Basket Sofa – È tempo di moda e di city edition…

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Come sempre la Nike ci mette tanto del suo ufficio marketing per poter far sì che nuovi introiti entrino nelle sue casse. Le city edition rappresentano da un lato il cuore della città delle 30 franchigie NBA ma in altro modo servono anche a raccontare la storia di quello che è il mondo della national basketball association. Come sempre sul red carpet si può scintillare e si possono prendere scivoloni non da poco, quindi ecco a chi rivolgersi in fatto di loook.

I PROMOSSI

Le vere vincitrici del contest sono Dallas e Denver. I Mavs scelgono una linea giovane, col ritorno prepotente del verde degli anni 80, stavolta in una versione acida, ma si lasciano ispirare dalla street art delle bombolette spray e del cemento. Top di gamma.

Per i Nuggets, un bel nero classico, lo sfondo cittadino sul davanti e una fascia multicolor avvolgente che unisce la classicità del colore alla fantasia e all’hype di pura ispirazione anni ’90. Unica nota, magari, potevano scegliere un modello migliore di Jokic, ma si sa che Joker tira molto in questi tempi. Sulla stessa falsariga meritano una menzione i Brooklyn Nets, che confermano il multicolor – già visto nella scorsa stagione – stavolta su fondo bianco, ma colpisce la street-script sul davanti, con la dedica a Notorius B.I.G., un tributo doveroso e che merita un bel voto in pagella. Stesso copione per i Clippers che estraggono la loro maglietta da GTA San Andreas di qualche anno fa e ne ripropongo la scritta sul davanti. Saranno cattivi, ma questo il campo lo aveva già detto.

Una delle più belle, perchè ricorda l’Europa e soprattutto perchè si discosta dalla tradizione americana, è la maglia di Detroit, con le righine rosse e blu in verticale. Sarà un piacere vederla indosso a Derrick Rose, ed è già nella lista dei regali di Natale. Carina – fatta eccezione per il logo motorola in giallo sgargiante – la maglia di Indiana, con la scacchiera croata in due tinte di blu sul fianco sinistro, l’effetto Bogdanovic continua, anche a distanza.

ANONIMI O TRADIZIONALISTI…

Classy, pulita e precisa, sono le parole per la descrivere la maglia dei Philadelphia 76ers, che non eccelle in innovazione ma riesce a trasmettere emozione. Quello che si vuole da una maglia da serate speciali. Boston, invece, non smentisce la sua proverbiale immobilità rispetto al passato. Forse la maglia è più Irish, con le scritte in dorato che richiamano il mondo gaelico, ma la fantasia non è la stessa che si vede sul campo.

Chicago Bulls in mezza fascia, non tanto per la scelta dei colori, quanto invece per la rottura rispetto al passato. L’azzurro cielo ricorda tanto il colore della maglia delle Chicago Sky, quella per intenderci che portò agli albori della cronaca Elena Delle Donne qualche anno fa. Magari proveranno a trovare ispirazione da una grande donna, anche se il progetto Bulls, rispetto alla campionessa ed mvp, al momento condivide solo una gran dose di sedute in infermeria. Stesso modus operandi per Oklahoma City, che non conia una maglia bellissima, per i colori con un nero e un ocra che fanno a cazzotti e sono del tutto apeschi, ma mette nella sua divisa un qualcosa di storico onorando i caduti di un edificio bombardato 25 anni fa. Il rispetto è dovuto.

Houston, qui non abbiamo un problema, ma neanche la soluzione. Bianca, apatica e senza brio la city edition presentata da Harden, senza stile come quella di Orlando, la cui nota d’artista è la scritta Disney ben visibile sul fondo nero. Che domage! Anche i Lakers non si dimostrano in palla sul mercato magliette. Ci si aspettava qualcosa di più dal brand che veste già di base LeBron, ma a parte qualche sbuffo dorato, che sul giallo neanche risalto, poco o nulla. Voto appena sufficiente per Miami che ripropone la maglietta “Vice” già vista lo scorso anno come seconda, bella sì, ma non nuova.

BOCCIATI…

Atlanta si presenta con una maglia nero bordata di rosa antico, con la scritta peachtree sul davanti. La perfetta dimostrazione che puoi avere una delle squadre più giovani della lega con tanti grilli saltellanti sul campo e puoi comunque fare una scelta che rimanda indietro di mille anni luce, degna della Atlanta descritta da Matt Groening in futurama. Golden State non si rinnova e anzi peggiora. Stessa maglia dello scorso anno che però era in grigio, ora diventa in nero-azzurro, neanche fossero l’Inter di Conte. Beh, magari Steve Kerr e il tecnico della squadra di calcio milanese possono sedersi allo stesso tavolo e parlare del fatto che hanno uomini contati in rotazione, questo glielo concediamo. Anche Milwaukee non brilla. Si definisce “Cream City” e conia una maglietta avorio degna di un White Party negli Hamptons.

La maglia degli Charlotte Hornets è stata ben nascosta, tranne che per una Instragammata di Miles, in cui si vede poco. Zero al marketing, poca la fantasia, si finisce dietro la lavagna.  Idem dicasi per i Cavs, che ripropongono, in un intermezzo anche questo del mondo social, il blu che già si era visto ai tempi di Lebron, atto secondo. Sempre meglio, comunque, di una squadra come San Antonio che non la fa nemmeno la divisa da city edition, oppure di Phoenix che prende una maglia nera, ci aggiunge il solito cactus e la mostra e di Utah, che si limita a riproporre la giallo-rossa-arancione già vista due anni fa.

Peggio di tutti, però sono due squadre: da una parte c’è Minnesota, con un azzurro sgargiante che non è nè quello di North Carolina nè quello di una squadra maschile qualunque. Se si poteva fare di peggio, questo non è dato dirlo, sta di fatto che se cercate una maglia da non mettere per le sfide al campetto, i T-Wolves fanno al caso vostro.  Si gioca l’ultimo posto anche Sacramento, con un biancorosso rivedibile e la sartoria per i colori che ricorda davvero l’India, che non sia una mossa di marketing? Per il campo il voto è davvero basso però.