Walter De Raffaele, il marò del basket…(di Werther Pedrazzi)

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De Raffaele

Via, via… Se non ci fanno più giocare, di basket non possono impedirci almeno di parlare, benedicendo la tecnologia, e chi ha inventato i telefoni.
Pensare e ripensare. Al nostro precedente incontro, quando abbiamo scelto Walter De Raffaele come allenatore dell’anno, anche nella stagione dimezzata, senza darci pena di aspettare se riapriranno o meno i campi. A noi, razionalmente, bastano e avanzano le missioni già portate a conclusione dall’allenatore livornese di stanza in Laguna, il Marò del nostro basket. Il più vincente della generazione di mezzo, dei cinquantenni, quello che da quando fu promosso head coach della Reyer Venezia, nel corso della stagione 2016/17, non ha sbagliato un colpo: ogni anno un titolo. Due scudetti (2017 e 2019), una Fiba EuropeCup (2018) e la recente Coppa Italia (2020) con anche l’approdo ai quarti di finale di EuroCup, che se il basket non si fosse fermato… Chissà… Ci sono molti motivi per la nostra scelta. E qualcuno in più… Che scopriremo ascoltandolo… Così parlò Walter De Raffaele

Partendo dall’emergenza attuale.

Abbiamo dato 10 giorni di stop per tutti. Per il momento. Approfittando dell’interruzione dell’attività agonistica si è pensato di andare in ritiro… In “ritiro ognuno a casa propria”… Ciascun giocatore con il suo programma individuale finalizzato al mantenimento della condizione fisica. Più avanti, se sarà il caso, potremmo prevedere una ripresa del lavoro tecnico in palestra, anche in questo caso, se necessario, individuale, a turno. Ma penso che sia inutile, oggi, proiettarsi nel futuro. Perché oggi la priorità è il rispetto di regole sociali che vengono prima di tutte le altre. In casa Reyer la situazione è gestita dallo staff medico, composto tutto da professionisti che lavorano anche negli Ospedali civili. Loro dettano regole e tempi. Noi eseguiamo. Nel rispetto della comunità e dei dettami del governo.

Le reazioni personali?

Ho tre figli (una ragazza di 21 anni e due ragazzi rispettivamente di 15 e 9), non sono medico, mi distrugge vedere e sentire quello che sta accadendo qui in Veneto o a Bergamo, quindi la mia reazione può essere soltanto emotiva: mi viene da piangere! E di appellarmi al senso di responsabilità. Al senso di comunità.

Tornando al basket.

Partiti male, poi un grande climax ascendente, agganciando l’ultimo posto disponibile per la Coppa Italia (ottavi in classifica alla fine del girone di andata), poi vinta in gloria, eliminando in corsa tutte le teste di serie (Virtus Bologna, Milano e Brindisi). Nella nostra scala di valutazione, la capacità di uscire dalle difficoltà è la cartina di tornasole del valore di un allenatore.

Cosa non funzionava all’inizio?

Le assenze di Valerio Mazzola e Julyan Stone, oltre al teorema da studiare e risolvere della convivenza tecnica tra Ike Udanoh e Mitchell Watt….

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