Olimpia Milano-Maccabi Tel Aviv, buio senza fine: il gameplan

Non si ferma il momento difficile dell’Olimpia Milano che cade ancora nel recupero con il Maccabi Tel Aviv per 90-98. Altra prestazione insufficiente dal punto di vista difensivo e gli uomini di Messina cadono sotto i colpi di Lorenzo Brown, Rivero e Antonius Cleveland. I padroni di casa hanno ottimi contributi realizzativi dal trio Shields-Mirotic-Voigtmann ma non riescono mai a imprimere alla partita la loro impronta difensiva e si “accontentano” di giocare una partita ad alto punteggio contro una squadra decisamente più incline a questo tipo di gioco.

Partendo dai numeri forniti dalla nostra collaborazione con Synergy, andremo ad analizzare gli aspetti che hanno determinato la vittoria del Maccabi Tel Aviv.

Il solito avvio Big

Il primo quarto di Milano recita 32 punti segnati e ancora una volta l’ottima produzione passa dall’impatto offensivo del quintetto big. Il Maccabi in avvio fatica a gestire i mismatch e l’Olimpia con la solita esecuzione della Flex offense per armare Mirotic e Voigtmann.

Mirotic è marcato da Webb III e lo staff milanese chiede ai suoi di cercare subito il post-up della propria stella come prima opzione. Nel caso non avvenga nulla blocco sulla riga di fondo di Shields per forzare il cambio e permettere una ricezione in post-up contro Cleveland.

Sempre un mismatch, sempre un accoppiamento sfavorevole che la difesa deve inseguire. E il primo quarto di Mirotic sono il suggello delle idee della panchina di Milano. Il primo quarto dice 1,750 punti per possesso in situazioni spalle a canestro e 2,754 punti in situazioni di spot-up generate dal medesimo asset. Milano, a livello offensivo, ha una certezza ed è il quintetto big.

Quella sporca maledetta transizione

Se c’è una costante delle ultime prestazioni negative dell’Olimpia è l’assenza della transizione difensiva, solitamente marchio di fabbrica delle squadre di Ettore Messina. In tutti i momenti positivi della squadra di casa è arrivata la palla persa banale che ha alimentato la transizione offensiva del Maccabi.

Nella partita del Forum la squadra in giallo ha prodotto 1,154 punti per possesso da situazioni di transizione. Situazione che ha sfruttato ben 13 volte, contro le sole 8 di Milano. L’Olimpia ha concesso molto più campo aperto a una squadra con molto talento e attitudine a correre, e che non aspettavano altro che di stendersi sui 28 metri. Stesso copione visto con Alba e Pesaro.

Transizione resa ancora più difficile da un cattivo bilanciamento dell’attacco. L’Olimpia ha troppe sequenze offensive non è bilanciate al tiro che le hanno impedito di accoppiarsi in maniera corretta ogni qual volta doveva tornare in difesa. Sempre in emergenza, sempre in affanno con un quintetto non strutturato per correre, oltretutto costretto ad accoppiamenti scomodi.

Difesa sul P&R: non ci siamo

Il quintetto big da, il quintetto big toglie. La nuova conformazione di Milano è tanto efficace in attacco, quanto traballante in difesa. Melli in questo momento non brilla per condizione fisica, Mirotic e Voigtmann sono giocatori facilmente attaccabili dal palleggio quando devono prendere in consegna esterni sui cambi. L’Olimpia, con questo assetto, ha un tremendo problema nel difendere sui pick and roll.

L’assetto sopra descritto forza lo staff a insistere sull’accoppiamento di Shields con l’esterno più pericoloso, con il risultato di portarlo a fine partita poco lucido, quando invece la verve offensiva del danese sarebbe richiesta.

Nella sfida del Forum la coppia di esterni Cleveland-Brown ha fatto a fette la difesa forzando proprio questo concetto e andando sempre a pescare l’accoppiamento favorevole.

Nello specifico, Milano manda sulle piste di Lorenzo Brown il suo migliore difensore, ossia Shavon Shields. Su tutti i pick and roll giocati dal giocatore del Maccabi la scelta è quella di toglierlo dal perimetro e mandarlo dentro contro l’aiuto, passando sopra il blocco e indirizzare verso il drop.

Come successo a Madrid, il giocatore danese dimostra di avere grosse difficoltà, almeno in questo momento, a inseguire le PG razzenti e fatica a passare con loro sul blocco. Il risultato è blocco, Brown che prende il vantaggio e si trova davanti a una prateria vista la scelta dell’Olimpia di droppare. Il risultato è uno show offensivo che recita 20 punti e 12 assist.

Andando ancora più a fondo nei numeri, Lorenzo Brown ha giocato 14 pick and roll in tutta la partita, producendo 1,143 punti per possesso. Lo staff tecnico biancorosso non ha mai trovato una risposta al rebus in giallo.

Difesa sul P&R: non ci siamo – pt2

La mancanza di pressione sulla palla e le difficoltà di Milano nel passare sopra i blocchi nelle situazioni di pick and roll sono perfettamente indicate dalla produzione offensiva dei rollanti. L’Olimpia non solo ha imbarcato con gli esterni, ha preso rollate a ripetizione che hanno prodotto 1,571 punti per possesso.  

In questo frangente è doveroso citare Tamir Blatt, il migliore degli esterni israeliani a trovare il rollante. Sia che fosse Nebo, sia che fosse Rivero, ottimo per lettura e timing. Dentro con il secondo quintetto, individua in Pangos l’accoppiamento favorevole per generare vantaggio, e in Mirotic il difensore del bloccante rivedibile per poter mandare al ferro i suoi big man. Missione compiuta.

Milano, ancora una volta, pecca di pressione sulla palla e permette all’attacco del Maccabi di avere grande libertà nelle letture dal pick and roll.

Solita solfa offensiva

Lo spartito offensivo di Milano tende ad assomigliarsi in maniera pericolosa in queste ultime uscite e al momento è aggrappata alle doti di realizzative di Mirotic e Shields. Anche nel recupero del Forum i due hanno dato il loro contributo mettendo a referto rispettivamente 24 e 22 punti, passando quasi esclusivamente da situazioni di spot-up e post-up.

Quest’ultime sono state una costante su tutti i quaranta minuti, tanto da aver fruttato a Milano 1,360 punti per possesso. Aiutate dalle ottime percentuali al tiro, ma anche dall’ottimo lavoro di Shields e Mirotic nel produrre sempre qualcosa dai ribaltamenti di lato.

Se invece analizziamo le situazioni di post-up possiamo notare una graduale perdita efficacia nel corso della partita. Se nel primo quarto Milano ne aveva giovato producendo 1,750 punti per possesso, con l’andare della partita ha trovato sempre meno efficacia spalle a canestro con 0,750, 0,667 e 0,800 punti per possesso.

Dati provocati  da una difesa che ha si accettato i mismatch, ma che ha lavorato meglio con gli aiuti dal lato debole, riempiendo l’area e scommettendo qualcosa sul tiro da fuori con i marcatori dei giocatori che non fossero appunto i due in questione e Voigtmann.

Se a conti fatti post-up e spot-up per Milano producono buone cose, quello che è del tutto insufficiente è la produzione offensiva dal pick and roll. L’Olimpia, anche contro il Maccabi, ha generato poco o nulla dal pick and roll e non è mai riuscita a sfruttare un difensore rivedibile come Brown. Gli uomini in biancorosso si sono fermati a un anemico 0,758 punti per possesso nelle situazioni di giochi a due.

I due grandi vuoti difensivi

I due aspetti dell’attacco del Maccabi che hanno fatto più male alla difesa di Milano sono state le situazioni di rimbalzo offensivo e di tagli dal lato debole. La difesa dell’Olimpia ha incassato rispettivamente 1,833 e 2,167 punti per possesso. Dati eloquenti su quanto il Maccabi sia stato letale nel punire una retroguardia che ha concesso molto.

A rimbalzo il motivo per cui Milano ha concesso molto è semplice: un cattivo posizionamento difensivo porta a prendere meno rimbalzi. Poca pressione sulla palla, rotazioni in ritardo, cambi in emergenze e nessun corpo da mettere nella lotta per le carambole. E Nebo e Rivero hanno fatto il bello e il cattivo tempo in questa situazione.

Motivo che possiamo riportare anche per le situazioni di taglio. Difesa mossa senza grande difficoltà, rotazioni lente e ancora una volta gli ottimi Rivero e Nebo a muoversi in maniera perfetta nelle maglie difensive dell’Olimpia.