Abbiamo intervistato in esclusiva il presidente di Legabasket Maurizio Gherardini che ha parlato di tanti argomenti tra cui la stagione del triplete del Fenerbahce eleggendo il suo personalissimo MVP.
Vorrei partire dalla scorsa stagione del Fenerbahçe: una stagione vincente e convincente. Quali fattori hanno generato quel successo?
È stato il risultato di molti fattori, non di uno solo. Nonostante un inizio complicato — perdere il giocatore più pagato alla prima di Eurolega è stato un duro colpo, così come le assenze prolungate di altri; Baldwin ha giocato solo due dei primi cinque mesi — la squadra è cresciuta. Ci siamo resi conto che il reparto lunghi non era ancora definito e abbiamo firmato due giocatori con contratti parzialmente garantiti. Il punto di svolta è arrivato a fine dicembre: abbiamo preso decisioni sui lunghi; siamo stati fortunati (e bravi) a poter trattenere una soluzione interna e a cogliere sul mercato un’opportunità come Eric McCollum, resa possibile dai problemi del suo club; e Skylar Mays stava funzionando bene come sostituto di Wilbekin. Chiamo “fortuna” quel contesto decisionale, ma non era solo fortuna: c’è stato il coraggio dell’allenatore, il lavoro della dirigenza con Derya, la chimica e l’atmosfera giuste. Abbiamo iniziato a vincere partite che contavano, è cresciuta la fiducia, e nella seconda parte di stagione siamo arrivati al triplete, sempre qualcosa di difficile e complesso. Vincere di nuovo l’Eurolega a Istanbul è stato incredibile.
Dall’esterno è parso che, col passare della stagione, ci fosse maggiore serenità in panchina fino alla Final Four. È cambiato qualcosa nella gestione delle emozioni?
La differenza rispetto a dodici mesi prima è stata evidente. Allora arrivammo alla Final Four con molta tensione per il risultato; ad Abu Dhabi, invece, l’allenatore era estremamente fiducioso del gruppo, più sereno nei rapporti con i giocatori e con l’ambiente. La gestione delle emozioni è stata il punto chiave tra la Final Four di Berlino e quella di Abu Dhabi.
Che impatto hanno avuto Devon Hall e Niccolò Melli sulla vostra annata?
In un certo senso, Hall è stato il vero MVP della nostra stagione, non solo della Final Four: equilibrio, qualità in attacco e difesa, impatto enorme e costantemente positivo; ha portato fiducia nel lavoro che la squadra stava facendo. Melli è la fotografia della nostra annata: all’inizio ha cercato di capire il suo ruolo, poi è cresciuto e, quando contava, è stato decisivo nelle fasi chiave. Non a caso ha chiuso alla grande tutte le competizioni e, l’altra sera, è stato determinante per vincere la Supercoppa del Presidente contro il Beşiktaş. Entrambi sono “stabilizzatori”, in campo e fuori.
