Eurolega: il meraviglioso viaggio di Fontecchio

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Fontecchio

Agosto 2021. La domanda, a quel punto, è sorta spontanea. Neanche gli osservatori oltreoceano, di fronte alla ribalta e alle attenzioni suscitate dai Giochi Olimpici, hanno potuto esimersi dal considerare la faccenda alquanto bizzarra. Ma questo qua da dove salta fuori? Come fa a giocare ancora in Europa? Il 13 della Nazionale italiana che ci ha riportato a Tokyo per la prima volta dopo l’argento di Atene 2004, nel frattempo, continua a crivellare le retine giapponesi. Qualche giorno prima, purtroppo per giornalisti e scout USA, il ragazzo ha firmato un triennale con una società dei Paesi Baschi, rinviando così di almeno un’estate il passaggio auspicato in NBA. Eppure, se avessimo chiesto prima di questa estate di nominare i giocatori italiani più affermati e riconosciuti al grande pubblico, i nomi sarebbero stati altri. Gallinari. Belinelli. Datome. Azzardiamo Melli. Bargnani, per chi è rimasto a qualche primavera fa. In pochi, pochissimi, avrebbero accennato a colui il quale, tra Preolimpico e Olimpiadi, è risultato il migliore della spedizione azzurra. La sua è una storia trita e ritrita: l’innegabile talento, posto sovente in secondo piano in Italia, annebbiato da nomi esotici e contratti più esigui, ha scelto di emigrare all’estero per uscire dalla tanto reietta “comfort zone”. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Fontekkiovski? Fontekkiovic? Van Fontekkien? No. Quei cognomi gli avrebbero garantito rendita ventennale nel campionato italiano. Per sua fortuna, per nostra fortuna, semplicemente Simone Fontecchio.

CHI VA PIANO, VA SANO E LONTANO

I crismi dell’atleta sono chiari sin dal 9 dicembre 1995. Papà Daniele è un ostacolista italiano, semifinalista a Los Angeles 1984 e dieci volte campione italiano. Mamma Amalia, figlia del grande Attilio Pomilio, ha seguito le orme del padre sul campo da basket, avvicinando anche Simone e il fratello maggiore Luca alla pallacanestro. Come per Nico Mannion, il debito che il basket italiano nutre nei suoi confronti non è quantificabile. La famiglia risiede nella tranquilla Pescara ma il diciassettenne Simone riceve un’offerta che non può rifiutare. La Virtus ha chiamato: il treno per Bologna passa una volta sola. Il lustro in maglia Virtus coincide, purtroppo per Fontecchio, con gli anni probabilmente più duri della storia recente della Bologna bianconera. Nel 2016, per la prima volta nella storia, il club retrocede in A2 e, nella logica di risparmiare, non rinnova il contratto ai giocatori più rappresentativi, tra i quali Fontecchio. Intendiamoci: Simone, nel quinquennio Virtus, viene eletto miglior under 22 della Serie A e nell’ultima annata viaggia praticamente in doppia cifra di media. Ma l’impressione è che gli manchi quel tassello. Che non riesca a compiere quello step in più che ha consentito ai Gallinari e Belinelli di consacrarsi definitivamente. E occhio, perché i mezzi ci sarebbero tutti. La sua vita da free agent, però, non ha lunga durata. L’Olimpia Milano decide di puntare forte su Simone per rimpolpare il pacchetto di italiani. La Supercoppa in bacheca non è sufficiente a mitigare la delusione e le critiche per l’eliminazione in semifinale playoff per mano della Trento di Shields e Beto Gomes. Male, molto male.

Le considerazioni sul fatto che Milano e l’Olimpia non corrispondano, per un’infinita serie di concause e motivazioni, al locus amoenus per la crescita e lo sviluppo di giovani talenti, italiani in particolare, sino arcinote. Simone, dal canto suo, anche nell’esperienza in prestito a Cremona e nell’annata a Reggio Emilia mostra brani troppo evanescenti del suo album cestistico. Il telaio fisico è di primo livello, peculiarità abbastanza raro per un giovane italiano formatosi in Italia. I mezzi atletici sono da piano superiore, l’intelligenza cestistica e l’applicazione in entrambe le metà campo anche. E allora? Fontecchio pare di essere costantemente sul punto di esplodere. Sembra avercela sempre sulla punta della lingua, la risposta ai suoi dubbi e alle sue paure. Necessita di qualcosa che lo sblocchi, che lo motivi a scrollarsi di dosso le pressioni per dispiegare il proprio basket al massimo del livello. O forse, semplicemente, c’è bisogno di qualcosa d’altro. Che tutti millantiamo di possedere, ma che nella realtà è dominio di pochi.

Credits Fiba

Pazienza. Bisogna avere pazienza. Condita certamente da un pizzico di fiducia e libertà da preconcetti, quelli non guastano mai. Quando nel luglio 2020 Simone riceve la chiamata da coach Aito Reneses, non esita ad accettare la proposta. Oltre ad Achille Polonara, il campionato italiano perde un altro dei suoi talenti, richiamati dall’appeal e dagli stimoli di un campionato estero. Come Nicolò Melli, l’esperienza in Germania è il punto di svolta della carriera di Fontecchio. All’interno del sistema offensivo dell’Alba Berlino, orchestrato dal coach spagnolo in modo da lasciare grandissime libertà di letture ai suoi giocatori, Simone risplende. Trova la serenità in una struttura meno legata a uno spartito, in grado di massimizzare le improvvisazioni dei singoli. Ognuna delle quali non cozza né si sovrappone a quella degli altri solisti, ma che si succede armoniosamente trovando il momento giusto per inserirsi e risaltare all’interno della composizione. I risultati in Eurolega non sono entusiasmanti causa budget lontano anni luce dalle grandi della competizione, ma guardare i movimenti con e senza palla sul perimetro di Simone è un toccasana.

PRINCIPE AZUL

Fun fact: Fontecchio esordisce in Nazionale in occasione dell’All Star Game 2014. Quale miglior occasione per iniziare un rapporto eterno e duraturo con la maglia azzurra? Scherzi a parte, l’avventura di Simone con l’Italia vive di alti e bassi. La trafila delle giovanili non è seguita dalla presenza costante in quella maggiore. Viene richiamato da Sacchetti in occasione della famigerate “finestre FIBA”, sostanzialmente perché le assenze di giocatori NBA e Eurolega costringono le selezioni a optare per seconde o terze scelte. Quale miglior occasione per iniziare un rapporto felice e duraturo con la maglia azzurra? Stavolta sì. Simone è uno degli eroi di Belgrado. Parliamoci chiaramente: ok la leadership di Melli e Polonara; benissimo la sfrontatezza di Mannion; impressionante l’aggressività difensiva di Pajola. Ma senza le bombe da 3 e la polivalenza realizzativa di Fontecchio, il Giappone l’avremmo visto col binocolo. La domanda iniziale dei giornalisti americani, ammettiamolo, ce la siamo fatta un po’ tutti. Come se un alieno fosse sceso sul pianeta Terra, e non ci fossimo accorti che viveva già tra noi da moltissimo tempo. Non ci dilunghiamo eccessivamente sulle prestazioni offerte nel girone olimpico e nei quarti di finale con la Francia. Cadremmo nell’elogio encomiastico. Speriamo che tutti siate memori di quelle azioni, viste e riviste nel corso di questa fantastica estate italiana di sport.

Baskonista para las proximas tres temporadas, Fontecchio ha appena affrontato i fantasmi del passato. La seconda giornata di Eurolega ha messo di fronte Simone a quella società che ha dimostrato di non voler azzardare affidandosi alle sue capacità. Ha suonato la carica per i suoi con un terzo quarto di aggressività ed esuberanza, ma i suoi 16 punti non sono stati sufficienti a scardinare la difesa milanese. Il diktat di Ivanovic pare chiarissimo: ogni volta che hai un metro a disposizione, provaci, hai la credibilità per potertelo permettere. Le sue ultime dichiarazioni riguardo agli anni all’Olimpia ci consegnano comunque un professionista che, a distanza di anni, non nutra alcun rancore nei confronti della società biancorossa. Da un lato la paternità e la maturità dei suoi ventisei anni; dall’altro la consapevolezza che il matrimonio con Milano, semplicemente, non s’avesse da fare. Senza voler cercare a tutti i costi un colpevole, né inventare giustificazioni per addolcire un rapporto mai sbocciato. Di voler cogliere i frutti dall’albero senza aspettare necessariamente la stagione giusta per la maturazione degli stessi. Dal sistema di Aito, inserirsi in quello di Ivanovic passando per un’estate al servizio di Sacchetti è alquanto sconvolgente. Un frullatore di visioni e concetti tra i più lontani e apparentemente antipodici. Abbiamo tutti visto un Baskonia confusionario e superficiale? Siamo alla seconda partita di una squadra profondamente rinnovata nei suoi ruoli chiave. Simone lo sa, più di tutti. Pazienza. Bisogna avere pazienza.