Olimpia Milano: il ciclo è finito, è ora di prenderne coscienza

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Olimpia MIlano
Foto di Savino Paolella

Se la partita contro il Baskonia doveva essere una finale, sicuramente non è stata giocata, interpretata, approcciata come tale. Non è la prima volta e, probabilmente, non sarà nemmeno l’ultima di questa stagione veramente disastrosa per l’Olimpia Milano. La partita di ieri è l’esatta fotografia di una stagione che è uno dei più grandi fallimenti della storia recente di Eurolega, se consideriamo roster, investimenti e risultati. Ormai nascondersi dietro alla questione infortuni non sta più in piedi, questa stagione ha un solo connotato e non c’è bisogno di cercare scuse perché si aggraverebbe una situazione già sportivamente critica.

Il ciclo di questa squadra con questo coach è giunto al termine. In realtà, probabilmente, si era già arrivati l’anno scorso a questo punto, ma la vittoria dello scudetto ha ripulito un po’ di scorie e buttato sotto il tappeto la polvere che si era accumulata per tutta la stagione. Quest’anno difficilmente potrà essere così, perché al momento sembra difficile che possa battere la Virtus in cinque partite, sebbene abbia un roster migliore e sulla carta sia più forte. Il punto ora non è trovare il colpevole, capire se è Messina al 60%, lo sono i giocatori al 70% o la proprietà all’80%, bisogna solo ragionare in modo lucido analizzando cosa è successo, non solo quest’anno ma in tutto il ciclo di Ettore Messina. Posto che, personalmente, diffido sempre dai giocatori che giocano contro l’allenatore.

Per un tifoso sarà difficile essere razionale oggi, ma l’arrivo di Ettore Messina ha importato un sistema di lavoro e gestione di giocatori e uomini che prima a Milano non esisteva. La cura dei dettagli, la disponibilità anche alla persona e non solo al professionista con le esigenze di tutti i giorni soddisfatte con un’attenzione quasi unica, sono qualcosa di cui tenere conto. Ha portato, con la bontà e solidità del suo progetto, campioni come Kyle Hines, Sergio Rodriguez e giocatori di pedigree mondiale, ovvero una cosa che era semplicemente impensabile prima del suo arrivo. C’erano giocatori forti, ma non come quelli appena citati. Il ritorno alle Final Four e una tripla aperta dalla finalissima avevano forse un po’ illuso. L’anno dopo la sfortuna incredibile avuta nella serie contro l’Efes ha scritto un finale della storia immeritato, quello si riconducibile a una sorte totalmente avversa. Non avremo la controprova, ma una Milano vicina al completo, quella serie…

Ma come ha detto proprio Messina subito dopo i primi playoff raggiunti, arrivarci è buono ma l’obiettivo è restarci. E le ultime due stagioni sono state disastrose da questo punto di vista. Infortuni si, ma nel 2024 non possono essere più un alibi. Per le singole partite si, per una stagione no. Le risorse per trovare soluzioni ci sono sempre state, solo che non le si è cercate-trovate. Se la scorsa stagione è stata molto brutta per come è finita, questa ha mostrato una squadra senz’anima, senza un’identità precisa e che alle prime difficoltà si è squagliata. Prestazioni come contro Real Madrid e Barcellona mostrano di cosa sarebbe capace questa squadra, quelle incommentabili contro Berlino e Asvel hanno fatto lo stesso dall’altra parte. La qualità di pallacanestro mostrata è stata davvero da brividi in ampi tratti di stagione e stiamo parlando, per ora, solo di Eurolega. “In trasferta quando le avversarie spingono, andiamo al tappeto” Queste le parole di Messina dopo la sconfitta di Vitoria ed è la vera differenza tra la prima Olimpia di Messina che pur faticando non andava mai veramente al tappeto, con questa che va al tappeto appena arriva un buffetto sulla guancia.

E questa non è una peculiarità delle squadre di Messina, da sempre. La presa di coscienza è che questo nucleo abbia raggiunto la fine del suo corso e ce ne si accorga con un anno di ritardo. A metà marzo siamo già a parlare di anno prossimo e di cosa fare. Questa è la vera sconfitta. Le soluzioni sono banalmente due: o che lasci Messina, scelga un coach di livello che mantenga questo core nei punti importanti (Melli, Shields, Hall, ecc) e puntelli il roster tagliandolo su misura per lui, oppure se si vuole continuare con una sorta di accanimento con Messina in panchina, bisogna ricostruire tutto da zero. Lo scollamento tra la squadra e il coach è evidente in campo, i motivi li sapranno solo loro, ma è tutto troppo brutto per essere vero e per essere risolto con “qualche innesto”. Abbiamo visto la Virtus con lo stesso gruppo e una nuova guida come abbia svoltato, abbiamo visto il Fenerbahce addirittura in stagione che swing abbia avuto, ma c’è anche la Stella Rossa che con Sfairopoulos non ha cambiato granchè il tono della sua stagione. La sconfitta più grande è essere al 15 di marzo e usare l’Eurolega per “preparare i playoff di Legabasket”. Questa è la cosa che nella sostanza dà il tono del fallimento di quest’anno. Il ciclo di questa Olimpia Milano è finito ed è doveroso prenderne coscienza perché la continuità e la fiducia sono cose positive e rare in questo mondo così volatile, ma non devono diventare il nascondiglio delle responsabilità.