WNBA, Elena Delle Donne: “Una lettera aperta sulla mia salute”

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Elena Delle Donne
Fonte Instagram Washington Mystics

Elena Delle Donne, per chi non la conoscesse, è probabilmente la migliore cestista del pianeta in questo momento, e, se non lo è, rientra di certo in quella ristretta cerchia di giocatrici che sono già entrate nella leggenda. Elena, per gli amanti del genere, Regina Elena, è l’unica giocatrice della storia della WNBA ad essere riuscita ad entrare nell’esclusivo club dei 50-40-90, riservato a chi mantiene delle medie superiori al 50% dal campo, al 40% da tre e al 90% ai liberi, roba da Nash, Bird, Nowitzki, Durant, Curry e pochi altri eletti. Delle Donne lo ha fatto in una stagione a dir poco leggendaria, in cui ha vinto a mani basse l’MVP della regular season, portando a casa alla fine dei giochi l’anello WNBA con le sue Washington Mystics, nonostante dei seri problemi fisici che l’hanno tenuta fuori nella fase cruciale dei playoff.

Ebbene, la storia di EDD non è per nulla facile, come capita per chi ha raggiunto vette del suo livello, ma per lei è profondamente diverso, perché, in mezzo, si è messa la salute. La nativa di Wilmington, non quella reso celebre da MJ in North Carolina, bensì una città in Delaware, da tempo sostiene la sorella, Lizzie, affetta da gravi disabilità, che la costringono a sottoporsi a frequenti interventi. Adesso, Delle Donne si trova di fronte ad un’ulteriore sfida, che le ha messo contro quello che è stato il suo rifugio finora, ovvero la WNBA.

 

L’atleta ha sentito il bisogno di parlare pubblicamente del suo disagio e per farlo si è rivolta a The Players Tribune, la voce che fa da amplificatore ai giocatori. Elena Delle Donne ha scritto una lettera aperta per far conoscere meglio al mondo il disturbo che la affligge.

Prendo 64 pillole al giorno. (…) Lo faccio perchè ho la malattia di Lyme. Prendere 64 pillole al giorno è l’unico modo per tenere le mie condizioni sotto ogni tipo di controllo. È l’unico modo per restare abbastanza in salute da poter giocare il gioco che amo – abbastanza in salute per fare il mio lavoro e guadagnare la paga che supporta la mia famiglia.

Elena ha la malattia di Lyme, ne soffre dal 2008, non è la prima volta che ne discute, tanto che nel 2014 è stata insignita dello Star Light Award, da parte di un istituto di ricerca sulla patologia, per l’impegno profuso nel far conoscere la malattia. Tuttavia, in questo momento storico, dopo quello che il mondo ha passato negli ultimi tempi, la situazione diventa di vitale importanza.

È semplicemente qualcosa con cui convivo. E così quando ho letto che le persone immuno-compromesse sono ad alto rischio con il Covid-19, ho preso ogni precauzione possibile. Ho trattato il Covid come ogni persona soggetta ad alti rischi dovrebbe fare: come una questione di vita o di morte.

La malattia di Lyme è originata da un batterio, che si trasmette con la puntura della zecca, che compromette il sistema immunitario dell’individuo colpito. Per questo motivo, come sottolinea nella lettera, Elena ha sin da subito riflettuto sulla possibilità di entrare nella bolla WNBA, che è già in funzione. Difatti, la lega femminile della commissioner Cathy Engelbert, ha organizzato “The Wubble”, così ribattezzata, alla IMG Academy di Bradenton, anch’essa, clamorosamente ed inspiegabilmente in Florida. La stagione, solitamente al via d’estate, inizierà il 25 luglio con una regular season accorciata.

Così quando la WNBA ha cominciato ad organizzare il processo della bolla, ho prestato molta attenzione a cosa stavano mettendo in atto per renderla sicura. (…) Tuttavia sarebbe impossibile tenere il Covid-19 fuori dall’intera bolla. E poi i casi in Florida hanno ricominciato a salire. E pure se la bolla è il posto  più sicuro in Florida… se devo andare in un ospedale e l’ospedale è sovraffollato, che si fa?

Delle Donne, per questa ragione, si è rivolta ai propri medici personali e allo staff delle Mystics per richiedere l’esenzione per motivi di salute, che gli avrebbe permesso di non entrare nella bolla ricevendo comunque il suo salario. Entrambe le parti hanno riconosciuto la fascia di rischio in cui la star si trova, presentando, dunque, la richiesta ai medici WNBA.

Quando la lega ha iniziato a rivedere i casi delle giocatrici per capire a chi dovrebbe essere garantita un’esenzione sanitaria dalla bolla, non pensavo che fosse nemmeno una domanda se fossi esente o meno. Non avevo bisogno di un pannello di dottori della lega per dirmi che il mio sistema immunitario è ad alto rischio – Ho giocato la mia intera carriera con un sistema immunitario che è ad alto rischio!!!

Io VIVO con un sistema immunitario che è ad alto rischio.

E invece i medici della WNBA hanno incredibilmente negato la richiesta della go-to-girl di Washington, costringendola a rinunciare in prima persona all’ingresso nella bolla, perdendo consequenzialmente il proprio salario.

Adesso mi sono rimaste due scelte: posso rischiare la mia vita… o posso rinunciare al mio stipendio.

Onestamente? Fa male.

Fa tanto male. E forse essere ferita mi rende soltanto ingenua. E so che, come atleti, non dovremmo necessariamente parlare delle nostre sensazioni. Ma i sentimenti sono praticamente l’ultima cosa che mi è rimasta adesso. Non ho il denaro di un giocatore NBA. Non ho il desiderio di fare la guerra con la lega su questa questione.

Già, perchè il succo della vicenda è che una giocatrice WNBA non può rinunciare a cuor leggero al proprio stipendio. Non si tratta di una questione di disparità di genere, semplicemente le ragazze guadagnano in proporzione a quanto la propria lega produce, e la visibilità è davvero scarsa, quindi nonostante gli sforzi fatti con l’ultimo CBA, i salari non sono minimamente paragonabili a quelli dei colleghi uomini. Lo stipendio di EDD si aggira attorno ai 215k dollari complessivi, per il solo periodo in cui la lega è in attività. Per questo motivi, gran parte delle giocatrici WNBA nel periodo invernale si trasferiscono in Europa, per arrotondare e continuare a guadagnare anche nell’off-season. Tornando ad Elena, chi ha avuto modo di seguire la sua carriera sa quanto sia attaccata alla pallacanestro. Il suo non voler giocare è visibilmente privo di egoismo e colmo di istinto di sopravvivenza.

Quello che ho percepito dalla loro decisione è che io abbia sbagliato a credere ai miei dottori. Che sto fingendo una disabilità. Che sto provando a “scappare” dal mio lavoro e a guadagnare comunque uno stipendio.

Sì.. mi hanno beccato.

È per questo che ho giocato le ultime finals con TRE ERNIE AL DISCO NELLA MIA SCHIENA.

È per questo che mi alleno durante i 7 mesi dell’anno in cui non siamo in stagione, quando nessuno mi guarda, quando non sto riscuotendo il mio salario da giocatrice.

Per questo ho stipato il mio corpo da 196 centimetri in così tanti voli in classe economica che ho dimenticato com’è avere gambe e piedi che non sono pericolosamente gonfi.

Per questo prendo 64 pillole al giorno.

Perchè sono il tipo di giocatrice che finge un problema per evitare di giocare a basket.

Questo è il passaggio più intenso della lettera. Elena Delle Donne non ha annunciato la sua decisione sul giocare la stagione. Elena Delle Donne non ha sparato a zero sulla WNBA, la lega dei suoi sogni da bambina. Elena Delle Donne ha raccontato l’enorme bivio di fronte a cui si trova, cercando di far conoscere a tutti il suo problema. Per questo motivo è doveroso andare a recuperare la lettera integralmente qui.