Wei Zhao: “Pozzecco mi ha proposto la naturalizzazione, ma ho rifiutato”

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Wei Zhao
Wei Zhao (Pallacanestro Varese) during Itelyum Varese v Keravnos BC, Basketball FIBA Europe Cup match in Varese, Italy, November 08 2023

Dei 70 ragazzi protagonisti dell’adidas Eurocamp 2024, l’unico col quale Backdoor Podcast è riuscito a organizzare un’intervista esclusiva è stato Wei Zhao. Il 2005 cinese, nato a Prato ma trapiantato sin dai primi mesi di vita nel varesino, è una delle primizie delle giovanili di Varese, tanto da esordire ancora sedicenne in LBA e nella FIBA Europe Cup della stagione appena conclusa.

Abbiamo parlato del rapporto speciale di Wei Zhao con coach Gianmarco Pozzecco, l’influenza di Nico Mannion sulla parabola di crescita del play biancorosso e il valore della cultura cinese nel suo presente e nel futuro. Qui sono riportate le parole di Wei Zhao, recuperabili in seguito qui in formato audio e qui con video annesso.

Ciao Wei! Innanzitutto, prime impressioni da questo Eurocamp? Ti era mai capitato di vivere un’esperienza del genere?

No, un’esperienza di livello così alto non ancora. Ci sono giocatori davvero molto forti: è una bellissima opportunità poter confrontarsi e giocare anche insieme a questi talenti. In aggiunta, è anche un’opportunità per far mostrare chi sono, è un’esperienza che mi porterò dentro per sempre.

Forse è la seconda volta nella tua vita, dopo il Mondiale U19 2023, che hai a che fare con ragazzi con culture cestistiche completamente diverse: che differenze noti tra un ragazzo formato cestisticamente in Italia come te e ragazzi da altre culture?

Differenze sicuramente ci sono. Il modo in cui si è abituati a giocare varia da giocatore a giocatore, da nazione a nazione. Fuori dal campo cerco di parlare e di conoscere tutti i giocatori, anche quelli non italiani: momenti come quello dell’adidas Eurocamp sono l’occasione per conoscere queste altre culture e fare nuove amicizie.

A proposito di diverse culture, com’è nascere all’interno della comunità cinese di Prato? Ti conosciamo come il raccattapalle di Masnago, pienamente integrato anche in una realtà esterna da quella di nascita: cosa riesci a portarti dentro?

Sono nato a Prato, però sono stato lì ben poco, qualche mese. Ci siamo trasferiti a Gorla Minore, ma i miei e tutta la mia famiglia mi hanno sempre insegnato la cultura cinese. Mi hanno anche impregnato delle tradizioni, dei valori cinesi. Ovviamente sono cresciuto da italiano, con ragazzi italiani, in questo senso mi considero italiano. Però dentro so che appartengo alla Cina, sono cinese.

Coach Pozzecco ti ha proposto una naturalizzazione, per portarti con sé in Nazionale?

Onestamente, sì. Ci siamo sentiti, mi aveva anche parlato, però ho rifiutato. Gli ho detto che voglio giocare con la Cina e lui ha rispettato questa decisione.

Quanto è strano, a maggior ragione per un giocatore del tuo ruolo e con le tue caratteristiche, avere un rapporto così stretto con uno dei più grandi della storia della pallacanestro italiana?

Bellissimo poter avere un rapporto così con Pozzecco, davvero. L’ho conosciuto quando era a Varese da head coach (giugno 2014-febbraio 2015, ndr), da lì è nata un’amicizia con una persona che, fino al momento, era stata solo un’ispirazione.

Quando vedi la pallacanestro, osservi principalmente giocatori che ti assomigliano o riesci ad apprezzare cose diverse? L’arrivo di Nico Mannion a Varese cosa ha significato per te, da questo punto di vista?

Quando è arrivato Mannion ho cercato di imparare il più possibile da lui. Avere in squadra giocatori come lui è un’opportunità incredibile per imparare e formare il proprio gioco.

Guardando i tuoi profili social, Instagram in particolare, si ha l’impressione di una personalità e una persona già pienamente avviata, con una parabola di carriera già ben impressa in mente. Un qualcosa che ti appartiene naturalmente?

Questi ultimi due anni ci sono stati step importanti, c’è stata una crescita abbastanza veloce che però non mi ha fatto sentire a disagio. Riconosco le cose belle che mi stanno succedendo, sento di essere sul percorso giusto e spero di arrivare ancora più in alto.

Ultima domanda: i giocatori che ti hanno impressionato di più tra quelli che hai conosciuto in campo?

Prima di tutti, Nico Mannion. Innanzitutto ha già fatto una carriera straordinaria per la sua età: è stato in NBA e in Eurolega, ha tantissimo da condividere nonostante sia relativamente giovane. Anche in allenamento lo marco…

Ci provi o ci riesci?

Ci provo, speriamo di riuscirci sempre di più! (ride, ndr) In realtà cerco di prendere qualcosa da tutti i giocatori che incontro: secondo me ogni giocatore ha qualcosa da offrire, qualcosa che posso imparare. Un esempio su tutti è Libro (Matteo Librizzi, ndr): avendolo davanti questi ultimi 2-3 anni, sono riuscito a imparare tante cose da lui, è stato ed è un esempio che cerco di seguire. Questo vale anche quando guardo NBA o Eurolega: cerco sempre di prendere qualcosa, soprattutto osservando le guardie e i playmaker.