NBA: una opening night live pirotecnica

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Dopo attesa, discussioni, incertezze, pandemiche preoccupazioni, la NBA torna e l’ansia è spasmodica. Mentre il tip off si avvicina, a tenere banco sono le predizioni in “Game Time” a cura di Isiah Thomas, che magari indossa lo stesso completo che abbiamo visto in The Last Dance, ma che ha sempre parole al vetriolo per tutti. LeBron, a poche ore dalla sua stagione 18 e dalla consegna dell’ennesimo anello, carica l’ambiente a mille ed il suo tweet è eloquente:

Altrettanto toccante è il messaggio che arriva da Klay Thompson che mancherà – e non poco – ai Warriors, ma che testimonia il suo grande attaccamento alla DubNation con un toccante post su Instagram.

E dopo le tante chiacchiere, con Wiseman e DeAndre Jordan protagonisti, è tempo per la prima palla a due… La stagione NBA 2021 ha finalmente inizio…

BROOKLYN NETS vs GOLDEN STATE WARRIORS

 

Steph Curry, dopo le canoniche triple dal parcheggio e dagli spalti, dichiara di essere “Locked in” con Golden State ed i suoi tifosi, a testimonianza del volersi riprendere il posto che l’anno passato gli infortuni gli hanno negato. Tuttavia – nonostante con due liberi metta i primi punti della stagione – la prima istantanea del nuovo campionato è l’abbraccio in modalità “reunion” con Kevin Durant, che però ripaga sul campo con un inizio da protagonista negli altissimi ritmi targati Nets (10 punti dopo 5′ – eguagliato il suo best effort).

Irving mostra di essere altrettanto carico e – complice le palle perse di Golden State ancora in modalità cantiere – ispira pallacanestro, segnando a ripetizione. Per i Nets ci sono 8 punti in 21″, che è la miglior prestazione balistica dai tempi di Reggie Miller contro New York nei famosi playoff di qualche anno fa. Quello che sorprende della squadra di Steve Nash è la capacità di creare dal palleggio con una motion e una geometria di spaziature notevole – non perfetta, ma perfettibile. E se da KD ce lo si aspettava, sono l’ex Cleveland e un super LeVert – leader indiscusso della second unit – a fare la differenza e a spaccare la partita già nel secondo quarto. E questo video ne è il chiaro esempio…

Quando poi entra in ritmo, Brooklyn dimostra di diventare inarrestabile e non solo per i palcoscenici NBA. Non basta la grinta e l’esplosività di Oubre – che aggredisce il ferro a suon di schiacciate – nè i 16 punti con 5 assist di Curry (ma con 6/15) all’intervallo. La tripla dal parcheggio del playmaker dall’idea terrapiattista (già a quota 24 con 9/13 dal campo) manda i Nets in vantaggio all’intervallo 63-45, in una condizione di delirio assoluto.

Il secondo tempo di fatto esiste solo per lo scout NBA. Warriors a picco di oltre 30 punti, salvati dai numeri di un coraggioso Wiseman nel finale (19 pti + 6 rbz), mentre malissimo Wiggins e Oubre, specie in difesa, ancora fuori dal mosaico. Benissimo, al contrario, la lunga panchina di Brooklyn, che produce e lo fa con merito, mantenendo le distanze con autorità. Intrigante il ruolo di “tuttofare” che Nash ha riservato a Joe Harris, carta importante non solo per le triple che manda a bersaglio. La prima gara NBA finisce con un sonoro 125-99 a favore dei Nets, con Kyrie e KD che combinano per 48 punti. Assai umile coach Nash a fine gara:

Sono contento degli aiuti e recuperi in difesa, abbiamo giocato la nostra pallacanestro, abbiamo avuto alte percentuali ma ovvio non andra’ sempre cosi’. Sono contento di Durant, ma dopo 18 mesi di inattivita’ e’ necessario che si riabitui gradualmente ai ritmi NBA, quindi lo aspetteremo con calma.

 

LOS ANGELES LAKERS vs LOS ANGELES CLIPPERS

Commovente la consegna dell’anello ai campioni NBA dello scorso anno. Se Adam Silver prova a mantenere la sua proverbiale calma, Jeanie Buss, sulla scia di quanto già twittato da LBJ, lascia andare le emozioni senza freni, prima pensando ai tifosi che saranno assenti, poi anche a quei giocatori che non sono più a roster nella truppa gialloviola. Al di là del valore economico dell’anello, molto bello e sicuramente doveroso il tributo a Kobe Bryant, col simbolo del “Mamba” ben serigrafato nella parte interna. Cerimonia finita ed ecco che, in maniera più che definitiva, può dirsi iniziata la caccia ai detentori del titolo, con i Clippers, non certo gli ultimi arrivati, a provare a mostrare le proprie ambizioni fin dai primi secondi della stagione. Merita però una menzione l’applauso della Antetokoumpo family, Giannis incluso, per il titolo “vinto” da Kostas, che il campo lo ha visto davvero poco nella bolla…

In un inizio di gara complesso, specie per LeBron, sono i Clippers con i nuovi innesti a dettare legge. Batum si fa trovare pronto e fa il lavoro sporco in difesa, come sottolinea anche il buon CJ McCallum, ma è Ibaka che apre il campo con le triple – formalmente essendo il pivot – e questo regala libertà di azione a Kawhi Leonard e Paul George, che principalmente imbeccano, ma sanno anche fare male quando serve (5-16 dopo 5′).

I Clippers hanno percentuali dall’arco incredibili, la difesa dei Lakers è un colabrodo e le due schiacciate in sequenza di Zubac che derivano da un banale pick and roll senza troppe pretese sono la testimonianza di qualche granello di sabbia nei meccanismi orditi da coach Vogel, che non riesce a scuotere i suoi neanche con la seconda unità. Interessante invece la ricerca al gomito per entrambe le superstar di coach Lue: non la sideline triangle – che un passaggio errato di PG però fa intendere – ma una soluzione cge ispira e non poco le doti di George e Leonard. Un post basso da giocare in isolamento che porta i frutti sperati, mentre i Lakers si ingarbugliano in un tormento di palle perse. E’ 19-39 alla prima mini pausa.

In un secondo quarto in cui a dominare sono la noia, i tiri sbagliati ed i fischi arbitrali per i falli in attacco, i Lakers riescono a rimettersi in carreggiata, sfruttando la buona verve di Caldwell-Pope. I ruoli si invertono: l’attacco dei Clippers diventa involuto, mentre Horton Tucker e Davis prendono la giusta misura. Non basta la solita mano birichina di Lou Williams a fermare la rimonta gialloviola, perchè si mette in moto LeBron James che di peso, sfruttando i movimenti di taglio della sideline triangle originale, riporta i suoi a contatto. Alla pausa lunga è 54-56.

I Lakers resistono fino a metà terzo quarto, quando il pick and roll innescato da un ottimo Schroeder (che chiuderà con 14 pti, 12 rbz e 8 ast) trova puntuale Harrell – forse il migliore dei suoi nel complesso – pronto a imbucare in area. E dire che l’ex di turno era in campo con tanti minuti proprio perchè Gasol era carico di falli. Dopo invece aver litigato col canestro ed essersi affidata a giocate individuali sterili, Tyrone Lue affida il suo attacco nelle mani di George, che con un 10-0 personale chiude il terzo periodo, prima di imbucare il gioco da quattro punti che vale la partita, insieme al fido Kawhi. Interessante come sia la premiata coppia a fare pentole e coperchi quando serve, mentre LeBron arriva stanco al finale di gara. Per PG13 ci sono 33 punti, 26 “silenziosi” per Leonard, non bastano i 22 di King James. Finisce 109-116.