Mario Chalmers-Virtus Bologna, un matrimonio ambizioso

Mario Chalmers

Era un tranquillo venerdì mattina, che scorreva pigro e anche abbastanza noioso. Ci si approcciava al ritorno del Campionato dopo la fruttuosa pausa Nazionali, che aveva visto l’Italia tornare ai Mondiali dopo tredici anni di assenza. Qualche aggiustamento di mercato a Cantù, Avellino, Pistoia, Situazioni societarie stazionare a Torino e in Brianza e la partenza di Bertans destinazione NBA. Tutto nei limiti della normalità. Fino al fulmine a ciel sereno.

Accordo trovato tra Virtus Bologna e Mario Chalmers

Sempre secondo le solite fonti riportanti.

Veloce controllata di calendario: ok, è il primo di marzo, non aprile. Uno scherzo non dovrebbe essere. Radio Portici Bologna si mette subito in moto. La sponda bianconera del capoluogo emiliano ribolle: arrivano conferme. L’ex playmaker di LeBron James, bi-campione NBA con i Miami Heat, è già in città per le visite mediche. Lo staff virtussino ha lavorato, come suo solito in questa stagione, nella massima discrezione. Anzi, per i desideri bianconeri la voce fugge nei corridoi pure troppo in anticipo. È circa mezzogiorno quando esce la bomba e Chalmers è ancora sotto le mani dei medici per i test cardiaci.

Passano le ore, sfila il venerdì e così il sabato. Superati anche i test muscolari. La sera Chalmers è al Paladozza a vedere i suoi nuovi compagni suicidarsi in maniera creativa contro la Reyer Venezia. Si proverà ad averlo in campo martedì per l’andata degli ottavi di Champions con Le Mans. Più realisticamente ci sarà da aspettare domenica prossima per la trasferta di Cantù. E allora fermiamo un attimo il nastro del racconto e proviamo a capire come la Virtus sia arrivata a Chalmers e come l’ex NBA potrà inserirsi in questo gruppo davvero poco intelligibile.

Chalmers ai tempi dei Miami Heat

La proprietà bianconera, da tempo, aveva dato mandato alla società di andare sul mercato per trovare almeno un ultimo tassello utile a completare la rosa di Pino Sacripanti. Ricercato numero uno: una combo guard, capace di far rifiatare Tony Taylor senza lasciare andare a fondo la squadra, ma anche di giocare minuti da guardia. In second’ordine un 4/5, ma subordinato alla riuscita cessione del contratto di Brian Qvale. Il tutto avendo come obiettivo primario quello di poter fare la voce grossa in campo europeo, dove la Champions League mette in palio una Final Four da organizzare e un corposo premio da un milione di euro alla vincitrice.

La proprietà però specifica: se arriva un giocatore deve essere uno che sposta gli equilibri, almeno sulla carta. Saltano così un po’ di nomi sul taccuino e si va per la caccia grossa. Chalmers ha da poco cambiato agenzia e la Virtus buoni uffici. La trattativa dura un paio di settimane abbondanti, ma alla fine c’è la fumata bianca. Mario accetta la corte virtussina e arriva in Europa per la prima volta in carriera, avendo addosso, presumibilmente, gli occhi di mezza Europa che vorrà vedere il suo impatto sul nostro basket.

Già perché con Chalmers parliamo di un giocatore NBA vero: 646 partite a 27’ di media in nove stagioni. 66 lo scorso anno a Memphis, giocando 22’ a incontro con 8 punti e 3 assist di media. Ovviamente i giorni migliori della sua carriera sono alle spalle, ma a 32 anni può avere ancora da dire la sua a queste latitudini. Certo, la prima cosa da testare sarà il feeling col campo, visto che l’ultima partita disputata data 11 aprile 2018, dopo aver saltato la stagione 2016/17 per la rottura del tendine d’Achille. Ma i test atletici paiono darlo in ottime condizioni fisiche. Vedremo.

Finale NCAA 2008, Kansas-Memphis: uno dei momenti più alti della carriera di Chalmers

Di sicuro c’è che per la Virtus attuale sembrerebbe essere davvero un gran colpo. Al di là del valore del giocatore, questa squadra ha disperato bisogno di un leader in campo, soprattutto a livello mentale, che sappia traghettare la squadra nei momenti più delicati degli incontri. Come ha mostrato in maniera impietosa la sconfitta con Venezia (e una miriade di altre partite prima), quando la Virtus stacca la spina passa dall’essere una squadra potenzialmente da prime quattro del campionato a una che può perdere veramente con chiunque. Sull’esperienza e il carisma di Chalmers si punta tanto da questo punto di vista.

Poi c’è la questione tecnico/tattica. La Virtus in estate la sua principale scommessa l’ha fatta nel dare i galloni di vice playmaker al 19enne Alessandro Pajola. Che ha mostrato miglioramenti rispetto alla passata stagione, ma ancora non pare pronto per il ruolo. Istinti difensivi ottimi, offensivi da rivedere alla meglio, ma spesso, specialmente contro avversari di livello, i minuti con Tony Taylor in panchina sono stati un vero problema per la Segafredo. Chalmers in tal senso è manna dal cielo: con lui Taylor può riposare serenamente e, alla bisogna, spendere minuti da guardia, specialmente se Kevin Punter continuerà nel suo momento di down.

Tony Taylor ora ha le spalle egregiamente coperte

Il rovescio della medaglia è quello di aggiungere un altro giocatore “piccolo” a un back court già di per sé non proprio gigantesco: 188 centimetri Chalmers, che si affiancano ai 185 di Taylor, i 188 di Punter e i 191 di Cournooh. Gli accoppiamenti difensivi continueranno ad essere un rebus da analizzare partita per partita.

Per il resto, però, è difficile trovare altri argomenti da opporre alla presa virtussina. Dovesse anche andare male il test del campo, resterebbe comunque l’aver portato in Europa un giocatore di nome. Significa rimettersi un minimo sul mercato che conta. Dare un segnale, a livello societario, di decisa ambizione. Rimettersi, come si dice in questi casi, sulla mappa.

In Virtus le parole spese negli ultimi tempi sembrano voler puntare ai massimi palcoscenici. La firma di Chalmers è, indubbiamente, un indizio in tal senso. Ora toccherà al campo dare le risposte che i 5000 del Paladozza si attendono.