 27. La Virtus non lascia respirare il Banco di Sardegna ma Sassari, non appena Hackett rimane a terra dopo un floater finito sul ferro o Lundberg viene stoppato con la chasedown da Diop aprendo il campo al contropiede di Dowe, riempie i polmoni con le pochissime molecole di ossigeno in circolazione per la Segafredo Arena. Sassari rimane compiutamente in partita grazie a uno shot making da 3 elitario. Oltre a quelle in transizione, un altro paio rubano l’occhio: data la pressione sull’uomo a un passaggio, per innescare i tiratori Bucchi orchestra una serie di blocchi verticali in allontanamento. Dal dunker spot il lungo si allarga in ala, arrivando dal lato cieco della difesa: dall’ala alla ricezione in angolo, tempi e spazi oliati alla perfezione, solo retina. All’intervallo è 7/14, 50% dalla lunga.

La confusione della Virtus nel drive&kick

Sul 45-43 Sassari riceve il primo regalo della serata, sotto forma di una distrazione di Shengelia su rimessa da fondo. Sul talento e sulla capacità di crearsi un tiro dal palleggio non c’è game plan che tenga: la Virtus contribuisce in minima parte con alcune palle perse nel traffico, frutto di linee di passaggio talmente visionarie da non contemplare la legge dell’impenetrabilità dei corpi valente anche per le braccia sassaresi, ma il coefficiente medio di difficoltà delle conclusioni sarde è altissimo.

Sassari finisce l’ossigeno nella bombola

Il 9-0 in chiusura di terzo quarto della Virtus è l’ennesima prova di forza e intensità della partita dei bolognesi: da 3 è ancora il 20%, ma il numero di possessi della Dinamo conclusisi oltre la sirena dei 24 secondi, al limite della stessa o con tiri presi tanto per non sentire il suono proveniente dal tabellone. Sassari non segna per oltre 6′ consecutivi a cavallo tra terzo e quarto quarto, come se la fatica per rimanere aggrappati alla partita fosse venuta a mancare e abbia presentato il conto tutto d’un fiato, l’unico respiro concesso dalla Virtus, non uno di più. Solo Ousmane Diop continua a ribattere nella battaglia a rimbalzo.

La rimessa di Bucchi

Gli ultimi 5′ di partita vedono i ritmi calare notevolmente. Quale miglior occasione per concentrarsi sullo schema da rimessa da fondo con cui Sassari ha raggranellato ben 6 punti nel corso della partita? Robinson effettua la rimessa dal fondo alla sinistra del canestro; in angolo sul lato forte si apre Jones in seguito a un blocco orizzontale portato da Diop; in punta c’è Bendzius, che aspetta il blocco verticale portato perpendicolarmente al ferro da Kruslin. Hackett a uomo su Robinson, Weems segue Jones, Jaiteh staziona sotto canestro per riempire l’area ma Mickey e Lundberg comunicano male. Il lungo si aspetta lo switch, ma la guardia si posiziona come se l’ex Khimki debba seguire il tagliante. Passaggio schiacciato a terra di Robinson, ricezione liberissima del lituano, due punti appoggiati al vetro, Scariolo su tutte le furie. C’è sempre qualcosa su cui migliorare, nonostante l’86-69 finale.