Virtus Segafredo Bologna: il pagellone di fine stagione

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Brescia Virtus
Credits Ipa Agency

Appena smaltita la – pur attesa – delusione per la terza sconfitta consecutiva in finale scudetto, appena avuto il tempo di lasciare che la mente recuperi la calma e l’obbiettività consentita a chi vive il basket soprattutto come una passione, ed una passione per i due estremi contrastanti della paletta dei colori, proviamo a descrivere attraverso numeri per loro natura discutibili e che noi stessi troviamo inesatti una stagione lunghissima, 82 partite, divisa piuttosto nettamente in due parti: la prima di inatteso, enorme successo, fino a fine gennaio, più o meno. La seconda che, se non fosse seguita a quella prima così brillante da illuminare – e persino accecare – chi guarda, sarebbe stata descritta come decisamente negativa. E che ci ricorda, per quanto possiamo non amare l’idea, che questo è un gruppo a fine ciclo, per età, per contratti, per ruoli, e che spesso prolungare i cicli finiti è la peggior idea che possa venire ad una società.

Proviamo ora ad entrare nella stagione di ognuno, scusandoci fin d’ora per il mezzo grossolano delle pagelle ed invitando, pertanto, a dare più importanza al giudizio descrittivo che al voto. Infine, avverto che la progressione nel corso della stagione è stato un criterio prioritario nella stesura perché la flessione di rendimento di alcuni giocatori ha causato direttamente quella della squadra.

Cordinier 6.5: uno dei giocatori la cui stagione non ha per forza seguito l’andamento della squadra, essendo stata altalenante soprattutto in conseguenza della condizione fisica. L’impressione è che il francese si sia in qualche misura consacrato ad alto livello; è un difensore energico, anche se a volte non ordinatissimo; un attaccante che alterna soluzioni buonissime in isolamento e persino creando palla in mano ma che ha evidenti limiti in lettura. Il tiro è migliorato, il fisico è di alto livello, entra ora nel prime e può salire soprattutto in letture e continuità di rendimento.

Lundberg 7: da giocatore in partenza a protagonista assoluto dell’Eurolega – più che del campionato – della Virtus. A questo gioco non tutti i tiri sono uguali. I tiri importanti di Iffe sono quasi sempre entrati nel canestro, decidendo molte partite e di fatto segnando la differenza tra il percorso della Virtus di quest’anno da quella dell’anno scorso. Unico giocatore a saper davvero creare palla in mano, si è preso sempre le responsabilità che altri hanno passato, e questo deve far passare in secondo piano le occasioni, meno importanti, in cui si è un po’ nascosto. In partenza, non sarà semplice rimpiazzarlo e lo si farà senz’altro con un giocatore molto diverso.

Belinelli 6.5: MVP del campionato un po’ ad honorem, in tutta franchezza. Ha giocato una prima parte di stagione abbacinante, in attacco. Ma non deve ingannare il dato dei punti segnati, il capitano è un giocatore estremamente condizionante, che obbliga la squadra a cercare una sua uscita dai blocchi per venti secondi per poi trovarsi in emergenza se la difesa si adegua con efficacia. Nella seconda parte di stagione ha avuto percentuali bassissime, tali da non bilanciarne la presenza diciamo non sempre attenta in difesa. Completamente scomparso in finale scudetto, soprattutto nella partita decisiva, e non è la prima volta. Le primavere sono molte, ed è forse ora che Beli giochi quanto e come se fossero… quelle che sono.

Pajola 7.5: probabilmente il migliore in stagione, nonostante un calo nella fase centrale. Della difesa inutile parlare, è fra i top 3 esterni di Eurolega a mani basse. In attacco, ad inizio stagione il tiro da 3 entra con continuità, poi smette. Però, come diceva Scariolo, sono più importanti da un lato le sue iniziative a tagliare l’area, in crescita lungo la stagione, ed i suoi assist, chiude andando in doppia cifra spesso e volentieri. Personalmente fatico a trovare 10 PG migliori di Pajola in Europa, forse è un altro dei miei strabismi. Da blindare a vita, se si potesse. E da far riposare un po’, visto che non si contano gli anni consecutivi in cui non si è fermato mai nemmeno in estate.

Dobric 5.5: la stagione del Serbo non è stata positiva. Francamente è difficile capire quanto veramente per colpa sua, quanto per la sfortuna (l’infortunio alla caviglia, ripetuto, non è praticamente mai guarito). Quanto anche per un allenatore che non l’ha mai veramente visto, l’ha proposto e tratti e spesso nemmeno a tratti. Lo aspettiamo alla riprova l’anno prossimo.

Mascolo 6: arriva come gregario, si cala nel ruolo non solo con abnegazione e professionalità ma anche con gioia, e questo si percepisce. Fa quel che gli viene chiesto, a volte anche di più. Vive la sua notte magica contro il Barcelona alla Segafredo Arena, ci ricorderemo a lungo il suo sorriso stupito e la sua difesa su Satoransky.

Cacok s.v.: la sfortuna, con la S maiuscola, lo toglie dal gioco proprio mentre stava iniziando a mostrare le sue doti migliori, il roll rapido, la capacità di difendere sul pick and roll, le doti a rimbalzo d’attacco. Prima che di vederlo di nuovo in bianconero, gli auguriamo di cuore di riprendersi da un infortunio orribile.

Lomazs 5.5: arriva al posto di Jaleen Smith (s.v., se ne va presto e senza aver inciso, anche se rimane un mezzo rimpianto) e fatica ad entrare in rotazione. Quando entra alterna partite anche buone ad altre in cui pare, comprensibilmente, spaesato. Si vedono a tratti doti di tiratore, anche da due punti con azioni “vintage” più che apprezzabili, e difensore. Se resta, è auspicabile che lo faccia con un ruolo più importante, in cui vedere se è per questo livello oppure no.

Shengelia 7: i primi quattro mesi sono da dominatore assoluto in Europa, da 9 in pagella, da giocatore illegale, dallo Shengelia del Baskonia, fate voi. Poi ha un piccolo infortunio che però gli spezza il ritmo e non torna mai ad essere lui, anche se resta indiscutibilmente il leader tecnico, se non emotivo, della squadra. Gioca nei playoff partite di alto livello ma ancora una volta, come gli era già capitato, sparisce nel momento in cui l’asticella si alza. Ha un contratto onerosissimo e non è più un ragazzino, anche su di lui va fatta una riflessione seria per comprendere come verrà costruita la Virtus del futuro.

Hackett 5: dispiace moltissimo dire che il rendimento di Hackett è quello che più di quello di ogni altro ha mostrato una differenza abissale tra primi tre/quattro mesi e seconda parte della stagione. Da febbraio Daniel non si è mai ritrovato, ed è il giocatore che ha dato meno rispetto a quello che ci si aspettava da lui. Ha contratto per l’anno prossimo, sarà fondamentale un’estate di lavoro fisico e sapergli ritagliare un ruolo “alla Rodriguez” per evitare il crollo fisico a cui abbiamo assistito.

Mickey 6: il centro americano è da sempre un giocatore discontinuo, e non si è smentito in questa stagione. La percezione che i tifosi ne hanno è pessima, certamente peggiore di quanto il giocatore si meriti. Partite di grande spessore, grande importanza tattica soprattutto accanto a Shengelia, grande cuore – benché lo si sia tacciato del contrario – nel giocare anche sul dolore, ma anche amnesie difensive, falli sciocchi, momenti di vuoto pneumatico di concentrazione. Non rimarrà e si rischia di rimpiangerlo, mi pare che abbia tracciato la strada per quel che servirebbe alla Virtus se restasse Shengelia: uno stretch 5, magari con un po’ più di consistenza e continuità.

Polonara 6.5: meriterebbe 11 per la capacità che ha avuto di sovrapporsi ad un cliente peggiore di Melli. La pallacanestro, comunque, dice che Achille è entrato, pian piano, anche non senza una certa fatica, nel tessuto della squadra, l’ha fatto recuperando i suoi due cavalli di battaglia: i rimbalzi ed il tiro da tre punti, che lo rendono prezioso in ogni occasione, e finisce in crescendo. Rimarrà, non vediamo l’ora di vedergli giocare una stagione intera senza fantasmi.

Zizic 5: come alla voce Dobric, non si sa bene di chi sia la colpa della porzione di stagione oggettivamente difficile del centro croato. Arrivato in punta di piedi, forse troppo in punta di piedi quando gli si chiedeva dopo un po’ di adattamento di fare la voce grossa là sotto. L’ha fatta coi piccoli, coi grossi spesso è stato un passo indietro. Questa squadra non è mai stata fatta per giocare con uno come lui. Visto il contratto, deve esserlo per forza nei prossimi anni, ed Ante deve alzare la voce, gonfiare il petto ed ergersi a protagonista come può fare per i suoi mezzi tecnici e fisici, se non vuole completare una nuova esperienza da eterno “vorrei ma non posso” anche in Virtus.

Dunston 6.5: qui è chiaro che non è colpa sua se finisce la stagione con la spia della riserva accesa di tutti i colori dell’arcobaleno. Ha dovuto affrontare un sovrautilizzo a cui forse da cinque, sei anni non era più abituato. Spesso è stato un poetico direttore d’orchestra in difesa, si è sovrapposto ai suoi anni e ad avversari più giovani e grossi. Ha finito completamente svuotato di energie. Se resta, deve fare il terzo centro. Veramente, stavolta.

Abass 7: altro giocatore con il rendimento in crescita costante, Abi ha dimostrato di avere superato completamente due seri infortuni al ginocchio. A fine stagione, il quintetto migliore era con lui come numero 3. Il tiro è entrato con costanza tutta la stagione, il corpo è di altissimo livello di Eurolega. Merita un anno da 20 minuti a partita, per vedere fin dove arriva questo giocatore entrato di fatto ora nel prime, due anni in ritardo a causa degli infortuni. Pietra angolare della Virtus dell’anno prossimo, se si potesse.

Banchi 7: La stagione della Virtus in Eurolega è senza dubbio migliore di quanto era possibile sperare; la Virtus compete e per un soffio non si impone nella finale scudetto; vince la stagione regolare; vince una partita in meno dell’anno scorso ma arriva un bel po’ più in alto in Eurolega. Soprattutto, a tratti la Virtus gioca un basket bellissimo, figlio di un sistema che Luca Banchi ha saputo creare innestandolo con grande intelligenza su quello che questa squadra già aveva. La solidità e l’identità difensiva sono un altro obbiettivo raggiunto dal coach grossetano. Tutto bene? Molto, si. Forse è giusto anche dire che ci resta qualche piccolo punto di domanda: l’utilizzo di Dobric; il minutaggio dei giocatori più avanti con gli anni all’inizio, e tutti e tre sono arrivati in fondo con motore spento (mi permetto perché non lo dico con il senno del poi); alcune partite isolate, il quarto di finale di Coppa Italia con Reggio, in cui la Virtus è ricascata nella stessa trappola già vista in campionato; gara 1 di finale, con la scelta di escludere Mickey che si è poi rivelato determinante in gara 2 e positivo in gara 3. Non era facile allenare questa Virtus, arrivare dopo un gigante della panchina, prendere un gruppo con equilibri formati, con leader evidenti, giocatori inamovibili; con un concetto di basket anche piuttosto diverso, probabilmente, da quello che Banchi ama esprimere; e costruire intorno a questi elementi una squadra vincente. Banchi l’ha fatto, gliene va dato enorme merito. Ora, venga coinvolto attivamente nella creazione della squadra. Non vediamo l’ora di vedere cosa tira fuori dal cilindro.